«Perché glie ne hai parlato?».

«Non l'ho fatto».

«Il fatto che tra noi non funzioni non ti autorizza ad usare mia figlia…”.

«È nostra figlia e io non le ho detto…».

«È un atteggiamento meschino, ecco cos’è e…».

«Io non lo ho detto nulla!».

Valeria si accorse di avere urlato e si affacciò alla porta della cucina, sporgendosi verso il salotto.

Daniela stava guardando la TV e, come sempre, il volume era troppo alto: i vicini si sarebbero lamentati. Oh, che andassero al diavolo. C’era di peggio.

«Forse è ereditario» stava dicendo Fabio.

«Cosa?».

«Forse è ereditario» ripeté lui. Logico, ostinato. Come sempre. «Ricordo che, una volta, mi hai raccontato che da bambina, anche tu sognavi il babau».

«E tutto quello che dico può essere usato contro di me, non è così?».

Fabio tacque. Ecco, quello era il problema, o almeno una parte. Quando la logica non funzionava, Fabio non aveva nulla da dire. Nel suo mondo ordinato non c’era spazio per cose che non fossero logiche, programmabili, razionali. Non c’era spazio per il babau.

Anche Valeria tacque e quella era un’altra parte del problema.

Dal salotto, la televisione urlava a squarciagola.

 

«Io non credo che dovrebbe dormire con noi».

«Allora, quando tra poco irromperà strillando nella nostra stanza, la caccerai via? Oppure pensi di chiudere a chiave la porta già da adesso?... e comunque tu potresti  non dormire con noi».

«Mi domando da dove sia uscita questa… cosa».

«Il babau».

«Il babau». assentì Fabio. «A proposito, Valeria, io non le ho detto nulla, credimi. Forse lo ha sentito a scuola, o in tv, oppure lo ha letto su internet o da qualche altra parte, ma io non avrei mai fatto una cosa del genere, non le avrei mai parlato di mostri, uomini neri o babau…».

Valeria annuì, nel buio. No, Fabio non l’avrebbe mai fatto. Parlare di mostri a sua figlia non sarebbe stato logico. I mostri, si sa, non esistono.

«Forse il fatto che noi…» suggerì.

«Escluso. Gl’incubi di Daniela sono cominciati prima».

Giusto. Prima c’era stato il babau, poi gl’incubi e poi le liti e i silenzi. Forse era il babau la causa di tutto. Forse i mostri esistevano.

«Non ricordi nulla dei tuoi incubi d’infanzia? Magari potrebbe aiutarci a…».

«Magari potresti guardare dentro l’armadio, come tua figlia ti chiede ogni sera. Ecco, forse questo l’aiuterebbe».

«Ma così asseconderei le sue paure. Le verrebbe il dubbio che non c’è nessun babau in quel momento, ma che potrebbe esserci la notte successiva o…».

Furono interrotti dalle urla di Daniela e, pochi secondi dopo, dai passi della bambina che correva verso la loro stanza.

 

Nessun babau.

Questa era l’unica cosa a dire.

Fabio si girò nel letto della figlia e spalancò gli occhi nel buio.

Cric.

Ecco, bastava lo scricchiolio di un armadio e uno s’immaginava chissà che.

Pavor nocturnus. Questo era il nome scientifico e, per la scienza, il babau non esisteva. Nessun babau, quindi. Questa era l’unica formula magica.

Tic.

Si rigirò ancora, a disagio. In qualche modo inconscio, Valeria doveva avere trasmesso i propri incubi a sua figlia. Loro due erano così… simili.

Croc.

Psicologi, psichiatri…un falegname, ecco chi avrebbero dovuto chiamare.

Toc.

Anche un po’ di stucco poteva andar bene.

Tac.

Ecco, questo poteva fare. Ci avrebbe pensato domani stesso. Intanto bastava coprirsi la testa con le coperte. Per non sentire i rumori, mica per altro. Erano rumori fastidiosi. Se si era una bambina di sette anni, una bambina dotata di molta fantasia, si poteva immaginare che, dentro l’armadio, ci fosse qualcosa. Qualcosa che si muoveva.

Crac.

Qualcosa che, a un certo punto, poteva venire a strapparvi via le coperte.

Stac.

Forse un’anta era messa male. Certo. Doveva essere così. Un’anta era sbilenca e, nel silenzio della notte, la si sentiva scricchiolare.

SCROC.

L’unica cosa da fare era muoverla. Aprirla del tutto, magari.

CRAC.

Certo, l’unica cosa da fare era aprire l’armadio. Senza paura, ovviamente.

Perché il babau non esisteva.


 

Valeria era immersa nel sonno e ci volle parecchio perché capisse che cosa Daniela, in piedi sulla soglia della camera, le stava chiedendo.

«Mamma, perché papà sta per terra con gli occhi aperti? È tutto gelato…».

 

Tutti i racconti

0
0
23

Lo so che aveva ragione lui

22 April 2026

Lo so che aveva ragione. Ero io ad averlo tradito. Ma era stato lui a sparire così, di punto in bianco, senza nessuna spiegazione e avevo creduto mi avesse lasciato. Cosa avrei dovuto pensare? Non rispondeva più ai messaggi e poi c'era il suo carattere instabile, il fatto che avesse già avuto questi [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

0
0
19

Ogni Domenica

22 April 2026

Ogni domenica mattina, Laura e Marco seguivano un loro ben collaudato rituale. Uscivano dal portone di casa con passi lenti, godendosi il fresco dell’aria che profumava di fiori. Camminavano lungo le strade del paese, Marco con le mani infilate nelle tasche della giacca, Laura che accarezzava distratta [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

6
8
64

La coperta

21 April 2026

Quella notte Ettore aveva avuto freddo e al mattino si era svegliato tutto raggomitolato nelle lenzuola. Segno inequivocabile che era arrivato il momento di abbandonare il misero copriletto estivo e passare a qualcosa che non fosse solo decorativo, ma anche caldo. Approfittando del pallido sole [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

  • Smoki: Innanzitutto grazie per i Like e i commenti. 🤩
    Mi ingrasso l'ego così! [...]

