Quando quella mattina mi svegliai, ebbi la netta e lucida sensazione che il mondo intorno a me fosse completamente cambiato. Impiegai quasi una settimana per prendere coscienza e rendermi conto che una fottuta pasticca aveva fottuto qualche ingranaggio della mia fottutissima testa di cazzo. 

Dapprima ero entrato nel panico, poi avevo pensato che me l'ero meritato. Prendevo quella roba da anni ed ero stato solo un ingenuo a non aspettarmi che, prima o poi, gli acidi mi avrebbero sciolto permanentemente il cervello.

Infine ero stato avvolto da una profonda disperazione, mista ad autocommiserazione. Dopo otto anni la realtà mi si era proiettata davanti. E stavolta non sarei riuscito a negarlo a me stesso. Ero un tossico che ci era rimasto. Stronzo. Tossico stronzo. Ecco le uniche due parole che continuavano a rimbombare nella mia testa. Tossico, stronzo.

Non sarei riuscito a spiegare che cosa, con esattezza, fosse cambiato. Non riuscivo nemmeno a pensare, a dire la verità. E forse era proprio quello il punto: non riuscivo a pensare. Non riuscivo a pensare perché ero un tossico stronzo che ci era rimasto. Almeno, ero consapevole di esserlo. Ma la consapevolezza non mi bastava. Rivolevo la mia testa. Ma la mia testa non sarebbe più tornata indietro. La mia testa l'avevo lasciata in un cesso pubblico. E all'improvviso venni sommerso da una seconda consapevolezza. Non era successo oggi, né ieri,  né una settimana prima. La mia testa l'avevo lasciata in un cesso pubblico la prima volta che avevo tirato l'md. 

Mi alzai. Misi il cappotto. Uscì a prendere le pasticche.

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