Per fortuna il tavolo è rotondo e non pieno, mi metto vicino a mia cugina Gianna.

«anche con te funziona così?»

«no, da quando hanno capito che mi scopo l’Universo, evitano di farsi presentare i… diciamo… pretendenti»

«perché lo fai? Mancanza di autostima?»

«guarda, la maggior parte sono amici che mi danno una mano, mi porto anche ragazzi delle mie amiche che sanno che sono seria e non s’ingelosiscono, purtroppo nella nostra famiglia il “quando ti sposi? Perché non sei ancora incinta?” è sviluppato a livelli di fanatismo religioso, era l’unico modo per farle smettere.»

«capisco» arrivano i primi, iniziamo a mangiare, con nonchalance le chiedo:

«conosci qualcuno della famiglia di lei?»

«per caso intendi quella che te l’ha fatto diventare duro mentre pomiciavate nel lago?? No, non l’ho mai vista prima, però ho notato che il vestito lungo le sta molto attillato, ha una terza sincera, ho capito che porta il perizoma perché non ha il segno delle mutande, quindi il mio 10… facciamo 40% di omosessualità poco latente ha deciso che ha un bel culetto addentabile»

«sei tremenda! Comunque non le hai ancora visto gli occhi perché porta gli occhiali fumé, sono viola come Liz Taylor»

emette un fischio di ammirazione, poi mi guarda in basso

«ti si sta sgonfiando, meglio, così non devo prendere decisioni difficili»

«l’hai davvero pensato???»

«solo in termini umanitari, non te l’ho data a 20 anni quando eravamo sbarazzini, adesso faremmo ridere»

Continuo a mangiare, Gianna ha sempre il potere d’imbarazzarmi, è vero che a 20 anni non me l’ha data, ma non perdeva l’occasione per farmela adocchiare

«Le hai visto gli occhi? Bella fica, eh?»

Nevio si è avvicinato furtivamente alle spalle mentre iniziavo ad addentare l’immancabile braciola d’abbacchio da matrimonio

«si, bella ragazza» la guardo mentre parlo di lei, ha schizzato del ketchup sul suo tavolo da sei, qualcosa è arrivato anche a quello vicino da otto: totale, quattordici nuove persone che la odiano

«pensavo che già le avessi messo le mani addosso»

«per prendere una ginocchiata sulle palle come è successo a te?»

«era un calc… no, aspetta, già te l’ha detto? Stavamo giocando, non sa stare agli scherzi»

«invece tua moglie dopo averla fatta ubriacare ha accettato i tuoi scherzi del cazzo»

«almeno non è frigida, comunque devo andare avanti nel giro dei tavoli, divertiti»

È più stronzo di quanto ricordassi, non posso fare scenate altrimenti verrò messo al bando dalla mia famiglia, in ogni caso difficilmente lo rivedrò dopo stasera.

Gianna lo guarda andar via con disprezzo

«ancora continua a fare lo stronzo? L’unica che non l’ha preso a calci sulle palle perché era ubriaca se l’è sposata»

«l’ha fatto anche con te?»

«ti ricordi la casa a Riccione che le quattro sorelle Aleandri si dividevano nei mesi estivi? Qualche volta rimanevo con zia, dai 15 anni non l’ho fatto più»

«vero, me lo ricordo, perché?»

«perché un giorno che la spiaggia era deserta Nevio si tolse il costume, si inginocchiò dietro di me, mi abbassò lo slip dandomi una spinta per farmi cadere, per fortuna riuscii a girarmi cadendo e lo colpii dov’era eccitato, la sera ancora piangeva e non poteva spiegare a zia cos’era successo»

«è nato bastardo!»

«già, da allora lo chiamo “il cazzettino di Roma” così non mi si avvicina»

Si sente un rumore di vetri

«vai a recuperare la tua ragazza prima che chiamino la guardia nazionale»

Finisco la carne e le patatine poi, approfittando del momento morto dopo i secondi mi alzo. Ormai i calzoni si sono asciugati, ho riacquistato un aspetto decente, Betty è circondata dai cavalli di Frisia messi dai camerieri per neutralizzarla… no, sono solamente i pannelli dove è segnata la disposizione dei tavoli, spostati in via precauzionale alle sue spalle.

Quando sono a due metri da lei vedo arrivare in volo un’olivetta, la paro e la mangio, nessuno si è accorto dell’accaduto.

