Passeggiava per le strade di Lisbona come fanno i turisti, senza fretta, benché fosse nato e cresciuto proprio lì. Senza fretta si fermava ad osservare i monumenti che pure conosceva a memoria, così come le persone che incontrava e i cui volti aveva ben impressi nella mente. Un Borsalino nero e un paio di occhiali scuri per non essere disturbato o riconosciuto.

L' Avana in bocca nonostante il parere contrario del suo medico personale. Gli piaceva sedersi su una panchina nei pressi del Miradouro de Santa Luiza, da dove ammirava i tetti rossi dell’Alfama, il quartiere più antico della città, per ascoltare le conversazioni degli altri e commentarle fra sé e sé. Parlavano in dialetto che lui aborriva pur capendolo, quando i discorsi erano frivoli; quando al contrario si facevano più impegnativi, nella lingua madre. Tornava a casa per l'ora di pranzo, sempre quello, accompagnato da un generoso bicchiere di vino rosso e da un altro sigaro. La consueta "sesta" pomeridiana, la lettura dei giornali, la scrittura e i suoi libri. Verso sera usciva di nuovo con un nuovo abito un altro Borsalino e gli stessi occhiali scuri. Eppure non era soddisfatto della propria vita, non era per la mancanza di una donna, aveva un'intensa storia d'amore con Ophélia Queiroz . Sentiva però da qualche tempo una specie di malinconia e una mestizia che non riusciva a identificare, lui che era invitato nei salotti buoni che però non frequentava. Una notte inquieta, passeggiando per la città deserta, prese una strada che fiancheggiava la Cattedrale, una via completamente buia. Solo una luce, in fondo, illuminava una vetrina, nel suo interno gente che parlava, rideva e fumava. Entrò spinto da una curiosità improvvisa, accolto da odore di tabacco, sangria e grappa proprio mentre uno sconosciuto leggeva ad alta voce una poesia d'amore di una bellezza perfetta. Tutti lo salutarono come un vecchio amico abbracciandolo e stringendogli le mani. E Fernando, in un attimo, capì che pur avendo scritto opere meravigliose e parole sublimi, in tutta la sua vita non aveva mai scritto una semplice lettera d'amore.

In quel momento, finalmente, si tolse la maschera e pianse, per la prima volta in vita sua, di felicità.

Dario Mazzolini

immaginando

Fernando Pessoa

Poeta e scrittore

(Lisbona 1888-1935)

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