Ancora non ricordo come accadde. Era una calda notte di novembre. Si, qui l’autunno si veste ancora d’estate.

Ero andato a letto con tutte le buone intenzioni, un libro per conciliarmi il sonno che puntuale giunse dopo nemmeno una pagina letta. Spensi la luce e mi infilai sotto le lenzuola, forse riuscii a dormire per una decina di minuti, poi mi ritrovai a rotolarmi dentro il letto alla ricerca di una posizione più comoda. Niente da fare. Accesi la luce, Mr. Blake mi guardò con aria interrogativa, quasi a volermi dire: “Ma che hai! Le pulci?” Vedendomi alzare dal letto, si raggomitolò su se stesso e tornò a dormire.

Decisi di andare al Buenos Aires Café, almeno lì avrei potuto fare quattro chiacchiere con Don Eduardo.

Nonostante l’aria fosse mite, percepii una piccola nota di umidità nell’aria. Avrebbe piovuto, presto o tardi, per fortuna il Café è vicino.

Mi incamminai e manco a farlo apposta, venni raggiunto dalla prima scarica d’acqua, mi misi a correre cercando riparo sotto un portone, mi bagnai un po’ ma niente di grave. La pioggia passò senza darmi nemmeno il tempo di salutarla.

Mi rimisi in cammino e dopo nemmeno tre minuti, arrivò la seconda scarica di pioggia, questa volte più potente della precedente, mi misi a correre ma non trovai nessun riparo, i miei vestiti si inzupparono, intravidi il Café, aumentai i giri con il fiato grosso, appena misi piede sotto il portico del bar smise di piovere. Guardai il cielo e vidi il grosso nuvolone carico di pioggia spostarsi verso la città lasciando spazio a una luna sogghignante: “Mi prendi anche per il culo!” pensai rivolto al cielo.

 

Fradicio, entrai dentro il locale che data l’ora, quasi le due di notte, era pressoché deserto. Chiamai Don Eduardo, ma nessuno rispose, provai a cercare Blanca ma niente, non c’era traccia di nessuno, il Café aveva un’aria così tetra da mettermi il malumore e una leggera punta di paura, sarà che era appena passato Halloween e il locale era ancora tappezzato da decorazioni fantasmagoriche. Mi aspettavo di vedere spuntare da un momento all’altro da un angolo remoto del locale le gemelle di Shining o il pupazzo sul triciclo di Saw o chissà che altro… Invece no! Non accadde niente di tutto questo.

 

Vidi scendere dalle scale adiacenti al bancone del bar, un’apparizione, perché non poteva essere altrimenti. La donna più bella e seducente che i miei occhi abbiano mai visto. La calda aurora dei suoi capelli rossi, gli occhi grigi e taglienti come il ghiaccio, labbra suadenti, carnose e avide di baci ancora sconosciuti. Scendeva le scale come una diva dei tempi passati, il suo corpo ben proporzionato, indossava un vestito lungo di colore rosso che metteva in risalto il suo seno morbido, ad ogni gradino il suo decolté danzava una salsa cubana e io mi sentivo un fuoco pervadere tutto il mio corpo. L’espressione del suo viso era enigmatica; consapevole della sua femminilità, il suo passo era simile a quello di un puma che caccia, i suoi occhi mi fissavano lasciandomi interdetto. In lei c’era tutto quello che un uomo può desiderare. Era ghiaccio e fuoco allo stesso tempo.

 

«Be’! Vuoi stare fermo lì a bagnare il pavimento o preferisci asciugarti?» Il suono della sua voce, calda e vellutata aveva qualcosa di angelico e profano e io ero uno stoccafisso. Immobile, con la salivazione a zero, non riuscivo a spiccicare parole.

Si avvicinò a me, sbarrai gli occhi e spalancai la bocca, il suo viso era sempre più vicino al mio, ragionavo a malapena e il suo volto ora si trovava a pochi centimetri dal mio. Il suo profumo. Il profumo della sua pelle, le sue labbra, morbide e calde si adagiarono sulle mie. Credevo che fosse tutto un sogno.

“Starò sicuramente sognando, tra un po’ mi risveglierò nel mio letto e scoprirò che a baciarmi è Mr. Blake” pensai tra me.

«Va meglio adesso?» disse prendendomi per mano e accompagnandomi come un bambino vicino ad un camino acceso nella sala sinistra del locale.

«S-sì, molto meglio. G-grazie…» balbettai.

 

Mi fece sedere su un divano e cominciò a spogliarmi, abbozzai una piccola protesta ma lei continuò a togliermi i vestiti e appoggiarli su una sedia che posizionò davanti al camino per farli asciugare, dopodiché, mi mise una coperta sulle spalle.

Starle vicino mi creava molto imbarazzo, si mise comoda e mi massaggiò le spalle e le tempie facendomi rilassare.

«Di che hai paura? Non ti mangio mica! Sei così teso…»


CONTINUA...

Santiago Montrés

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