«Betty» le sussurro all’orecchio «ti va di alzarti? non vedo l’ora di andarmene, devo camminare un po’ per resistere»

Si alza prontamente piantando il solito tacco nell’erba, nel farlo perde l’equilibrio e si appoggia sulla spalla dell’invitato-anziano-vecchio-amico-di-famiglia che sedeva al suo fianco facendogli cadere gli occhiali, glieli raccolgo prontamente e scappo con “Tornado” al mio braccio.

«scusami, stavano dicendo le solite cose da parenti, “tua nipote s’è sposata, tu cosa aspetti, l’orologio biologico avanza inesorabilmente”, mi tremavano le mani e stavo combinando più casini del mio solito»

Entriamo nell’ampio salone, dove un gruppo di presunto rock sta torturando cover anni ’70, in questo momento tocca a Lucio Dalla

«ti va di ballare?»

«no, ma le alternative di divertimento scarseggiano»

«devo baciarti, è passata un’ora e sto in crisi d’astinenza»

«strano, non ci hai ancora ripensato sentendo le urla che provenivano dal mio tavolo?»

«hai detto che è solo in presenza di parenti, quindi appena scapperemo l’incantesimo finirà»

Le bocche si uniscono mentre i torturatori di hit attaccano “questo piccolo grande amore”.

Un bacio lungo… lunghissimo, interrotto solo dalla stecca su “niente più di questo, niente più”

con aria seria mi dice: «quando i nostri figli chiederanno qual è il momento in cui abbiamo capito di amarci, gli potremo rispondere: il momento della stecca»

«così tardi? Io nel momento in cui l’acqua del laghetto, risalendo la stoffa dei pantaloni è arrivata al punto di non ritorno»

Rimaniamo tanto tempo abbracciati stretti mentre arrivano altre coppie, fino al classico brano di queste occasioni, “l’ultimo amico va via” del Califfo, è il segnale di fuga!

«vieni fuori ed aspettami un attimo, almeno mia cugina devo presentartela, considerala un’amica, lo sarà sicuramente»

«va bene, ti credo»

Mi avvicino al tavolo, faccio un cenno per farmi vedere solo da lei, per fortuna mamma è girata, sono salvo, si avvicina

«voglio presentarvi, siete entrambe fantastiche, non solo fisicamente»

Ci avviciniamo

«Betty, Gianna, Gianna, Betty»

«ciao Betty, hai rotto l’incantesimo, non mi ha mai presentato una ragazza»

«forse perché qui era facile»

«no, abitiamo a due chilometri, sarebbe facilissimo, comunque se prevarrà il “e vissero felici e contenti” ci vedremo quando lui partirà per lavoro»

«non le dare retta, è bisex, già ti ha adocchiato»

«e chi ti dice che io non lo sia?»

«ho capito, sono di troppo, vado a passeggiare»

Betty mi ferma

«no rimani, sei la nostra copertura, ci servi»

Gianna mi guarda con finto rimprovero

«classico maschietto, se glielo avesse detto un altro uomo che voleva portarti a letto, l’avrebbe sfidato a singolar tenzone, ma essendo una donna spera di fare la troika»

«ci stanno cercando, sono arrivati i dolcetti ed il caffé»

«hai visto? Cambia discorso… mmmhhh… forse hai colpito nel segno»

mi allontano per evitare di rispondere

«beh, non venite?»

«ok, però li prendiamo e li andiamo a mangiare ai tavolini degli antipasti, così non troviamo parenti»

Betty le batte il cinque

«brava amore, almeno non ti sporco la minigonna… anche se, pensandoci bene, potrei pulirtela io nel bagno, sarebbe normale tra cugine acquisite»

«La finite voi due? Vabbé, avete fatto le emancipate, ora tornate ad essere serie!»

ci dirigiamo ai nostri tavoli, io e Gianna siamo seguiti con lo sguardo da un’orda di parenti che hanno sospeso i loro pettegolezzi in nostro onore, ci allontaniamo subito prima che arrivino le domande ed andiamo a recuperare Betty.

Stranamente è riuscita a prendere tutto senza far cadere nulla, i suoi vicini avevano fatto tre passi di sedia per allontanarsi, ora tirano un sospirone di sollievo e si riavvicinano al tavolo, come le acque dopo il passaggio di Mosé.

