Ecco, era arrivato ancora una volta: il sabato.
Per tanti bambini era il giorno più amato e atteso, il primo del fine settimana che permetteva di stare un po' più a letto, fare una bella colazione e guardare i cartoni animati in televisione, restando magari tutto il giorno in pigiama.

Da bambina credevo di essere l’unica a preferire i giorni di scuola e gli impegni del catechismo due volte a settimana.

Il sabato, e troppo spesso anche la domenica mattina, dovevo dedicarli alle visite ai parenti. Non che avessi qualcosa contro di loro, anzi: con gli anni alcuni li ho persino apprezzati. Ma per me, intorno agli otto o dieci anni, era una vera tortura. Se dal lunedì al venerdì mamma mi permetteva di indossare la tuta da ginnastica, i jeans o una bella salopette, il sabato non mi concedeva sconti. Calzavo ballerine di vernice sempre lucide e indossavo vestitini di velluto con le maniche a sbuffo, completi di una leggera sottogonna di tulle dall'effetto vedo-non-vedo. Essendo un vero maschiaccio, mi trovavo ridicola.

Non riuscivo a stare ferma, dovevo continuamente muovermi e spesso mi cimentavo nel mio gioco preferito di quegli anni: saltare un elastico, a volte reale altre volte immaginario, spesso teso da amiche altrettanto immaginarie. Un gioco in cui, alla fine di ogni sequenza, facevo passare l'elastico prima all'altezza delle caviglie, poi alle ginocchia, alle cosce e infine ai fianchi.

I miei salti facevano perdere la pazienza alle vecchie zie "signorine" che andavamo a trovare, poco avvezze ad avere creature in giro per casa e, soprattutto, in quel salotto buono che veniva aperto solo durante quelle visite.

Tutto iniziava molto presto: facevo colazione, mi lavavo viso e denti. Poi subivo il controllo delle unghie: Dio ci scampi se fosse rimasta qualche traccia di sporco sotto quella del mio mignolo! La prima tappa era sempre dalla zia di papà, zitella fino al midollo, che viveva con il fratello maggiore, anch'egli scapolone da una vita. Ricordo perfettamente il divano e le poltrone di un rosso sanguinaccio, coperti parzialmente dai centrini di pizzo creati da lei. Mio padre entrava quasi in punta di piedi. Poi arrivava la zia che, nonostante l’età avanzata, era alta quanto me e con estrema delicatezza ritirava tutti i suoi preziosi pizzi.

La caffettiera di ceramica compariva in un istante, insieme alle tazzine buone esibite solo per le grandi occasioni.

Io e mia sorella avevamo già ricevuto tutte le raccomandazioni del caso durante il tragitto in auto: "State ferme, non chiedete nulla, dovete aspettare che vi venga offerto qualcosa e, se la zia vi fa una domanda, rispondete sempre in maniera educata".

In quanto sorella maggiore, toccava a me dare l’esempio. Ma mentre la mia sorellina sembrava una bambola di porcellana seduta composta in poltrona, io dopo solo mezz’ora avevo il diavolo in corpo. Quella foga mi spingeva a dondolare le gambe o a disegnare forme e animali con il dito sul velluto del divano.

Gli sguardi di mia madre non tardavano ad arrivarmi addosso: sgranava un po' gli occhi e scuoteva il capo. 

Tuttavia, non essendo mai stata troppo severa e comprendendo la mia insofferenza, capitava spesso che con una scusa mi chiedesse di accompagnarla in bagno.

Lì, chiuse entrambe nella piccola stanza, mi faceva fare due o tre salti sul posto per farmi scaricare un po' di energia.

Ho sempre adorato quel suo modo di capirmi in un istante: ci educava, sì, ma senza mai esagerare e senza mai chiederci più di quanto fossimo pronti a dare.

Le visite a casa di zia Speranza e di zio Alberto duravano circa un'ora. 

Mio padre parlava con lo zio di lavoro e mia madre ascoltava i riassunti delle telenovelas spagnole, di cui zia Speranza era una grande fan. Trascorso il tempo limite per noi bambine, arrivava finalmente il momento dei saluti. 

La zia spariva nella sua camera da letto. Poco dopo tornava con qualche moneta in mano, che ci infilava in tasca. Era il suo modo per ringraziarci della visita. Per me significava potermi comprare un cremino al bar vicino a casa. 

Onestamente, a distanza di anni, credo di essere riuscita a sopportare tutte quelle visite solo per quelle poche monete che mi tintinnavano in fine dentro la tasca.

Tutti i racconti

0
0
2

STORIA DI TOPO MUS (2/2)

13 July 2026

I tunnel scorrevano come viscere illuminate da neon guasti. Sopra sentiva i passi metallici dei droni, le sirene, le voci sintetiche: “Soggetto localizzato. Recupero autorizzato.” Mus saltava tra tubi, cavi, pozzetti e vecchi mosaici sepolti. Ogni tanto vedeva frammenti de città antica incastonati [...]

Tempo di lettura: 3 minuti

0
0
2

Un giorno nella vita...

13 July 2026

Il turbinio di emozioni che mi travolse, offuscò decisamente la mia capacità di giudizio. La naturale compostezza del mio carattere, talvolta scambiata per freddezza, fu messa duramente alla prova. Alla fine cedetti e mi ritrovai ad abbracciare, quasi senza ritegno, alcuni tifosi, provando ad intonare [...]

