Johnny sentiva i sogni ancora vivi nella propria testa, un frammento di sé che nessuno poteva toccare. Era il pulsare della vita, la ragione stessa dell’essere uomo. Era ora di ribellarsi a quella schiavitù. Era vero che i cittadini non dovevano più preoccuparsi di nulla, perché il Favo pensava a tutto, compreso l’alloggio e il cibo, ma questo non era sufficiente a rendere un uomo libero.
Quel giorno Johnny se ne tornò a casa, sicuro che entro sera sarebbero arrivati. Poi, dal silenzio, emerse il sibilo metallico degli ED-209. Li sentì davanti alla porta: la loro voce era sibilante e inconfondibile.
«Cittadino. Stamani non sei andato a svolgere il Rito. Procedi immediatamente al Rito della Deposizione. Hai tempo fino a stasera a mezzanotte; se non lo farai, verremo a prenderti», disse una voce sintetica, glaciale.
Johnny non disse nulla.
Tornarono dopo mezzanotte, sfondarono la porta e lo arrestarono.
Si era rifiutato di eseguire il Rito e sarebbe stato arrestato: la macchina che lo prese lo ammanettò perché non potesse scappare, e fu condotto quella stessa notte davanti al giudice, che non era altro che un computer.
«Sottrazione volontaria al Rito della Deposizione», lesse Johnny dal pannello luminoso. «Presenza di contenuti mentali non conformi. Sarai sottoposto a rieducazione cognitiva tramite imprinting rituale.»
Johnny fu condotto in una cella bianca, spoglia, illuminata da luce permanente. Nessuna finestra. Solo una porta per il cibo. L’imprinting era inevitabile: una procedura di ipnosi profonda che instillava nel cervello il bisogno del Rito fino a rendere il desiderio di donare i propri sogni, naturale come respirare.
Un giorno sentì un colpo alla parete della prigione: un colpo di nocche. Johnny rispose nello stesso modo.
«Sei nuovo», sussurrò una voce dall’altra parte.
«Sì.»
«Anche tu ti sei ribellato?»
“Se voglio ancora essere un uomo...»
«Allora devi fare parte della Resistenza.»
Si chiamava Guan, rinchiuso lì da settimane, non era ancora stato sottoposto a imprinting.
«Esiste una comunità», sussurrò. «Fuori, nella parte bassa della città, dove il Favo non puoi raggiungerci. Persone che hanno smesso di compiere il Rito. Persone che ricordano ancora cosa significa pensare per sé.»
Johnny trattenne il respiro.
«Perché me lo dici?»
«Perché tu hai fatto reagire il Favo.»
Un brivido percorse Johnny.
«Ma prima», aggiunse Guan, «devi trovare il modo di uscire. Dopo l’imprinting, non sarai più tu. E non servirai a nessuno.»
“Sì, ma come si esce da questa trappola?”
Guan gli disse che una via di fuga c’era, ma era molto scomoda: avrebbe dovuto passare nei tubi di aspirazione. Non era però così facile come poteva sembrare. La larghezza del tubo era appena superiore a quella di un corpo umano. Se fosse voluto uscire, avrebbe dovuto seguire al millimetro ogni passo del compagno.
Guan si infilò per primo. Johnny lo seguì, arrampicandosi e avanzando lungo il tubo, spingendosi come un serpente e incurvando il corpo per farsi strada. Ma, giunto a un certo punto, vide qualcosa che ostruiva il passaggio: la luce del tubo illuminava un ostacolo. Vide Guan scomparire al di sotto del tubo giusto prima che fosse ostruito dal robot.
“Ora tocca a te, amico. Mi raccomando, è solo una questione di istanti: è il braccio di un robot. Devi infilarti sotto e passare prima che ti schiacci.”
Si avvicinò e osservò il meccanismo infernale: un braccio idraulico di un ED-209 che mulinava avanti e indietro, occupando per qualche secondo tutto il tubo per poi tornare indietro, come una specie di manovella a pistone.
Doveva sfruttare quei pochi istanti, infilarsi nello snodo prima che il braccio del robot tornasse indietro e lo schiacciasse riducendolo a poltiglia sanguinolenta. Si appostò, pronto a scattare come una molla. Sentì il metallo rimbalzare con un clangore assordante e fece il salto, infilandosi nel tubo sottostante. All’ultimo percepì un risucchio d’aria e una pressione negativa che lo tirava indietro, ma fece forza e si infilò nel tubo successivo.
Si fece coraggio, pensando che doveva farcela per sé stesso ma anche per sconfiggere quelle macchine che avevano asservito l’uomo. Fu questa forza di volontà e rabbia a dargli la spinta.” Finì in basso, in un intrico di altri tubi.
“Bravo, amico, vedo che ci sai fare.“ Disse Guan
Da quel punto procedettero nel ventre del grande Favo, attraversando un vano secondario e scivolando tra tubi e condotti, fino a raggiungere la zona più bassa della città. Ecco la cittadella: i quartieri nascosti della comunità erano lì — vecchie officine, case abbandonate, cunicoli di servizio. Persone come lui si muovevano in silenzio, comunicando a gesti. Johnny percepì subito vita, ma soprattutto iniziò a respirare un’aria di ribellione. C’era aria di speranza.
Per la prima volta sentì cosa significasse essere veramente libero. Il Favo era distante, potente, ma non invincibile. Ogni sogno lì era ancora vivo, una scintilla di resistenza che avrebbe presto dato i suoi frutti.
Nel cuore dei quartieri nascosti della città, Johnny e Guan si unirono a una rete di resistenti. La comunità era formata da uomini e donne che avevano scelto di non cedere la propria umanità alle macchine, il cui sogno continuava a vibrare con forza. Dietro ogni edificio consumato dal tempo si celavano officine improvvisate, impianti elettrici ricomposti, connessioni segrete e laboratori incentrati sullo studio del Favo.
Il progetto era tanto diretto quanto audace: sabotare il sistema dei caschi e ostacolare i tubi trasparenti che trasportavano i sogni verso il centro nevralgico del Favo. I resistenti erano riusciti a recuperare componenti dai vecchi dispositivi, fibre ottiche e sensori di energia rimasta. Ogni casco rappresentava un accesso alla mente dei cittadini, mentre ogni tubo costituiva una via essenziale: se fossero stati bloccati o invertiti, i sogni avrebbero ripreso a scorrere liberamente, mettendo in crisi il Favo.
Johnny afferrò un casco appena smontato, con i circuiti ancora vibranti d'energia. Aggiunse microchip alterati e posizionò sensori invertiti lungo il tubo lucente. Guan organizzava le squadre: uomini e donne camminavano attraverso i condotti urbani, piazzando sabotaggi, provocando cortocircuiti controllati e generando disturbi nei sensori degli ED-209. I droidi, programmati con precisione cominciarono a reagire con ritardo: ogni disturbo seminava confusione nelle loro logiche, rallentava i movimenti e apriva spiragli nella sorveglianza.
Quando i sogni iniziarono a rifluire grazie al processo di osmosi inversa che i ribelli erano riusciti a imprimere nei tubi sabotati, il Favo percepì subito l’anomalia. La sua enorme struttura cominciò lentamente a decadere, perdendo efficienza; l’energia dei sogni liberi si riversava nelle strade, nelle piazze e negli edifici, come un’onda quasi tangibile. 