Le ragazze parlano fitto fitto, mi sento escluso, ma nello stesso tempo incluso nelle loro chiacchiere, rimango a debita distanza, sono contento che la loro amicizia stia andando a gonfie vele, sono due persone che adoro.

«Marcello, come here»

«si arrivo, arrivo»

Gianna si volta con aria stupita

«ti piace il cinema?»

«tantissimo, prima stavamo facendo un gioco, è riuscito ad indovinare il mio regista preferito»

«vabbé, gli avrai dato degli indizi che io non ho, ti direi Truffaut, ma solo per godimento personale»

si guardano… ci guardiamo…

«ci facciamo una storia?»

«si, tre che s’incontrano ad un matrimonio e scoprono di amare lo stesso regista che è molto d’elite, i suoi fans saranno un centinaio in tutto il mondo, una storia così me la tirerebbero dietro»

iniziano a parlare dei singoli film, dei particolari secondari, mi escludono di nuovo, io non ho la loro conoscenza, la loro precisione, la loro gioia nel parlare dell’argomento, dopo un po’ mi annoio e ne approfitto per andare in bagno.

Uscendo vedo Sheila, si è tolta le scarpe per massaggiarsi i piedi, mi avvicino per farle gli auguri

«ciao, ti ricordi quando ci hanno presentati?»

«certo, sei il cugino di mio marito, ti stai divertendo?»

«si, una bella serata fresca»

«anche troppo, è andato bene il bagno nel lago?»

«ottimamente, tua zia è simpaticissima»

«e…?»

«va bene, anche qualcosa di più»

ride di gusto

«spero di vedervi spesso dopo»

«sicuramente!»

«bugiardo, Nevio me l’ha detto che non vi potete vedere»

«scusa, una bugia a fin di bene, cosa volevi che ti dicessi? “guarda che c’incontreremo solo ai funerali”, come è sempre stato? Non era carino, tu sei simpatica, mi dispiace fare la figura dello scontroso»

«tranquillo, me lo dicono tutti che è uno stronzo, ormai avrai saputo perché ci siamo sposati»

«la versione da parenti o quella edulcorata?»

«come vuoi, tanto non ci faccio una bella figura in ogni caso»

«senza conoscerti posso indovinare che non è stata colpa tua, se lo conosci lo eviti… scusa, non è giusto che ti dica queste cose»

«sfondi una porta aperta, ormai ho sbagliato, oppure se vuoi, ci sono cascata, comunque sarà solo un matrimonio d’interesse, non lo amo e più vado avanti e più capisco l’errore che ho fatto»

«se ti servisse una mano puoi chiamarmi, ti do il numero di cellulare, perché Nevio non ce l’ha»

«non glielo darò di certo, è solo per le emergenze»

Non so se sia vero, ma mi è sembrato di vedere un luccichio strano nei suoi occhi, va bene, se le serve una cosa in amicizia io ci sarò, ma se vuole vendicarsi del marito, dovrà cercare altrove!

«persona trista, nominata e vista, eccolo!»

Nevio sta cercando la moglie, ancora non l’ha vista, lei si alza e gli va incontro, come se non volesse farsi vedere insieme a me, mentre fugge si gira per dirmi

«a presto cuginetto!»

ho praticamente abbandonato le pupette, mi avranno dato per disperso.

Esco, stanno ancora chiacchierando e ridendo, si sono avvicinate, stanno mano nella mano, sono dolcissime così. Quando sono a pochi passi mi vedono e le ritirano con aria colpevole

«dove siete arrivate? Cinematografia africana?»

«no, parlavamo di Asimov e della trilogia galattica, lei vede il Mulo con simpatia, dopo Hari Seldon è il personaggio che ama di più»

«certo, poveraccio, ha passato una vita da schifo, loro lo trattano meglio, ma come un animaletto»

anche qui mi sento messo da parte, l’ho letto, ma come un comune romanzo di fantascienza, loro lo adorano, sembrano proprio fatte l’una per… l’altra… ho un sospetto…

«amori miei, se avete qualcosa da dirmi fatelo ora che non sono pienamente coinvolto o mai più»

Si guardano imbarazzate

«si vede molto? Come la prenderesti una cosa del genere?»

