Nella vita saperci fare, conta. Vuol dire quasi tutto.

L’onestà è un obbligo morale, ma va congiunta con l’affabilità, il rispetto e la cortesia. Altrimenti serve a poco.  E lei era tutto questo.

Quel giorno lei percorreva il solito tratto, sovrappensiero.

Vide l’edicola, si accostò.

Chi la occupava era sempre arcigno, poco ospitale.

Gli chiese quella rivista di moda. Però aveva le monetine contate.

L’edicolante la fissò, severo. Le disse: «Dai qua, fammi vedere». 

E lei, lo sguardo sbarazzino e tanta voglia di glissare, gli allungò pochi spiccioli.

Tanti in realtà, ma nulla di che, come accade con gli spicciolini. 

Cominciò a contarli: «Uno, tre, quattro, cinque, dieci, venti…». Fino alla fine.

«Ci siamo? È tutto a posto?» 

«No. Mancano dieci lire», disse. 

«Ma non va bene? Che sarà mai? Sono solo dieci lire». 

«Però mancano». E la fissò con uno sguardo truce. 

«Ok, non importa. Sarà per un’altra volta».

Non c’era niente da fare. Se ne andò, senza salutare.

«Dammi i soldi, ti darò il giornale». Nella vita non conta solo questo.

Il denaro non può comprare tutto. I beni materiali, quelli sì.

Non il rispetto. Se questo manca, si porta appresso il resto.

Questo pensava mentre si recava al lavoro. Ogni giorno era una dura battaglia.

Non è detto che le scelte, le idee e le riflessioni altrui vadano per forza condivise. Ma è un obbligo morale rispettarle. Si sentiva triste e una gran voglia di scappare. Guardava gli uccellini che svolazzavano da un ramo all’altro. Qualcuno le si era posato sul braccio. La guardava chinando il capino da un lato e con il beccuccio le accarezzava il braccio. Lei lo guardava con tanta tenerezza che quasi la commosse. Poi volò via e lei lo seguì con lo sguardo fino a quando non lo vide sparire. Poi vide un cucciolo. Sembrava fissasse il vuoto, non si muoveva, sembrava fatto di creta. Lei si avvicinò, le sollevò il musetto e lo guardò negli occhi. Erano tristi e umidi di lacrime. Stavolta non riuscì a trattenere le lacrime, aveva una morsa al cuore. «Piccolino, che hai, ti hanno abbandonato, ti sei perso?».

Il cuccioletto la guardò e una lacrima gli scese su quel bel musetto. Era troppo, lei cominciò a piangere come una bambina. Si stava facendo tardi, ma per niente al mondo avrebbe abbandonato quel cucciolo.

«Al diavolo pure il lavoro, io non ti lascio». Lo raccolse incurante che era sporco. Si avvicinò al chiosco dell’acqua e ne chiese un bicchiere. Il signore al bancone le diede l’acqua in un bicchiere di plastica. «Dieci lire».

Lei lo guardò sorpresa e le venne da sorridere, pensava all’edicolante, quelle dieci lire le aveva spesi per qualcosa di più importante di una sciocca rivista, dare da bere a quell’angioletto. Il cucciolo bevve con avidità. Poverino chissà da quando aveva sete. «No! non lo lascio in strada lo porto con me». Pensò. Il problema era portarlo a casa, sua madre come l’avrebbe presa? Ma non le importava. Riprese in braccio il cucciolo e si avviò verso casa.

Sua madre fece un po' di storie, ma quando lei le raccontò dell’edicolante e delle lacrime del cucciolo, si commosse e gli preparò una zuppa con la carne avanzata la sera prima.

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