Amici lettori, amici autori, per quest'occasione ho messo in pausa l'arte per dirvi quanto segue: sicuramente molti di voi hanno seguito il dibattito imprevisto e improvvisato generato, durante le feste di Natale, dall'uscita di un racconto che ha suscitato una lunga, accesa ma pacata ed educata discussione con decine di interventi appassionati.

Salto complimenti e congratulazioni a tutti e vado al dunque perché a riflettori spenti, chiuso il sipario, l'argomento può essere considerato (viste le ultime notizie sempre di più preoccupanti) ancora caldo e mi pare giusto condividere con voi un mio personale “amarcord”.

Il tema è la guerra.

Io sono  nato nel 1958, 13 anni circa dal termine della seconda guerra mondiale.

Un tempo sufficiente per ritenermi lontano da quella tragedia ma in fondo  neanche cosi distante.

 Non a caso, gli anni'60 , quelli del boom, furono una reazione agli anni grigi della guerra ed una esplosione di libertà.

Mio padre classe 1922, la guerra la fece ma, lui come tanti altri di questa esperienza ai propri figli raccontava poco o nulla, probabilmente per tenerci distaccati da storie inenarrabili, pertanto quello che da ragazzino venni a sapere su questo conflitto lo ricavavo dai discorsi tra grandi.

“Amarcord” che per esempio mio padre raccontava che quando venne chiamato per la visita medica per poi essere arruolato e poi partire al fronte, avendo ascoltato le storie dei vecchi reduci dalla prima di guerra mondiale del ‘15 - ’18 che praticamente narravano di giovani scannati, sbudellati, maciullati e massacrati in trincea mentre gli alti gradi se ne stavano al sicuro.

Voi capite che la cosa non era mica tanto bella, non si trattava di eroismo e patriottismo ma di vera e propria ingiustizia e così mio padre ascoltando queste reali testimonianze, quando toccò alla sua classe presentarsi, forse un po' per paura ma anche perché era sicuro che le stesse scene si sarebbero sicuramente ripetute, lui e chissà quanti altri decisero di fingersi matti per non finire male .

E non crediate che quei giovani fossero codardi!

Al contrario erano tutti giovani coraggiosi come tutti i ventenni, ma sapevano bene di andare incontro alla morte, stando per giunta dalla parte sbagliata

Il problema però poi fu, che sembra che a decidere che se eri matto o no era un generale responsabile del reclutamento che pare sbattendo sonoramente i pugni sulla scrivania a petto in fuori tutto eccitato urlava: “Qui non si riformano neanche i morti”.

Non ricordo  che mio padre narrasse altro ma penso che chi scappava e sfuggiva alla chiamata alle armi come minimo finiva in galera o anche peggio. 

E cosi mio padre partii. 

Fortunatamente per lui, l'esito del conflitto era già compromesso e in Sicilia dopo lo sbarco degli alleati venne fatto prigioniero e per 3 anni visse in campo di prigionia ma, almeno lui e tanti suoi commilitoni avevano salvato la pelle. Purtroppo non ricordo altro ma questo mi basta per avere avuto da sempre la conferma che la guerra fa schifo e che sia inutile.

Tutti sanno che le prime vittime sono gli innocenti, è superfluo dire che la guerra non è un film, vi prego non fatemi dire cose ovvie, alzi la mano chi pensa che la guerra sia giusta, eppure al momento ci sono tante guerre in corso,  si parla di corsa agli armamenti, dobbiamo difenderci, se vuoi la pace preparati alla guerra.

Tutte minchiate!

Il mio è un “amarcord” serio e veritiero, le chiacchiere stanno a zero, stiamo in campana, non facciamoci abbindolare dai tamburi di guerra, ora non ci sono più i vecchi che possono raccontare quello che accadde nelle guerre passate (pensate che qualche giorno fa all'ufficio postale stavo seduto di fianco ad un anziano con il bastone sull'ottantina abbondante che durante la guerra stava in fasce, immaginate un po' quanti pochi siano rimasti in vita di coloro che possono parlarne).

Stanno facendo passare il messaggio che ci vuole la guerra per risolvere le questioni, non si parla altro che di morte, bombardamenti e droni che te li fanno passare per aquiloni.

No amici:

La guerra fa schifo.

Dobbiamo tutti vivere in pace!

Non c'è altro da dire. 

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