E poi era successo. Passeggiavo assorta per le vie del centro, guardando la punta delle mie scarpe che con ritmo regolare toccavano il marciapiede, volevo visitare una mostra ed avevo tempo, la folla mi sfiorava ed i suoni mi raggiungevano ovattati. Senza accorgermene ero arrivata all'ingresso del Museo e non mi ero resa conto che un gruppo di persone davanti a me si era fermato a chiacchierare. Così ero letteralmente franata addosso al primo malcapitato. Mi ero sentita afferrare da forti braccia: “Tutto bene signorina?” Non avevo mai udito quella voce eppure l'avevo riconosciuta! Allora alzando lo sguardo avevo ritrovato quel volto che avevo tanto cercato. Sorpresa ed imbarazzata ero riuscita a dire soltanto “Sono veramente dispiaciuta, ero distratta e non l'ho vista!” e lui ridendo “Sì, me ne sono accorto”. Il suo sorriso mi aveva catturata e non mi sarei sciolta da quell'abbraccio se i suoi amici non lo avessero richiamato “Ivan, andiamo!”

Adesso sapevo anche il suo nome…mi ero ricomposta e gli avevo detto un semplice “Grazie”.

Prima di allontanarsi Ivan mi aveva guardata soffermandosi un attimo in più quasi cercasse nella sua memoria frammenti di un ricordo. 

Credetemi, non era stato coraggio, ma quel filo rosso che lega invisibilmente due persone a farmi esternare un improvviso pensiero: “Ivan significa: Dio è misericordioso”.

A quel punto Ivan si era girato, mi aveva raggiunta e sorpreso anche lui del suo stesso ardire mi aveva chiesto “E' sola? Cosa ne direbbe di aggregarsi a noi nella visita?”

Gli avevo sorriso senza più imbarazzo e lui disinvolto mi aveva presa sottobraccio ed accompagnata dai suoi amici.

“A proposito, mi chiamo Aisha” 

“Piacere Aisha, questi sono i miei amici Lucilla e Claudio, Vincent ed Astrid, Daniela, Armando, Lucio”.


 

Insieme eravamo entrati nelle sale del Museo. Mi sentivo leggera.

Avvertivo il calore del suo braccio che mi scaldava l'anima. Ivan non accennava a lasciarmi, anzi, nel soffermarsi davanti ad ogni dipinto esposto, poggiava delicatamente la sua mano sulla mia. Ed io vedevo tele fluttuare davanti ai miei occhi e pennelli e colori dar vita ad una magica danza.

Van Gogh mi sorrideva dalle sue notti stellate, dalle sue tumultuose distese di grano.


 

“Adoro i suoi colori” Ivan si era rivolto a me trasognato ed aveva incontrato i miei occhi.

Troppo intenso quello sguardo per essere sostenuto a lungo: non potevo smarrirmi così!

“Si è fatto tardi, devo andare!” avevo lasciato il suo braccio e mi ero affrettata in un saluto alla simpatica comitiva che mi aveva accolta.

“Grazie per la compagnia e lo splendido pomeriggio!”

Poi vedendo l'espressione stupita di Ivan ero tornata indietro e gli avevo stampato un bacio amichevole sulla guancia “A presto Ivan” ed ero scappata via.


 

Questo è nel mio stile: non posso controllare l'esplosione delle mie emozioni! Mi avrebbero travolta e mi sarei persa in quel colorato mondo! 

Invisibile, a lungo avevo sondato la sua anima, ora, anche volendo, non potevo più nascondermi: ero entrata nella sua vita! 


 

Ero arrivata a casa in un lampo: così breve mi era parso il tragitto! 

Accoccolata sul divano mi ero resa finalmente conto di conoscere soltanto il suo nome e quello dei suoi amici e di non avere di lui nessun contatto, nessun indirizzo, nulla. Ma il filo del Destino si era intrecciato e solo a noi sarebbe stato concesso tagliarlo.


 

“Aisha, Aisha, mi senti? A cosa pensi?” è veramente disarmante sentirselo dire da qualcuno, ma lo è ancor di più se è un collega od addirittura il tuo capo a dirtelo. Soprattutto perché di sicuro non pensavo a quel progetto che tutti in quel momento stavano esaminando...pensavo ad Ivan, certo, e sapevo che anche Ivan pensava a me, ne ero sicura, lo sentivo dentro.


 

Ero stata distratta per tutto il giorno ed ora, arrivata sera, mi sentivo presente a me stessa mentre scendevo le scale della stazione.


 

18,30, 18,35, 18,40: il treno arriverà a breve e non c'è tempo per strane illusioni!


 

18,42: vedo apparire in mezzo alla folla un variopinto mazzo di fiori che si dirige verso di me. Riconosco le mani che lo reggono, riconosco il volto che mi sorride radioso.

“Temevo di non riuscire a ritrovarti, quando finalmente ho ricordato: ogni sera, sul treno, eri sempre vicina a me!”.


 

E mentre il treno si ferma e le porte si aprono, Ivan mi abbraccia, lo guardo, mi bacia e la passione ci avvolge isolandoci dal mondo che ci scivola intorno.

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