“Commissario, è proprio sicuro di quello che stiamo per fare?”

Peppino si avvicina titubante all’auto privata di Bertini.

In risposta il commissario gli fa segno di salire in macchina, la strada è lunga e l’appuntamento è per l’ora di pranzo.

L’inverno sembra essersi presentato senza indugi proprio quella domenica di fine ottobre e nonostante il sole alto nel cielo le temperature sono precipitate drasticamente, ma i due uomini non sembrano temere il freddo. Del resto sono poliziotti, sono pronti a tutto e non sarà certo questa giornata a scalfirli nel corpo e nello spirito. O almeno è quello che credono quando l’auto lascia il cortile del commissariato.

Fino al casello di entrata in autostrada a Modena Nord le chiacchiere tra Bertini e Peppino sono vivaci e brillanti. Come è naturale che sia, si concentrano sull’ultimo caso al quale hanno lavorato: quella povera donna uccisa a Nonantola. Senza che se ne accorgano i loro commenti si spostano su Monica Vergine. Peppino cerca di stare abbottonato ed elegantemente elogia il buon lavoro svolto dalla nuova arrivata. Mentre ne parla però deve figurarsi altri aspetti della bella collega perché inizia a sudare tanto da doversi sbottonare la giacca che prudentemente ha deciso di tenere indossata.

Bertini lo osserva mentre sfreccia con l’auto sotto la barriera del Telepass.

“Peppino perché non ti togli quel giaccone così pesante? 

“No, Commissario, preferisco di no.”

“Bene, come vuoi, allora abbasso un pò il riscaldamento altrimenti arrivati a destinazione ti trovo cotto.”

Peppino sorride e rilancia.

“Che ne dice di un caffè, Commissario?”

“Dico che ne abbiamo preso uno non più tardi di mezz’ora fa, ma un caffè è sempre una buona idea.”

 

L’autogrill nel quale si fermano per la sosta brulica di persone fin già nel parcheggio. Al Commissario Bertini basta uno sguardo al loro abbigliamento per capire dove sono dirette,  gli viene da sorridere sornione ed infila la mano nel tascone della giacca e sente la calda stoffa della sciarpa.

Peppino si mette in fila per i caffè e si guarda attorno: è circondato da persone festose  e anche a lui sale una sorta di eccitazione, come un bambino al parco di divertimenti, poi si ricorda che è lì con il suo superiore e allora solleva il bavero della giacca, prende i caffè e mentre si dirige verso Bertini pensa che “no, non è stata affatto una buona idea andare assieme all’appuntamento.”

 

Il traffico è intenso ma scorrevole, quando si iniziano ad intravedere i cartelli con le prime indicazioni per Milano, nell’auto del Commissario cala il silenzio. Bertini non ci fa caso, pensa che forse Peppino è solo stanco, forse lui è stato egoista a chiedergli di accompagnarlo all’appuntamento solo per evitare di farsi il viaggio andata e ritorno da solo. Che strano però, Peppino è sempre molto affabile, ha sempre la battuta pronta, ma adesso è strano. 

“…e anche quando parla sembra imbarazzato, come se nascondesse qualcosa…” pensa tra sé il Commissario Bertini.

Scaccia questo pensiero e alza il volume della radio per nascondere il rumore delle parole che non vengono pronunciate.

Più ci si avvicina alla barriera di Melegnano più il traffico si intensifica, come un enorme imbuto.

Il Commissario è concentrato sulla guida e non ha voglia di aprire una personale indagine sull’umore di Peppino. Si fa travolgere invece dall’ emozione per l’appuntamento, lo sta aspettando da mesi, ogni sera barrava sul calendario il giorno appena trascorso, meno uno al suo giorno bello. E adesso è arrivato.

Bertini ricorda come fosse ieri il momento in cui ha chiesto a Peppino di fargli compagnia per il fatidico giorno dell’appuntamento. Il Commissario ha la fama di essere molto scaramantico e quindi gli è venuto naturale mettere al corrente Peppino di tutti i suoi riti propiziatori e lui, per tutta risposta, gli era sembrato accondiscendente se non addirittura indifferente. In effetti era stata proprio la sua indifferenza che lo aveva convinto che fosse la persona giusta per accompagnarlo all’appuntamento.

“Durante il tragitto non si deve nominare l’appuntamento e quando arriveremo a destinazione ci divideremo immediatamente; tutto chiaro Peppino?

“Commissario, addirittura ha dato un nome in codice alla…”

“Peppino! Partiamo malissimo!”

E la conversazione era stata troncata e tombata.

 

Seduto a fianco del commissario sull’auto che adesso viaggia un pò a singhiozzo, Peppino non osa aprire bocca perché più sente la destinazione vicina, più cresce in lui l’euforia e gli verrebbe da fare proprio quel genere di cose che avrebbe mandato in bestia Bertini. Conoscendolo avrebbe accostato l’auto subito dopo l’uscita dall’autostrada e lo avrebbe fatto scendere.

Bertini abbassa il volume della radio e ritenta la chiacchiera. Prova a parlare del film che ha visto al cinema non più tardi di qualche settimana fa, la storia della vita di Elton John.

“A te Peppino piace la musica di Elton John?...Daniel, Croccodile Rock, Rocket man…”

Ma Peppino continua a essere distratto, quasi assente.

A questo punto Bertini non può fare finta di niente e attiva la sua memoria investigativa, anche se oggi pensava di averla messa a riposo. Si mette a pensare a tutte le volte che, incalzato da lui o da altri colleghi in commissariato ad esporsi pubblicamente su quell’argomento, Peppino si era sempre dichiarato neutrale, come se la cosa non lo riguardasse. Quando Bertini, che era un vero sanguigno, entrava in ufficio imprecando e lamentando gravi errori di strategia, Peppino solitamente annuiva e si dileguava. Era quindi la persona giusta per quella domenica. Ma ora, arrivati quasi a destinazione, Bertini si chiede se Peppino sia stato del tutto sincero con lui. Questo pensiero inizia a insinuarsi tanto da distrarlo e perdere almeno due buone occasioni di parcheggio.

“Lì, guardi Commissario” gli dice Peppino indicando con il dito un posto perfetto per parcheggiare.

Mentre Peppino allunga il braccio per indicare il parcheggio, Bertini nota cha dal polsino sotto alla giacca sbuca qualcosa che Peppino gli ha volutamente tenuto nascosto per tutto il tempo. Ora Bertini ha la certezza che Peppino lo ha ingannato.

Parcheggiano l’auto e appena Bertini apre la portiera viene investito da fumi e odori di salsiccia e patatine, la cosiddetta Via dei Sapori è già al lavoro per sfamare tutte le persone arrivate per l’appuntamento.

Peppino scende dall’auto scattante ed energico.

“Bene Commissario…” si toglie repentinamente la giacca “ ed è ora che ci dividiamo come da sue indicazioni, tra l’altro.” 

Adesso gli erano tornati parlantina e sorriso.

“Perché mi hai fatto questo, Peppino? Perché non me lo ha mai detto?”

 Bertini è basito.

“Perché rovina più amicizie il calcio che la politica” gli risponde Peppino.

E si dirige baldanzoso verso San Siro con la sua maglia nerazzura che risplende alla luce del sole.

Bertini lo osserva immobile e il suo vecchio cuore rossonero vacilla un po’.

Oggi è il giorno del derby.

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