Prese la linea verde a CIMIANO, direzione ASSAGO. Ovviamente non riuscì a sedersi, ma si mise in posizione strategica verso il fondo carrozza, sicuro che alla fermata CENTRALE sarebbe riuscito ad agguantare un posto infiltrandosi tra la fiumana che usciva e quella che entrava. E così avvenne. Depositò la borsa ai suoi piedi e, con un sospiro, si sistemò. Aveva dormito malissimo. Non che avesse pensieri particolari o preoccupazioni, anzi le cose al lavoro andavano piuttosto bene. Una notte così capita, si disse.  Fermata UDINE. Osservò di sfuggita gli altri passeggeri, la maggior parte con lo sguardo rapito dal telefonino, circa la metà con le cuffie. A LAMBRATE il differenziale entrata-uscita fu nettamente positivo e la carrozza si riempì nuovamente. Chiuse gli occhi per evitare di incrociare lo sguardo di anziani, o comunque passeggeri bisognosi, ed essere così moralmente obbligato a cedere il posto. Ma quella mattina aveva proprio bisogno di stare seduto, una stanchezza antica. Fece appena in tempo ad intravedere le scritte PIOLA che correvano in direzione opposta e si addormentò.

 

Non aveva la più pallida idea di quanto avesse dormito. Sperò di non aver oltrepassato la sua fermata. Si guardò attorno per raccapezzarsi. La carrozza era praticamente vuota. Solo una donna di età indefinita, a capo chino. Si sarà addormentata anche lei, pensò. Il treno correva a velocità normale, il dondolio rassicurante tra una stazione e l'altra faceva oscillare la testa piegata della signora. Fece mente locale sugli impegni della giornata, sperava di fare tutto velocemente e di tornare a casa prima di cena. Percepì il rallentamento del treno e si alzò, gli occhi focalizzati per leggere i cartelli che sarebbero apparsi. ULTIMA ULTIMA ULTIMA. Ultima? Ma che stazione era? La piattaforma era vuota. Prima che il treno si fermasse completamente la donna si alzò, si mise davanti alle porte. Queste si aprirono. Per un attimo la donna lo guardò, con un movimento della testa gli fece cenno di seguirla. Lui scosse il capo, mimò le parole non è la mia fermata con le labbra. La donna sospirò e quando le porte si aprirono scese, senza girarsi. La guardò camminare lentamente. Con una mano si resse sul palo per affrontare la ripartenza del treno, poi tornò a sedersi mentre la carrozza vuota si tuffò nel tunnel nero.

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