20 novembre 2020

 

Era una giornata di pioggia e Natalia quel giorno si era svegliata di buon umore come sempre. Nonostante i problemi di quel periodo, Natalia conservava sempre il suo ottimismo.

D'altronde cos'era la vita senza quel pizzico di positività?

Natalia si affacciò alla finestra e cominciò a osservare come le gocce d'acqua battevano sul vetro. L'aria autunnale era nel suo momento migliore e la quiete faceva da sfondo a quella mattinata grigia. 

Natalia si stiracchiò e fece un respiro profondo prima di prendere in mano il suo telefono e cominciare a controllare le notizie del giorno. 

“20 novembre, giornata dei diritti dell'infanzia e dell'adolescenza.", lesse Natalia sedendosi ai piedi del letto. 

“Un tema importante…”, pensò.

Dopo aver dedicato due minuti alla lettura di quell'articolo Natalia spense lo schermo del telefono e cominciò a occuparsi dei suoi impegni giornalieri. 

Tuttavia il pensiero di quell'articolo non l'abbandonava del tutto. 

“Sì… un tema tosto, vero?” 

Natalia si girò di scatto perché non era stata lei a parlare e in casa viveva da sola. Chi aveva parlato? 

Una figura era seduta ai piedi del letto, dove poco prima si era trovata lei, mordendo una mela. Era vestito di uno straccio logoro e aveva i capelli sporchi. Sembrava un mendicante.

E sembrava un ragazzino… forse sui 13 anni…

“Piacere, mi chiamo Santi.", disse con un sorriso. 

Natalia non seppe cosa dire. Stava forse sognando? 

“Come sei entrato in casa mia?”, domandò non sapendo se avvicinarsi o no a quella figura che, a osservarla meglio, sembrava spettrale.

Il ragazzino di nome Santi si alzò in piedi e cominciò a girare per la stanza osservando gli scaffali pieni di libri e tutte le scartoffie. 

“Wow.. chi ha tutto e chi ha nulla.”, disse mordendo la sua mela, ma sorridendo. 

Natalia lo osservava; forse era tutto uno scherzo. 

“Non abbiamo tempo. Dobbiamo fare un viaggio, mi hanno mandato apposta. Per caso non puoi darmi qualcos'altro da mangiare? È vero che lassù non possiamo farlo, però visto che sono qua ne approfitto!"

Natalia lo guardò scioccata. Viaggio? Lassù? Ma che stava dicendo?

“Portami qualcosa da mangiare, partiamo e poi capirai tutto.”

“Lo sai che non possiamo andare da nessuna parte, vero? Siamo in un periodo in cui non si può viaggiare…” 

Santi rise di cuore.

“Non preoccuparti, il viaggio che faremo noi è concesso.” 

Natalia lo guardò a bocca aperta e scrollò la testa, si strofinò gli occhi pensando stesse avendo un'allucinazione, ma quando riaprì gli occhi Santi ancora si trovava davanti a lei sorridendo e forse prendendola un po' in giro.

“Va bene… andiamo allora!” 

Probabilmente Natalia stava impazzendo, ma sembrava non avere scelta.

“Da mangiare prima, per favore.” 

Santi lo disse con gli occhi pieni di desiderio. Che stesse passando la fame? Notando il modo in cui si era presentato era assai probabile.

Natalia ritornò dalla cucina con un cesto pieni di dolcetti e panini, al che Santi cominciò a urlare per la gioia e a ingoiare quanto più cibo poteva.

“Va bene, andiamo!”, esclamò. 

Natalia lo guardò non capendo ancora come avrebbero viaggiato, quando Santi la prese per un braccio e cominciò ad avere le vertigini. 

Tutto si fece buio e a Natalia veniva quasi da urlare. A un certo punto la luce sembrò tornare ma Natalia non si trovava più nella sua stanza.

Dov'era?

“Ah… qui è dove mi hanno finito…”, biascicò Santi toccandosi il petto con una smorfia di dolore.

“Ma dove siamo?”, domandò Natalia guardandosi intorno con timore.

“Precisamente non posso dirtelo… guarda intorno a te…”, rispose Santi prendendole una mano e stringendogliela. Era una sua impressione o Santi sentiva paura quanto lei? 

Natalia continuò a osservare ciò che la circondava e notò che poco distante da loro si trovava un vagone abbandonato in mezzo a tutta quella distesa d'erba.

“Vogliamo andare a vedere?”, suggerì Santi. 

Natalia si fece guidare da Santi; sembrava che i suoi piedi non rispondessero ai suoi comandi.

Si avvicinarono in silenzio a quel vagone tutto rotto e sporco dov'era una porticina da cui spiccava una piccola tendina logora. Aguzzando l'udito si poteva sentire un piccolo lamento provenire da dentro. Natalia aprì la tendina e quello che scorse la lasciò scioccata. 

Diversi bambini erano posti per terra infagottati e avevano  tutti lo stesso aspetto di Santi. 

“Ma chi sono?” domandò Natalia con un groppo alla gola.

Santi le prese nuovamente la mano e la trascinò lontano da quel posto. 

“Quelli sono bambini in vendita… sono costretti a rubare per qualcuno molto più grande di loro… e se non portano i risultati questo può essere il risultato…” 

Santi si scostò lo straccio dal petto e Natalia poté vedere tutta una striscia di sangue che scorreva.

“Come te lo sei procurato?”, chiese cercando in fretta qualche cosa per curargli la ferita.

“Non preoccuparti… io ormai non sento più nulla… mi hanno ferito perché ho provato a scappare… sai nessuno aiuta un bambino in difficoltà.”

“Vendevo e rubavo in strada insieme a loro… ero costretto, come lo sono loro.”

“Vuoi dire che tutti quei ragazzini là dentro sono costretti da qualcuno a vivere così e a rubare?”
Santi cominciò a mordere un altro panino, ma non sembrava triste, anzi aveva quello stesso ottimismo tipico di Natalia.

“Eh sì… a volte costretti da qualcuno molto forte, altre volte dalla vita. Alcuni di quei bambini sono orfani o sono stati venduti in cambio di una qualche ricchezza promessa alle loro famiglie. Altri sono scappati dagli orfanotrofi dove venivano maltrattati… alla fine ci ritroviamo tutti qua…”

“Alla faccia dei diritti dell'infanzia…”, disse Natalia scuotendo la testa.

Ma lei adesso cosa poteva fare? Non poteva salvare tutte quelle creature. 

“Pensala così: intanto hai la consapevolezza di sapere quanto succede. Forse qualcosa puoi fare… magari ti verrà. Continuiamo il nostro piccolo viaggio adesso."

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