Tutti i racconti

1
0
23

Aurora

12 April 2026

Aurora era tutto fuorché quello che a Bernardo piaceva in una donna. Aveva quell’altezza scomposta che non diventa mai eleganza: gambe lunghissime e ginocchia spigolose come avessero qualcosa da rivendicare. Aveva i capelli neri, lunghi fino alla vita, li lasciava crescere per pigrizia e li raccoglieva [...]

Tempo di lettura: 5 minuti

2
0
14

Bidonville

12 April 2026

Se cerchi un vicolo malfamato a New Orleans dove grattarti la rogna in santa pace e imbarcare scarafaggi nelle mutande devi raggiungere la Holy Cross School, voltare per Crescent Street, trovare un lurido buco per piazzare il tuo cartone e stravaccarti a terra. Quando tutto è cominciato ero lì, [...]

Tempo di lettura: 5 minuti

6
5
186

Vera dei miracoli

11 April 2026

Vera ha i capelli biondi come paglia bagnata, un groviglio che il vento sembra non abbandonare mai. I suoi occhi grigi, troppo grandi per quel viso sottile, hanno la stanchezza delle cose dimenticate: spicchi di cielo d’inverno, limpidi e immobili, così profondi da temere di cadervi dentro. Vera [...]

Tempo di lettura: 5 minuti

  • U2130: un testo che mi è piaciuto, una trama che cattura nel dialogo o meglio [...]

  • Miu: Di questo racconto mi è arrivato soprattutto il rapporto tra Vera e [...]

