Doveva essere arrivato di recente. I muscoli guizzavano allegri sotto la pelle diafana della schiena magra e nervosa. Nessuna stagione di sole aveva ancora dipinto la curva glabra delle sue spalle. I jeans una trama da raccontare e da rammendare mentre cercavano rifugio tra le gobbe sconnesse degli scogli verdastri. Incantava il polso da direttore d’orchestra che scagliava la lenza in una curva perfetta, e gli avambracci da puparo navigato che governavano la danza del nylon invisibile e traditore. Vittime scivolose e lucenti finivano con calma austera e morbida dentro la sacca invidiata dai gabbiani. Gli occhi di molte persone cadevano sotto il suo sortilegio, incapaci di scostarsi dai suoi gesti da pifferaio magico, mentre i passeri instancabili si avvicinavano misurando passi invadenti intorno ai barattoli di cagnotti. Il sorriso di legno del pescatore prendeva sfumature infantili nel lanciare molliche di parole ai temerari pennuti. Li premiava con la gaiezza di un padre, coprendo di un brulichio di larve le fossette salate delle rocce marine. Poi ricominciava a preparare l’esca succulenta e crudele da gettare con precisione ipnotica tra gli orchestranti sottomarini.

Un bambino si allontanò dall’ombrellone, incurante dei richiami materni. Assecondava l’inaspettato desiderio di allineare i suoi gesti a quelli calcolati del pescatore. Veloce e disinvolto come una capretta conquistò la lingua di pietra che lo separava dal traguardo e si sedette in una nicchia accogliente, accanto alla canna incastrata tra due sassi. L’uomo sollevò lentamente le palpebre scoprendo al riverbero del sole gli occhi color dell’acqua. Girava piano una sigaretta spenta tra le dita dure. L’attenzione si arrampicava pigra sulla cima della canna in attesa di un inchino rivelatore. Uno spicchio di sguardo lo rivolse al bambino, le labbra scolpite in un sorriso laterale.

            “Chi sei tu?” chiese con un soffio di voce impastato di risacca.

            “Francesco, ma tutti mi chiamano Franni”

            “Fa vedere le mani” biascicò l’uomo stringendo la sigaretta tra le labbra. Prese le piccole dita vestite di entusiasmo tra le sue di cuoio e mormorò di approvazione. Il bimbo sorrise felice.

            “Ora guarda le mie”. Incurante dell’improvvisa agitazione della lenza schiuse lentamente il palmo delle mani scoprendo il tatuaggio di un cuore con un nome custodito dentro. Il bambino lesse, con una sorpresa che si mosse improvvisa dentro lo stomaco, effe erre a enne enne i.

Nessuno poteva immaginare che il pescatore fosse lì per questo.

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