Salvatore, oggi imprenditore del cemento, e Maria, casalinga divorziata, avevano avuto un'infanzia difficile per via di loro padre, prepotente e padre padrone, educato a sua volta secondo un regime autoritario e maschilista, dove il pater familias aveva l'autorità di decidere per tutti, per chi viveva in famiglia e specialmente per i propri figli. Forte della sua autorità, il padre si divertita a decidere per tutti. Aveva anche deciso la vita dei suoi figli che avevano intrapreso corsi di studi non entusiasmanti per loro ma importantissimi per il genitore: ingegneria edile per uno e giurisprudenza per l'altra. Ma la cosa drammatica fu quando cominciò  ad interferire anche nei sentimenti tanto da costringere la figlia a lasciare un fidanzato nullafacente e a scegliere un giovanotto, figlio di un suo amico, proprietario di diversi appartamenti e di una fabbrica di imbottigliamento bevande gassate e per il figlio ad essere maschio predominante verso chi sarebbe stata la donna della sua vita.E ogni situazione, ogni problema avevano sempre la soluzione ottimale da parte del padre, quasi si divertisse ad orientare i destini altrui. Solo una cosa non riuscì mai a sconfiggere: la vecchiaia. Anche se dolorante e sofferente, volle avere sempre l'ultima parola. E quando si spense, molti respirarono perché era stato sì un genitore che voleva proteggere tutti dalla vita, ma non si era  mai accorto che non esiste proprietà che si può portare nell'aldilà e che i figli non sono proprietà dei genitori. Sconfitto dalla morte, portò però finalmente chi aveva lasciato in terra a respirare la libertà di scegliere, di sbagliare e di conquistare il mondo , anche a costo di ferirsi per i propri sbagli e a gioire per le proprie vittorie e a vedere finalmente ciò che il padre aveva visto per loro e che non avevano mai apprezzato per paura di non accontentare il genitore prepotente. E quando Salvatore e Maria pensavano a loro padre lo amavano anche se non erano mai riusciti a condividere la sua intrusione nella loro vita.

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