Salgo sul treno, pulisco gli occhiali da vista con qualcosa che di chiaro e lindo ormai ha solo il numero verde del centro ottico. Prendo le cuffie, le riposo. Convintomi nel ripensarci cerco la più vaga composizione che mi aiuti a distogliere lo sguardo da un'anziana signora piena di gentilezze e fastidi. Poche fermate dopo, forse tre, tocca al controllore fare il suo ingresso in scena sbattendo la penna sul taccuino ansioso di poter sfogare la frustrazione e le poche ore di sonno su più passeggeri possibili. Manco ci guadagnasse in sonno o in serenità, il fesso. Salgono muratori, insegnanti, magari qualche assassino comodamente seduto vicino al finestrino per godersi la luce ovattata delle 7.10. Anche agli assassini piacerà guardare fuori dal finestrino, ho pensato. Oltrepassiamo quel mancato quadro con la vergogna di aver lasciato un paesaggio così bello ad altri occhi, altri assassini. Dalle strette fessure formate dai miei occhi vedo sagome, filamenti di corpi che deambulano in cerca di sollievo dalla puzza stantia che esce dal bagno. Non ho ancora bene in testa la causa, ma sono sempre caduto nell'ipotesi che sui treni avvengano gli incontri migliori, sguardi fugaci ma intensi, come quando ti vedo dare un morso ad una mela. Dai bei morsi alle mele, tu.

Il guaio è che prima o dopo si deve scendere. Un bel paio di gambe, non belle come le tue, si allontanano con un passo a me sconosciuto dal vagone in cerca di un pertugio dal mal di testa che solo i treni sono in grado di farti venire. È un'altra zona del cervello, quella colpita dal vagone, tutta un'altra atmosfera rispetto agli spazi a cui sei abituato. Rimango spaesato ma concentrato dal fatto che non ho ancora capito se ci sia veramente un assassino su questo treno.

Mi viene in mente Agatha Christie, poi di nuovo penso a te che mordi la mela, e al succo che si riverserebbe sul mento se con un colpo di polso tu non lo spostassi dolcemente sul dorso della mano.

Mancano un paio di fermate, sballottiamo un po' come sbronzi di carezze. Viene da chiuderci gli occhi con attenzioni del genere.

Non voglio scendere. Prendo lo zaino. Mi avvicino alla porta, prendo una sigaretta, l'accendo pochi secondi prima dell'apertura. Me ne esco a braccetto con quel fumo e la sensazione che gli assassini, almeno per oggi, la giornata se la siano presa libera.

Meglio, visto che avevo tutta l'intenzione di venirti a trovare.

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