«Nonno, raccontami ancora la storia degli angeli».

 

«Non è una storia, ragazzina. Come ben sai dai libri scolastici, è tutto vero, è successo realmente. Sei nata molti anni dopo, anche i tuoi genitori non vissero in prima persona quegli avvenimenti, ma le conseguenze sì…».

 

«Lo so, lo so… voglio sentire ancora cosa ti è successo, dai».

 

«Va bene, Clara. Intanto dì a tua madre di prepararci della buona cioccolata fumante per riscaldare la serata».

 

«Subito! Mammaaa, ci prepari la cioccolataaa? Lo ha chiesto il nonno eh!».

 

«Questa volta però la racconto più breve, d’accordo?».

 

«D’accordo, ma bene come sai fare tu, mi raccomando».

 

«Come al solito, cara. Dunque, avevo ventun’anni, quando in un freddo e umido tardo pomeriggio di febbraio stavo disponendo le borse della spesa nel baule della mia familiare, nel parcheggio di un grande centro commerciale – che oggi non esiste più, al suo posto ora c’è una stazione di droni aerotaxi, ma non divaghiamo… – quando improvvisamente sentii qualcuno che diceva di guardare il cielo. Dietro le basse e grigie nuvole intravidi strane luci cangianti in movimento. Di lì a poco, tantissime sfere metalliche, pressappoco della dimensione di un pallone da calcio, lucidissime, sciamarono ovunque, come una pioggia calma, silenziosa, verso tutti noi nel parcheggio. Le vidi scendere in ogni altra direzione, verso le vicine case… ovunque insomma. Con meraviglia di tutti, si disposero a circa due metri sopra ogni singola persona, non raggiungibili con le braccia alzate, seguendone da allora i movimenti. Qualcuno si spaventò, salì in auto, ma le sfere si posizionarono sopra la macchina. Qualcun altro cominciò a pregare e a chiamare quelle sfere “angeli”.

Iniziò tutto così… senza alcuna spiegazione».

 

«Ecco la tua cioccolata, nonno. Continua!».

 

«Fammene bere un sorso, piccola impaziente!

… Dunque, tutto il pianeta era ormai gremito di “angeli”, ben otto miliardi, uno per ciascun uomo, donna, vecchio e bambino in vita! Le televisioni ne parlavano continuamente; scienziati, filosofi, religiosi, politici, tutti avevano una loro idea su cosa fossero e perché erano tra noi. Non si facevano toccare ma gli scienziati riuscirono senza problemi ad analizzarli con ogni tecnologia disponibile. Erano metallici, di una lega sconosciuta, ma avevano anche caratteristiche biologiche non meglio accertate… Io e tanti come me abbiamo sempre pensato che fossero degli esseri viventi. Alla fine ci adattammo alla loro presenza, anche perché scoprimmo presto che gli “angeli” non entravano negli spazi chiusi, mi piace pensare per una sorta di rispetto della nostra intimità. Quindi rimanevano fuori dalle case, dalle fabbriche, dai palazzi del potere, in attesa di ricongiungersi con la persona che avevano scelto. Solo in caso di morte si allontanavano dal corpo, sparendo nel cielo.

Tre mesi dopo il loro arrivo, l’umanità ricevette un’altra visita, stavolta molto meno amichevole».

 

«I V’jtors! Quegli orribili alieni! Ne hai mai visto uno da vicino, nonno?».

 

«Da molto vicino, fammi continuare.

Sì, i V’jtors. Arrivarono dallo spazio, con grandi astronavi che si piazzarono sopra tutte le principali città europee e poi del mondo, a qualche chilometro d’altezza. Ci fecero capire subito le loro intenzioni… Presero immediatamente possesso, o in alcuni casi distrussero, le centrali energetiche, anche nucleari, e si stabilirono presso grandi laghi o fiumi per l’acqua dolce necessaria anche a loro per vivere, immagino. Erano molto aggressivi e potevano uccidere una persona facilmente con la loro forza e tecnologia. Bipedi, di postura eretta anche se un po’ curvi in avanti, alti due metri e mezzo circa, con quattro – potremmo dire – braccia, anche se magari era solo l’armatura ad avere quella forma. Più che delle mani, avevano infatti delle appendici meccaniche che permettevano loro di maneggiare facilmente qualsiasi cosa.

Nessun esercito degli uomini riuscì a sconfiggerli. Non volevano interferenze, se gli si stava molto lontani, non attaccavano. Se capitavi vicino a uno di loro invece potevi essere ucciso. A quel punto intervennero gli “angeli”, respingendo i V’jtors aggressivi verso la persona protetta con fasci di luce intensi e precisi che evidentemente procuravano loro dei danni.

Eravamo tutti in pericolo quindi, e restii a uscire di casa se non per necessità assoluta. Ricordo che osservavo spesso il mio guardiano cromato fuori dalla finestra della cucina, in attesa dei miei movimenti. Sì, gli “angeli” ci proteggevano, vivevamo tuttavia prigionieri all’interno delle nostre case».

 

«La mamma dice che è ora di andare a letto… Raccontami della battaglia di Roma, nonno».

 

«Va bene, alla fine è quello che conta… Ti racconterò un’altra volta del mio contatto ravvicinato con uno di loro.

Circa un mese dopo l’arrivo, l’atteggiamento dei V’jtors cambiò. Probabilmente si resero conto che otto miliardi di persone erano loro di impedimento per lo sfruttamento delle risorse della Terra, quindi cominciarono a uccidere e a radere al suolo le grandi città. Iniziando da qui, dall’Europa, dove arrivarono prima che in altri continenti. Internet era fuori uso da settimane, ma ripresero le trasmissioni analogiche sia video che radio per comunicare alla popolazione avvertimenti e indicazioni su come mettersi in salvo nelle campagne.

Notizie frammentate e drammatiche di immani battaglie in cielo e in terra arrivavano da tutta l'Europa mediterranea… Città distrutte, innumerevoli vittime. Sopra Roma si posizionò un’immensa nave-madre dei V’jtors, mai visto niente di così enorme. Poi successe. Milioni e milioni di “angeli” contrattaccarono in massa, immolandosi all’unisono contro la gigantesca nave come pure contro le truppe di terra e le altre astronavi, e in poche ore annientarono quasi completamente le forze degli invasori. La nave-madre cadde a sud di Roma e anche molti altri velivoli giunti per la battaglia furono distrutti. I V’jtors superstiti se ne andarono rapidamente dal pianeta sulle poche astronavi rimaste. Fu quindi chiaro a tutti, infine, perché gli “angeli” fossero giunti a noi. Ma da dove? Rimane un mistero irrisolto. Gli “angeli” sopravvissuti alle battaglie rimasero per un anno ancora, forse per scongiurare il ritorno dei V’jtors, poi se ne andarono improvvisamente tutti insieme».

 

«Oh che paura, nonno! Fortuna che ti sei salvato».

 

«Sì, ho avuto molta fortuna… Poi la vita riprese, conobbi tua nonna e qualche anno dopo nacque tuo padre, Angelo. Ora viviamo in un periodo di pace, il nemico e l’immane tragedia comune hanno unito i popoli. Siete voi nuove generazioni i più fortunati, mia cara. Su ora, a letto!».

 

«Buonanotte nonnino, a domani!».

 

 

NdA. Versione integrale, rivista e ampliata, della trilogia composta dai microracconti “L'Avvento”, “L'Avvento II” e "L'Avvento III” già pubblicati su LdM in data 11/10/2024, 08/04 e 22/04/2025.

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