"Per favore, non farlo!", sussurra il bibliotecario.
"Non fare cosa?", domando stupito.
"Non capovolgere il libro tenendolo aperto."
"Perché no?"
"Ti possono cascare tante di quelle cose..."
"Tipo cosa?"
“Virgole, parole, frasi... nella peggiore delle ipotesi persino i personaggi."
Il tizio sembra confuso e per di più suda copiosamente, tanto è vero che mi fa sentire un po' a disagio. E pensare che il signor Solmi lo conosco da tanti anni, non l'avrei mai ritenuto capace di simili bislaccherie.

Chiedo di prendere in prestito 'Il dottor Živago' con l'impegno di restituirlo alla Biblioteca per il prossimo week end. Una volta rincasato, mi siedo sulla mia adorata sedia a dondolo pronto a divorare uno dei caposaldi della letteratura russa. Ma che diavolo? Come è possibile che le quasi 650 pagine si siano ridotte a 150? Eppure ero sicuro di aver preso la versione integrale anziché quella ridotta.   

Ad ogni modo comincio a leggere. Roba da pazzi, pagina dopo pagina la narrazione appare sempre più sfasata, secondo me il traduttore si è cimentato a tradurre alla cazzo di cane, tra l'altro il protagonista latita in quanto non è ancora entrato in scena. Tuttavia, decido di arrivare fino in fondo. 

Sono all'ultima pagina, nessuna traccia del dottor Živago. Chiudo il libro, delusissimo. Mi accorgo con angoscia che è sparito pure il titolo. Diamine, il bibliotecario aveva ragione, il testo non potrò mica restituirlo così, in questo stato.

Ahimè, dovrò rimborsare il volume a mie spese.

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