Monte Sinai. Anno 1333.

Sono anni che aspetto, il tempo per me non è altro che un succedersi di tramonti. Ero più sicuro di me prima, la vita era una semplice stradina di campagna polverosa, che imbiancava i miei piedi.

Le persone non sanno chi sono, il mio mantello è scuro come il mio volto e le cicatrici che porto sulla mia schiena non sono visibili. Eppure tendono la mia pelle , perché non devo dimenticare chi ero.

Ho ucciso molto.

Ad ogni guerra.

Dopo ogni malattia.

E ho raccolto quelle anime impaurite e le ho portate da lui. Non avevo bisogno di catene, poiché le sollevavo con gentilezza.

Tutti pensano che la morte sia un uomo o un Dio, ma la morte è una donna ed io l’ho conosciuta. Ma non lavoravo per lei. Anche se spesso viaggiavamo insieme.

Io ero il braccio destro del Male.

Non mi interessa il nome che voi gli date, io mi ricordo i suoi occhi neri. E li sogno ancora.

Quando lavoravo per lui, le mie ali leggere erano come le nuvole dei temporali e non vi era nessun rumore al mio passaggio.

Quando arrivavo le anime riaprivano gli occhi. Alcune avevano paura, altre erano rassegnate. Ma non esisteranno mai parole per indicare il posto dove dovevo portarle.

Poi arrivò l’anima dagli occhi verdi .

Lui mi diceva che la mia anima era la sua e io ci credevo.

Ma non sapevo che l’anima è il sinonimo di destino, ognuno è padrone del proprio.

Verde. E decisi 

di non sfiorarla.

Ricordo che arrivarono in quattro, per punirmi.

E bruciarono le mie ali.

E’ da allora che sto cercando quegli occhi verdi.

Per questo sono qui. Perché forse ho imparato a sperare.

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