Una spider rossa cabriolet, con il tettuccio arrotolato, frenò bruscamente nello spiazzo alzando una nuvola di polvere sottile che per un momento offuscò ancor di più la vista già provata dell’uomo che era in attesa. Egli pensava erroneamente di avere ancora qualche minuto a disposizione.

Dall’auto scese una donna con grandi occhiali scuri che le coprivano il viso ed un foulard chiaro che le fasciava la testa.

Rimase stupito quando lei pronunciò il suo nome. Il suo vero nome. Nessuno lo chiamava così da un sacco di tempo. Non avrebbe saputo dire da quanto.

Quando la donna tolse gli occhiali e lo fissò per qualche secondo, la riconobbe. Era stata più volte sua moglie, poi sua sorella ed anche sua madre. Perfino sua figlia in alcune circostanze. Era il ruolo che di volta in volta veniva loro assegnato. Svolto sempre nell’unico modo possibile. Il migliore.

Si avvicino senza proferire altra parola porgendogli una bottiglietta d’acqua. Non era certo una spinta di clemenza per lo stato in cui versava o per gentile affetto. Era calcolato. Era interessata al contenuto del pezzo di carta. Ma sapeva che erano osservati e voleva rendere il tutto il più naturale possibile senza che nessuno si accorgesse dello scambio.

Il gesto però non passò inosservato.

Era il segnale. Era ciò che le persone a monte stavano aspettando da ore. Sotto il sole spietato. In una giornata d’estate. Nella latitudine di uno sperduto villaggio abbandonato nel deserto arido.

L’uomo avvertì un impercettibile sibilo e d’un tratto sul suo petto, all’altezza del cuore, vide una macchia rossa che cominciò a dilatarsi. Era sangue. Lo capì ma non provò dolore, si meravigliò. La donna sembrò non accorgersi di niente. Solo continuava a guardarlo mentre al rallentatore si accasciava al suolo con una espressione di sorpresa. Fu in quel frangente che l’uomo capì tutto. Quel sangue non era il suo. E gli uomini lassù non erano lì per lui. O forse si. Ma ormai la situazione si era delineata, anzi capovolta. Sapeva  che l’SVD Dragunov non avrebbe più sparato. Lui non aveva tradito. Gli agenti erano ormai lontani inghiottiti dalla foschia del deserto.

Considerandola una cortese concessione della sua vecchia e ormai ex organizzazione, a lui non restò altro che raccogliere la bottiglietta, che fatalmente era caduta in piedi, e bere un lungo sorso ristoratore. Provò un genuino sollievo. Per diversi aspetti.

 

Pochi istanti dopo una spider rossa cabriolet, con il tettuccio arrotolato, si allontanava dallo spiazzo alzando nuvole di polvere sottile. L’uomo al volante strappò con i denti la plastica che sigillava un pacchetto di Camel morbide. Ne mise una in bocca e con la stessa mano l’accese.

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