Leggere un libro è un’attività affascinante ed è anche misteriosa. Attiva in noi tutta una serie di immagini che modificano la nostra percezione di noi stessi e degli altri. La lettura dei romanzi ci fa entrare in empatia con i personaggi e questo ci facilita i rapporti con gli altri nella vita di tutti i giorni.

Quando leggo, mi sento una persona più buona, incapace di commettere alcuna azione malvagia. I lettori costituiscono una compagnia di persone soddisfatte di se stesse: chi legge sa procurarsi un godimento profondo, senza essere di fastidio a nessuno.

La lettura allontana dall’architettare piani malvagi: una storia avvincente e divertente ha il vantaggio di farci temporaneamente dimenticare che siamo esseri in guerra con noi stessi e con il prossimo. Ci fa vivere vite che non sono la nostra e con la stessa passione, come se quelle vite le vivessimo in carne e ossa e fossimo noi quegli eroi e quelle eroine di carta a cui infondiamo vita con la carne e il sangue della nostra immaginazione. È un’operazione alchemica: trasformiamo quei caratteri tipografici microscopici in mondi alternativi alla realtà.

Posso dire che la lettura di Edgar Allan Poe e dei suoi racconti straordinari mi ha aiutata a uscire ed evadere da una realtà che a 14 anni era molto faticosa e dolorosa, come lo è per quasi tutti, il periodo dell’adolescenza. Da quel momento non mi sono più fermata, perché ho capito che era diventata il mio antidoto alla mediocrità e al grigiore della mia vita. Trovavo in quei racconti qualcosa di fantastico e di meraviglioso e, finalmente, un mondo in cui potevo riconoscermi in tutto e per tutto. Ecco, posso dire davvero che quella lettura mi ha salvato la vita in tutti i sensi. Non potevo resistere al piacere di quelle pagine, anche a rischio di una punizione da parte di mio padre. Mi immergevo totalmente in quel mondo che, per quanto lontano dalla mia quotidianità, mi regalava emozioni intense e immediate.

Anche una lettura apparentemente semplice ha i suoi benefici.

Vi racconto una storia:

 

La lettrice dei romanzi di Liala

 

La giovane donna trascorreva ore a leggere i romanzi rosa di Liala. Amava profondamente quei romanzi: le trame sentimentali erano avvincenti e appassionanti. Inoltre era facile provare empatia per quei personaggi, così coraggiosi e pieni di fascino. Ogni storia prometteva un lieto fine rassicurante e felice, e lei si perdeva nel sogno e nell’evasione che quei libri le offrivano, dimenticando le difficoltà del mondo reale. Quelle letture erano dolci e “sdolcinate”, come piace a chi sogna ad occhi aperti, capaci di farla ridere e commuovere senza alcun rischio.

Ogni giorno, la sua vita si intrecciava con quelle storie: vi si rifugiava, viveva emozioni rare nella realtà e, soprattutto, trovava un piacere innocuo che la faceva sentire viva e appagata. Alla fine della giornata, non poteva fare a meno di sorridere di se stessa e del proprio fanatismo per quei romanzi: felice, soddisfatta e consapevole di quanto la lettura arricchisse la sua anima.

Ma un giorno si accorse che si stava troppo distaccando dalla realtà e cominciava a vedere principi azzurri in ogni angolo della sua vita. E questo le procurò un sacco di guai.

Così da quel giorno lesse solo saggi di economia politica.

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