Tempo di lettura: 3 minuti

6
4
17

STORIA DI TOPO MUS (1/2)

12 July 2026

Roma, quando cala la notte, le strade spesso se svuotano pe’ davvero, la città nun dorme: se trasforma. I sampietrini diventano costellazioni di pietre stellari, i lampioni sembrano soli artificiali, e i tombini… ah, li tombini diventano porte pe’ magici mondi che l’occhio umano manco sospetta. [...]

Tempo di lettura: 5 minuti

  • Teo Bo: Like. Stile empatico, penna di qualità. Aspetto il seguito.

  • zeroassoluto: Forza topo Mus!
    Famogliela vedè a sti burini...
    Ovviamente super [...]

2
3
27

Senza Sal

12 July 2026

“Sal è morto”. “Chi?”. “Quel ragazzone che voleva fare l'americano. ”Ah, l'idiota". “Porta rispetto, giusto prima che partisse per le vacanze avevamo concordato che avrebbe dato una mano in officina al suo ritorno, ma così va la vita". “Vita di merda, beviamo qualcosa di fresco, mi sembra di [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

  • zeroassoluto: Benvenuto ragazxo!
    Uno spaccato di vita "Bro", dove, malgrado [...]

  • Jeanjeudi: Grazie razie, davvero troppo buoni. Ma il vostro incoraggiamento suscita il [...]

7
9
36

La Cartolina

Dax
11 July 2026

C'era un tempo in cui nel mio quartiere il passare delle auto era un evento raro. Noi ragazzi potevamo giocare a palla in mezzo alla strada, usando due lattine di Fanta per delimitare la porta. In estate eravamo tutti fuori a divertirci, incuranti del caldo umido. Ci si riuniva al parchetto e, [...]

Tempo di lettura: 3 minuti

  • zeroassoluto: Bei ricordi!
    Noi spesso giocavamo prima di entrare a scuola (prima media) [...]

  • Miri Miri: Bravo Dax, un immersione tenera e nostalgica nel mondo visto dagli occhi di [...]

9
8
52

Sessismo a tavola

10 July 2026

Dovevi rinunciare a tutto, anche all’autobus nelle giornate di neve e fartela a piedi per andare a lezione, ma dopo un paio di mesi riuscivi a raggranellare 20.000 lire per invitarla in pizzeria; non c’erano dubbi su chi dovesse pagare, anche se lei si fosse presentata all’appuntamento in Chanel [...]

Tempo di lettura: 3 minuti

  • Dax: Mi piace assai e condivido le idee, anche se la vedo difficile applicarle con [...]

  • Lorenzo: Veramente gradevole

5
13
50

Sauce Smart Working

Tratto da una storia vera

09 July 2026

"XXX, per favore, mi può dare il numero di codice di..." "No, perchè nun trovo 'o spid". "Ma se le ho dato ieri il numero!". "Sì, ma m'è cascato 'o telefono dent' a pummarola!".

Tempo di lettura: 30 secondi

  • Virginia Lupo: questo pensiero é per il signor Walter Fest dopo aver letto il suo commento [...]

  • Rubrus: Buongiorno e grazie. Questi piccoli incidenti potrebbero essere il segno di [...]

3
4
58

Il piangino social

08 July 2026

Sul gruppo Facebook del quartiere comparve un post drammatico: — Amici, ho perso il cellulare. È la mia vita, il mio lavoro: senza di lui non vado avanti. Aiutatemi con una piccola donazione. I primi euro arrivarono subito. Ma un certo Paolo commentò: — Non ti preoccupare, ho un telefono identico [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

  • Maria Merlo: Purtroppo esistono. Bravo interstellar un racconto ben scritto, ironico e realistico.

  • Rubrus: Be', però avrà vita breve. Nel quartiere ormai tutti lo conoscojo. [...]

4
5
36

CONTRASTO

L'anima nell'acqua

07 July 2026

Era una grande gabbia di legno, attraverso le fessure potevo scorgere l'orizzonte fatto di acqua e cielo. I miei piedi appoggiavano su una tavola che dondolava seguendo il movimento del mare. L'acqua, filtrando dai lati, entrava bagnandomi fino alle caviglie. Non mi spaventava poi tanto stare lì [...]

Tempo di lettura: 3 minuti

8
8
171

Un piano perfetto

06 July 2026

Il piano di Harry era complesso, ma geniale. Aveva lavorato intensamente per quasi tre anni sino ad elaborare un sistema perfetto. La morte di Robert, un uomo ripugnante che non meritava alcuna pietà, sarebbe apparsa a tutti gli effetti un decesso naturale. Nessuno avrebbe mai pensato a un omicidio. [...]

Tempo di lettura: 30 secondi

4
5
79

Nicoleta

05 July 2026

Fine aprile. Nicoleta, dopo aver trascorso la Pasqua ortodossa a Iasi, era tornata a Centocelle. Le settimane passate in Romania con i due figli minori erano state un riposo forzato. Ore e ore recitando la parte della madre. Il distacco era iniziato tre anni prima, quando nel Regno Unito aveva [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

  • Lo Scrittore: sembra una scena ormai ricorrente stando alle cronache cittadine, io vedo due [...]

  • zeroassoluto: Un quadretto piuttosto consueto dei giorni nostri, in particolare nelle citta [...]

5
5
65

Evviva gli Americani

Storie di famiglia

04 July 2026

Il fatto che gli Americani avessero preso posto in casa Vannelli, con l'aia piena di calcinacci e la stalla a destra dell'ingresso, aveva portato, se non altro, una ventata di novità in quel periodo di miseria nera che si stava attraversando. Certo le zuppe di fagioli e le patate non bastavano [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

Torna su