Era passata poco più di un’ora quando vide in lontananza la sagoma di un uomo avvicinarsi, poteva essere il tipo in anticipo. Lo scrutò con prudenza e cautela. Un po’ in là con l’età e con il peso, camminava eretto, camicia bianca aperta sul collo e giacca blu nonostante il caldo opprimente, portava una borsa nera nella mano destra, una di quelle professionali. Sempre più vicino notò i capelli ancora neri e fluenti in armonica sintonia con due occhi chiari incastonati in un viso ovale e magnetico con il sopracciglio destro gradevolmente asimmetrico e irregolare. Le parve un viso familiare, forse visto in televisione o sui giornali. Abbassò lo sguardo per un attimo per non farsi notare e, quando lo rialzò, colse il momento in cui l’uomo entrò nel locale prestabilito. Era lui. Attese ancora qualche istante e si avviò. Lo trovò ancora in piedi accanto a un tavolino.

- Buongiorno, posso accomodarmi? -

- Ciao Francisca, certo, prego siediti ma lasciati prima salutare come meriti. -

Loca non fece in tempo a schivare un bacio sulla guancia. Poi sentì un colpo perforarle il petto, una scossa elettrica da mille ampere: non sentiva chiamarsi così da secoli. Rimase in piedi.

- Per l’esattezza Maria Angeles Francisca, se non ricordo male. Tutti ti chiamavano affettuosamente Frances, ma a me i diminutivi non sono mai piaciuti e poi la francisca era un’arma lo sai? Una scure da lancio utilizzata dai popoli germanici. Dovresti essere fiera di portare un nome simile e possente. -

Una spirale di pensieri disordinati turbinavano nel buio della sua mente cercando una via d’uscita. Chi era quell’uomo? Intanto notò un rigonfiamento sotto la giacca all’altezza del fianco. Era armato.

- Ma devo dire che Loca ti dona ugualmente, un nome affettuoso dopotutto. -

Poi, quella folgorazione maledetta, quella certezza granitica. E capì.

- Ti va di bere qualcosa? Un po’ tardi forse per un aperitivo ma sono certo che ancora non hai pranzato, su dai, sediamoci. Ramon, portaci due bicchieri di bollicine buone, uno champagne d’eccellenza per un evento così.  -

Loca restò in silenzio come era stata addestrata dalla vita, mentre immagini e ricordi si rincorrevano nella sua testa in un rovinio infernale, come un’orchestra allo sbando senza direttore. Si sedette dopo di lui.

- Sai Loca, ogni mattina mi alzo e penso che quello sia il giorno zero. Ogni giorno lo è, oggi e anche domani. E allora il mio buongiorno non è riprendere da dove avevo finito ma ricominciare, ricominciare sempre guardandomi indietro senza voltarmi mai. Da giovane non ragionavo così, le mie mattine erano pervase dalla continua ricerca della verità assoluta, solo dopo ho capito che grande errore fosse, perché la verità è un labirinto dentro il quale si cela la sua grandezza. E questo è il mio nuovo equilibrio di vita. Ma beviamo ora e brindiamo alla tua e a questo meraviglioso Paese che è la Colombia. -

Loca non si mosse e non toccò il bicchiere, doveva rimanere sobria. Lui, sorseggiando, proseguì.

- So che stai fingendo una calma piatta ma che dentro sei in ebollizione. Chiudi gli occhi, inspira ed espira profondamente, trasforma la tua respirazione in un atto consapevole, ti rigenera il corpo e ti disossida la mente. Se impari a ciclizzare questi esercizi otterrai nuovi stimoli e risultati concreti, soprattutto in un lavoro come il nostro sempre sotto pressione. -

Incredibilmente Loca si ritrovò a chiudere gli occhi. Si perse in quella respirazione spirituale e anestetica per un tempo che non seppe mai fino a che li riaprì di scatto.

- Va meglio? Juanita, portaci uno spuntino e chiedi a Ramon di rabboccare i calici anche se il suo è ancora pieno. -

Erano tutti lì in quel bar, la sua trappola mortale. Sì, è vero, andava meglio. Ora toccava a lei.

- Cosa vuole da me, Señor. Insegnarmi pratiche zen? -

- Voglio solo farti una sorpresa. -

- Odio le soprese. -

- Allora dimmi cosa vuoi tu, Loca. -

Era stata scoperta. Avevano capito che voleva andarsene. Ormai era finita. Tentò il tutto per tutto.

- Francisca non è solo un’arma. Francisca significa anche libre e io voglio essere una donna libera. -

Non credeva di averlo detto, un istinto incauto e pericoloso. El Señor restò muto e allora riprese.

- Il mio giorno zero è stato tanto tempo fa e i giorni successivi sono stati uno e poi due e poi tre e poi mille e poi diecimila e poi c’è oggi che è ancora un altro numero. Io mi volto sempre per guardare indietro invece, mi volto tutti i giorni e rivedo la mia infanzia felice, poi la mia giovinezza calpestata e asfaltata, la mia libertà imprigionata. La mia verità è questa ed è assoluta e non c’è nessun labirinto e nessuna grandezza in cui perdersi. E questo paese è bello per gente come lei che si muove in auto di lusso e beve champagne. Perché questo giochetto dello scienziato, Señor? Perché mi ha voluto incontrare? Non credo che lei sia un dios, come dice Juanita, ma so che è tanto astuto da non sottovalutare la mia intelligenza. Cosa sperava di ottenere? Un mea culpa interiore e che cascassi ai suoi piedi? Un gratias vobis a eterna riconoscenza? Io non le devo nulla Señor. Com’era: dentro o fuori? Beh, sa che c’è? Io scelgo fuori. E grazie per lo champagne, si beva anche il mio alla sua salute che alla mia ci penso da me. -

Fece per alzarsi e andarsene ma lui riprese.

- Sono a conoscenza della tua insofferenza sempre più forte, io so tutto, diciamo come una sottospecie di dios, e ho un grande potere, Loca. -

- Certamente, quello di ordinare a Juanita e Ramon di spararmi. Faccia pure. -

- Tu credi davvero che io sia così miserabile? -

- Non lo so, me lo dica lei, lo è? E aggiunga pure allora, sono curiosa, quale altro potere ha El nuestro Señor? -

- Quello di fare l’impossibile. Fino a oggi ho sempre fatto solo il possibile per te. -

- Oh sì, l’ho visto il suo possibile, una vita al limite della malavita. E ora mi dirà pure che sono ingrata oppure che avrei potuto rifiutare. -

Fece un cenno ai due di allontanarsi. Loca li vide uscire dal locale e subito dopo sentì il rombo di un’auto. Erano soli. -

- Vedi Francisca… -

- Non si azzardi a chiamarmi così, quello è il nome della purezza. Io per lei sono solo Loca. -

- D’accordo. Loca, io posso renderti una mujer libre, come vuoi tu. Com’è che si dice: se puoi sognarlo puoi realizzarlo. Ti dimostro come. Voltati qualche minuto per favore e stai ferma. -

- Anche poeta ora e cos’ha in quella borsa? Un kalashnikov silenziato per polverizzarmi alle spalle?  -

- Ti chiedo solo pochi minuti. -

E di nuovo stranamente Loca si ritrovò a obbedire. Si girò e lo sentì dietro le spalle trafficare, ma restò immobile. Un’attesa di pochi minuti.

- Puoi girarti ora. -

Loca si voltò con lo sguardo basso e vide…

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