Mi risvegliai disteso in terra tra il letto e la finestra, il sole era già alto nel cielo e il suo bagliore infastidiva le mie pupille, l’afa cominciava a farsi sentire. Ero in compagnia di un fastidiosissimo cerchio alla testa, la mia camicia emanava un acre odore di alcool, facevo fatica a connettere. “Devo aver dormito parecchio”, pensai guardando l’orologio, era quasi mezzogiorno. Ero abbastanza confuso, camminavo per la stanza appoggiandomi ora alla parete ora all’armadio, una doccia fredda mi riportò fisicamente ad una  condizione accettabile mentre la mia mente faticava a carburare. Mi diressi in salone e sprofondai sul divano, non prima di aver spostato una bottiglia vuota di Johnny Walker, sicuramente la responsabile della mia condizione fisica; la stanza era in condizioni pietose, abiti sparsi qua e là, sul tavolo i resti di una cena a due, ora preda di una manciata di mosche, in terra un bicchiere in frantumi. Cominciavo a ricordare vagamente qualcosa, o meglio qualcuno, Debora. Già, Debora. L’avevo rivista  la sera prima dopo tanti anni, da quando si trasferì nel Michigan scegliendo il lavoro al nostro amore e diventando un’affermata manager aziendale. Fu un duro colpo per me, molto meno per lei che decise di mandare in frantumi un amore che durava da anni. La invitai a cena a casa mia ed accettò immediatamente, cominciammo con un drink mentre iniziò a raccontarmi della sua nuova vita  d’oltre oceano e del suo lavoro. Disse anche che si era sposata con un pilota dell’American Airlines Group che era sempre in viaggio per il mondo. Dopo di ciò il buio, la mente si annebbiò e non ricordai più niente, ed ora ero lì, sul divano, solo. Improvvisamente i miei occhi si posarono su di un foglio poggiato sul tavolo, bloccato con la base di un bicchiere. Mi alzai a fatica dal divano e lo presi, cominciai a leggere. “Non ti ricordavo così a letto – c’era scritto -  sei stato fantastico questa notte. Addio. Debora.”  Maledetta bottiglia di Johnny Walker!!

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