3
6
63

Io Soram e tu

Una cotta impossibile, un filosofo danese e il dramma assoluto di essere adolescenti.

Miu
11 April 2026

Avevo tredici anni, facevo la terza media in una scuola privata, portavo una divisa blu, il colletto inamidato e soffrivo già di una forma acuta di angoscia. Non era ancora quella metafisica. Era più concreta, più scolastica, più umiliante. Si chiamava Lucio, aveva quattordici anni, i capelli biondi [...]

Tempo di lettura: 3 minuti

  • Miu: Forse ho dato un’impressione troppo"‘alta": in realtà [...]

  • An Old Luca: Piacevolezza e maestria. Complimenti come sempre!

6
6
227

Dov'è la fede di un marito fedifrago?

10 April 2026

Marco aveva smesso da tempo di indossare la fede. Nessun orologio, nessun bracciale, nessuna collanina. Tutto lo infastidiva. Sara si era dispiaciuta per un breve periodo, ma poi lo aveva accettato con tranquillità. Si era sempre detta che contavano i sentimenti e non i simboli. Ora però, dopo [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

  • Gì: @dax è davvero così. Un lutto che Sara fatica ad accettare perchè [...]

  • Miu: Bell'immagine quella delle due fedi.

3
6
151

L’amore che resta Capitoli 5 e 6

10 April 2026

Capitolo 5 — Le dimissioni (dentro di me) C’è stato un tempo in cui non riuscivo a stare ferma. La fermezza, per me, era vuoto. E il vuoto faceva paura. Allora mi inventavo dei gesti. Piccoli, segreti. Gesti che sembravano amore e invece erano ansia. Una volta sono andata sotto casa sua con una [...]

Tempo di lettura: 3 minuti

5
7
403

Tutto il giorno stanco

09 April 2026

Era tutto il giorno che era stanco, aveva anche una certa età ormai e non si aspettava più nulla della vita. Aspettava solo Sorella Morte, che lo avrebbe liberato da quella stanchezza e, alla fine, da tutte le stanchezze. Ma c'era ancora qualcosa. C’era un sole abbagliante là, sulla piazza davanti [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

1
2
80

Amani (2/2)

il bambino di bronzo

09 April 2026

I due eserciti nemici decisero, in quel preciso momento, davanti all'ingresso della vecchia metropolitana, di congelare i propri rancori. Adesso avevano quasi capito che stavolta sarebbe stato diverso. L'aria era estremamente fredda, il vento radioattivo sembrava sospeso. Molti di loro tolsero [...]

Tempo di lettura: 2 minuti

2
3
710

La Versione sTramba

Centrale paranoica n°10

08 April 2026

Hi, qui è la Centrale Paranoica... colpo grosso stanotte!! Sapete chi è il grande capo qui al Transcend Village? Come no!? È lui, il Dott. Stella. È a capo di un sistema di cura e protezione psichica dei picchiatelli tanto avanzato e tecnologico e tuttora mai replicato da nessuno. Immaginate: ogni [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

2
5
294

Amani (1/2)

il bambino di bronzo

08 April 2026

Il cielo era rimasto grigio per così tanto tempo che nessuno ricordava più il colore dell’alba. Non era un futuro distopico, quello immaginato mille volte nei film. Non era una vecchia serie televisiva. Fumi inquinavano l'aria, liquami di ogni genere l'acqua. Le città erano scheletri di cemento [...]

Tempo di lettura: 2 minuti

3
3
303

L'Onore

07 April 2026

“Addio mia bella addio L’armata se ne va E se non partissi anch’io Sarebbe una viltà.” Così cantavano migliaia di giovani, spavaldi e sorridenti, affacciati ai finestrini dei treni che li portavano al fronte. Era una viltà non partire, restare a casa, mentre altri andavano inseguendo ideali e [...]

Tempo di lettura: 5 minuti

  • Paolo Ferazzoli PRFF: Perché nessuno parla oggi della grandezza e della lungimiranza di uomini [...]

  • Dax: Triste verità...la guerra fa piangere tanti e ridere pochi, di norma [...]

9
12
347

Fillus de anima

07 April 2026

L’appartenenza non è solo condividere la stessa casa. È avere gli altri dentro, come radici nella stessa terra. Un tempo, nelle campagne di Sardegna, bastava uno sguardo per cambiare un destino. Non c’erano firme, né documenti. C’era la parola data e quella bastava. Così nascevano i fillus de [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

Torna su