«aspetto che m’invitiate per una cosa a tre… scusate, cercavo di fare una battuta, ma non è venuta bene, comunque meglio saperlo adesso, prima d’innamorarmi seriamente»

Gianna emette un sospirone

«meno male, più andavo avanti a parlare, più mi veniva voglia di baciarla, quando ho intuito che era così anche per lei mi è venuto un crampo allo stomaco, io ti voglio veramente bene, sei l’ultima persona che vorrei far soffrire, avrei preferito far finta di niente… magari quando saresti partito per i tuoi viaggi saresti stato cornificato da una persona che adori»

si guardano con amore, mi sento di nuovo di troppo, stavolta a ragione.

«sta arrivando la torta, andiamo ragazze»

mentre stanno alzandosi

«una sola cosa, tu sei la mia cugina del cuore, forse la persona che amo di più al mondo»

«anche se non te l’ho mai data?»

«beh, quello un po’ mi fa incazzare, ma me ne sono fatto una ragione»

«non solo una ragione ti sei fatta, anche altre cose, mi ricordo che vivevi nel bagno quando ci vedevamo, mi sento responsabile delle tue diottrie mancanti»

«beh, lo facevi apposta a metterti per sbaglio sempre a gambe aperte? Ma a parte questo, anche Betty è una persona splendida, una che riesce a farci innamorare in poche ore, malgrado abbia messo a ferro e fuoco un matrimonio, dev’essere veramente speciale, pensa che con te non si è ancora tolta gli occhiali»

«già, perché non ti metti le lenti a contatto? Hanno inserito i tuoi occhi tra le armi di distruzione di massa?»

«no, è la timidezza, mi nascondo meglio dietro due lenti scure, poi non voglio essere amata per gli occhi»

«se vuoi ora puoi farlo, ti amo per tutto ciò che sei»

«cavolo, ma siete stronze, io stavo facendo il discorso che rimarrà nella storia e voi mi interrompete in continuazione, vabbé versione corta, io ci sarò, vi amo!»

si avvicinano e mi danno un bacio sulle labbra

«non avrai più di questo, fattelo bastare»

mi assaporo le labbra

«va bene, non mi laverò più la bocca, ora andiamo»

«aspetta!!!» mi fermano e mi mettono a sedere tra di loro però trattandomi come se non esistessi, Gianna si rivolge a Betty:

«te l’avevo detto, riflesso pavloviano anche questo, accetterebbe tutto da due gnocche, pure di essere cornificato»

«ti devo dare ragione, ci ha dato addirittura l’approvazione di lasciarlo in bianco»

«già, quando un momento prima era eccitato a mille»

«forse veramente sperava di venirci a trovare, noi saremmo state nude a letto e gli avremmo detto “vuoi favorire?”, hai ragione Gianna, tu conosci meglio gli uomini, senza offesa»

«comunque lo scherzetto gliel’abbiamo fatto, siate felici e contenti»

«saremo felici e contenti, tu mi verrai a trovare spesso, amore mio»

riesco ad intervenire

«siete due stronze, ve ne rendete conto che avrei rinunciato ad una donna che ho scoperto subito di amare per fare il bravo ragazzo progressista? Oltretutto conoscendomi già immaginavo stanotte di pensarvi e dovermi fare un solitario!!!»

«allora ci perdoni?»

Stavolta sono io a prenderle e baciarle entrambe

«vi amo, siete due stronze ma vi amo, sbrighiamoci è tardissimo!!!»

arriviamo all’ultimo secondo, c’è l’urlo di gioia degli invitati mentre il coltello affonda nella crema della splendida Charlotte alla fragola, i camerieri prontamente iniziano a preparare i piattini ed a distribuirli, anche loro non vedono l’ora di andarsene, arrivano i nostri piatti, Betty prende il suo e si dirige verso Nevio

«vado a fare gli auguri, evviva gli sposi!!!»

la guardiamo preoccupati, inciampa nell’erba e parte volando verso lo sposo, la scena che segue è degna di un film di Laurel & Hardy diretto da Sam Peckinpah, stanotte la sognerò al rallentatore come l’avrebbe diretta lui: mentre la gonna si alza mostrando completamente le sue splendide gambe, perizoma compreso, la torta si deposita sul viso di Nevio.

Purtroppo con lo slancio il colpo diventa troppo violento ed un po’ di sangue uscendo dal naso si mischia alla crema, mi giro verso Gianna e sottovoce le dico:

«degno di un altro dei tuoi film preferiti: fragole e sangue»

 

 

 

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