  • Lawrence Dryvalley: il quotidiano raccontato con intensa leggerezza. Poi quel "Il filo era [...]

3
3
56

Visioni d'autunno anche se siamo in primavera

Cose che accadono ammirando un'opera d'arte

21 April 2026

Amici lettori di Letture da Metropolitana, eccoci di ritorno per coinvolgervi in una storia colorata ad arte ispirata dalla visione di un quadro pittorico realizzato dall'artista Adriano Valerio Deandreis dal quale il sottoscritto ha estrapolato, anzi per meglio dire immaginato, una storia breve. [...]

Tempo di lettura: 3 minuti

  • Lawrence Dryvalley: il ritorno di Orazio il Pappagallo! Una visita degli ET! Animali, colori, il [...]

  • Smoki: Di Deandreis mi piace molto la palette di colori che usa. Vibranti e saturi. [...]

3
3
141

Il quotidiano

20 April 2026

Flavio Rossi uscì dalla banca con la ricevuta ancora tra le dita, piegata in quattro come faceva sempre. Era una mattina qualunque nella bassa modenese: aria ferma, odore di polvere e di campagna, il rumore lontano di un trattore. Aveva appena fatto un bonifico e stava già pensando a cosa mangiare [...]

Tempo di lettura: 3 minuti

  • Simone Bulleri: La scrittura è efficace, e ben restituisce il tema di fondo: siamo programmati [...]

  • Lo Scrittore: Nulla da eccepire, tutto rientra nella normalità del quotidiano. Eccellente [...]

4
4
201

Quella notte

20 April 2026

Partita di poker al bar del porto con Sordo, Bubi e Fiato. Mi avevano spolpato. Avevo chiesto un ultimo giro per riemergere dalle fogne. Guardai la mia mano, un full. Sordo e Fiato lasciarono con delle smorfie, restò Bubi che calò una scala reale. «Ascolta Bubi» dissi abbassando la mano perdente, [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

  • Lo Scrittore: bravo Simone, perfetto nelle tre fasi - prima, durante e... dopo! like

  • Lawrence Dryvalley: Ritmo, una generale atmosfera nella seconda parte da horror-black-comedy, finti [...]

24
18
141

Tempo perso

Memorie de uno villico

19 April 2026

Lo giorno 7 de ottobre 1582, nello bosco che circondava da ogni lato lo castello de Monte San Senzaterra, si combatterono, ponendo alcuno limite alla loro ferocia, due opposte fazioni de cavalieri. L'una detta de li Servitori de lo Real Ordine Celeste, l'altra nota come Comunione de li Servitori [...]

Tempo di lettura: 3 minuti

6
5
49

L’ultimo giorno di Archimede

19 April 2026

La mia città sta morendo. Lo capisco dal silenzio tra un rumore e l’altro. Dopo quasi due anni di assedio, Siracusa è stanca. Le mura hanno resistito, le macchine che ho progettato hanno tenuto lontani i Romani più a lungo di quanto chiunque credesse possibile. Ma anche la scienza, che coltivo [...]

Tempo di lettura: 3 minuti

4
4
116

Il gatto Tommasino

18 April 2026

La carne del canarino allegro mi aveva fatto veramente bene. Il mondo mi appariva giocondo. Quando il carrozziere mi ha presentato il preventivo per aggiustare la macchina, con grande serenità ho scelto di lasciarla alla meno costosa perizia del braccio meccanico dello sfascia carrozze. Guardandola [...]

Tempo di lettura: 3 minuti

8
11
284

Password n° 2047

Domotica prossima ventura

18 April 2026

Non cambi la password da troppo tempo: aggiornala. 2.11.1969 Nella password ci devono essere delle lettere. 2 novembre 1969 È imprudente usare come password la propria data di nascita o quella dei propri cari. Creane una che non sia facilmente decrittabile e che non sia a te strettamente collegata. [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

  • Rubrus: To All: Grazie. Io ho sistema abbastanza efficace per creare password che solitamente [...]

  • Dax: triste e divertente....litigo spesso con le password di lavoro 😢.Like

3
2
54

Modena, 1971

17 April 2026

C’è una foto di Luigi Ghirri che, appena la vidi, mi fece provare una sorta di sentimento, un’aria di famiglia. Qualcosa che aveva a che fare con la mia storia, ma anche qualcosa che la raccontava — la mia storia — più di un racconto: bastava quella foto. Lì c’era tutta la mia storia. È una delle [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

  • Smoki: Anche io ho sempre pensato che Ghirri fotograsfasse la quotidianità [...]

  • Dax: Like

7
12
155

Un istante

17 April 2026

Il 12 luglio del 2005, in un anonimo paese di una regione qualsiasi, Francesca entrò in un bar, diede un’occhiata in giro, comprò un gratta e vinci, uscì e scoprì di aver vinto trenta euro. Non una gran somma, ma abbastanza per acquistare un pallone da calcio e rivelare così a suo figlio il regalo [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

  • Virginia Lupo: Sia lodato Gesù Cristo signora Gigia
    Questo racconto mi fa pensare [...]

  • Luigia: Grazie Virginia, il fatto è che il controllo conta quasi come il non-controllo. [...]

Torna su