Guardava il mare dalla scogliera.
Ogni tanto, uno sbuffo d’onda riusciva a lanciargli addosso qualche goccia d’acqua fredda e salata. Era novembre.
Non c’è niente di più malinconicamente affascinante del mare in autunno.

Pensava alla sua vita. A come fosse arrivato fin lì.
Forse qualcosa si poteva ancora aggiustare.
No. Ormai no.
Tutto era accaduto. Nulla di diverso da ciò che è.
E questo lo faceva riflettere.

Lei se n’era andata, ormai da tempo.
Non aveva potuto fare nulla per trattenerla.
Semplicemente, un giorno, aveva trovato un post-it sul frigo:
“Ho bisogno dei miei spazi.”

Quel biglietto era stato come un carro armato sul cuore.
Pesante.
Triste.
Sconsolato.

E c’era pure la cena da preparare!
Non si perse d’animo, anche se aveva la morte nel cuore.
Il buon vecchio Chianti lo aiutò a mandare giù i pensieri. E il dolore.

Il giorno dopo chiamò l’amico di sempre.
Insieme si lasciarono andare a una serata di bagordi, come non facevano da anni.
Gli sembrò di toccare di nuovo il fondo.

Fu in quel periodo che conobbe un’altra Lei.
Erano passati mesi da quel biglietto sul frigo, ma non poté fare a meno di confessarle tutto il dolore che ancora portava dentro.

Così si conobbero: confidandosi le proprie delusioni, sì…
Ma anche ridendo insieme.
Condividendo momenti che, pian piano, iniziarono a far parte della loro storia.
Della loro vita.

Da quei pensieri, da quei momenti felici, gli affiorò un sorriso.
Un sorriso che si spalancò del tutto quando sentì delle vocine chiamarlo:

«Papà!»

Si girò di scatto, e li vide correre verso di lui: i suoi due bambini, che lo chiamavano con la parola più bella del mondo.
Li accolse in un abbraccio stretto, pieno, vivo.

E subito dopo, dietro di loro, arrivò Lei.
Con passo lento, ma deciso.
Con un sorriso spalancato.
Con quegli occhi di cui si era innamorato: gli occhi dell’ammirazione, dell’approvazione.
Gli occhi dell’amore.

Un abbraccio intenso li raccolse tutti e li accompagnò fino al tramonto, ormai vicino.
Poi, mano nella mano, tornarono a casa.
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