LATRATI

 

C’era tutte le notti, d’inverno quel cane ululava e guaiva alla luna, sia che fosse piena o un buco profondo nel nero universo.

Quel pastore degli Urali comunicava coi morti.

Ne sentivo i sussurri quando il latrato si faceva continuo e profondo, quando quella singola vocale, la U, veniva ripetuta all’infinito in un mantra mortale.

Cercavo di non ascoltare ma non riuscivo a distogliere la mente da quel mesto uggiolare.

Quando il molosso smetteva le voci si facevano più flebili ma non mancavano di portarmi dei messaggi.

“Dove sono?”.

“Aiutatemi…”.

“Fa male, aiuto!”.

“Sono qui, non andate via.”.

Era chiaro che il cane fosse il tramite maggiore con il mondo dei morti, ma anche i muri, le fondamenta e i tetti appollaiati uno sull’altro, erano loro porta voce.

Vivevo in quella casa da un decennio, quattro mura di mattoni e sassi appoggiati ad altre costruzioni, messi lì da uomini in cerca di pace e aria pura. L’avevo affittata per pochi spicci e poi per allontanarmi dal centro cittadino. Le luci, il rumore e il malessere generato dall’umanità, mi aveva portato verso i monti e le valli, ultimo anello di congiunzione tra la civiltà e un nulla fatto di silenzio e solitudine. 

Mi trovavo bene, una casupola in un agglomerato semi disabitato d’inverno, tenuto in vita da qualche famiglia venuta dall’est e i vecchi che avevano sempre e solo vissuto lì, tra quelle ruette di sanpietrini e un unico bar trattoria per i grandi eventi. Gente che lavorava sodo e la sera amava stare davanti al camino con un fiasco per compagnia.

Me ne ero invaghito un giorno d’estate, quando a dispetto dei mesi invernali tutto si riempiva di vita grazie a villeggianti della capitale, che preferivano il fresco dei monti alla calura delle sabbie marine. Avevo preso i miei quattro mobili e trasferito.

Una bicocca con un piano rialzato, il tetto spiovente e un abbaino che di giorno incanalava la luce del sole e di notte tutta la mia tristezza.

Lavoravo alla stesura di un romanzo, niente di impegnativo, qualcosa che se presentato bene, mi avrebbe fruttato qualche soldo in più, visto che il lavoro quello vero, era buttare articoli su un giornalino locale e vivere con uno stipendio da fame.

Poi da un giorno all’altro il molosso era apparso, così dal nulla, una notte aveva lanciato il suo primo ululato e non aveva più smesso. 

“Non lasciatemi qui, ho paura, sono sola.”.

“I bambini, dove sono?”.

“Soffoco…”.

Quelle voci affollavano la mi testa e non riuscivo a trovare pace, mi violavano le meningi e le urla ghiacciavano quel poco di sangue rimastomi addosso. A rendere il tutto più spettrale, il sapore della polvere in bocca e il tetto che pareva muoversi facendo sembrare la notte un esorcismo e il latrato, la parola sacra del sacerdote. 

Non sapevo dove fosse, avevo provato a cercarlo ma invano, ne avevo visto la sagoma una notte di pioggia, l’acqua ne aveva segnato i contorni ma nient’altro. Il degno erede del mastino di Conan Doyle, con la differenza che questo era reale.

“Vi prego, non andate via, qui c’è mia madre.”.

“Mia moglie sta male, aiuto.”. 

Ogni notte, passate le 3 il paese si riempiva grazie alle voci, qualcuna più forte, altre solo monosillabi che seguivano il guaito. Mi capitava di poggiare a terra l’orecchio e sentire un pianto sommesso che arrivava da sotto, come se il pavimento fosse abitato. Più di una volta fui tentato di scavare, ma il buon senso riprendeva dominio alle prime luci dell’alba.

Via la luna, via il cane, via il buio, le voci tornavano ad abitare lontano da me. Di giorno tutto taceva e se mi affacciavo dalla finestrina, potevo vedere la valle e in fondo, la percezione di infinito. Cercavo di capire se chi bisbigliava, fosse un conoscente, ma invano, tante, troppe voci si sovrapponevano l’una all’altra creando un’orribile cacofonia.

“Sono disperato, il dolore mi fa impazzire.”.

“Sono morti tutti… aiutatemi.”.

A volte mi pareva, quando l’abbaiare del molosso si faceva martoriante, che un rombo venisse giù dalle montagne, un tuono improvviso e brutale che dava il via a urla terrificanti.

Cercai una spiegazione logica, i fantasmi non erano il mio forte, ma cominciai a credere che il paese fosse sotto un incantesimo.

Sorridevo dell’idea e tornavo a sedere sulla poltrona davanti al pc.

Il wi-fi non funzionava da un po', avevo cercato di contattare un tecnico, ma invano.

Non mi restava che andare in città e prendere di petto la situazione.

Preso da un’ansia che mi faceva avere i brividi scendevo da basso e mi avvicinavo alla porta, ne sfioravo la maniglia e ritraevo la mano come ci fosse una scarica elettrica che mi trapassava. Non riuscivo a uscire.

Più passava il tempo e meno avevo voglia di vedere gente, mi ero chiuso in una misantropia profonda, guardavo la maglietta insanguinata e tornavo a sedermi sulla poltrona al piano di sopra. Le voci mi parlavano e io ascoltavo senza poter rispondere e attendevo il cane che ululasse in quella parte di zona montagnosa dove fino al 24 agosto 2016 c’era Pescara del Tronto, il paesino che mi aveva inghiottito la notte del terremoto. Non ero riuscito più a muovermi dalla poltrona dove mi ero addormentato e mai più risvegliato.

Le voci degli altri permeavano le macerie che i vivi avevano deciso di abbandonare lì.

Ero morto sul colpo, il tetto era venuto giù schiacciandomi tra cielo e pavimento.

“Vi prego… sono qui, non abbandonatemi.”.

“Zitta, sono andati via tutti…”.

Il pastore degli Urali corre tra le macerie e quando la neve sfiocchetta qua e là, uggiola tutto felice, un altro inverno coprirà di bianco noi morti. 

Per sempre.

 

 

 

Tutti i racconti

2
4
39

Tutto ciò che abbiamo

18 January 2026

Era ancora una bambina quando le dissi che in questo mondo la giustizia non esisteva. Le dissi che era solo una favola, come quelle con cui la facevo addormentare la sera, quando diventava buio. Lei abbassava gli occhi e annuiva. Era diventata una ragazza quando la luce sparì. Improvvisamente [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

  • Riccardo: welcome..e ai prossimi ✍

  • Taurendil: Grazie a tutti. Grazie per il benvenuto, e per le vostre parole. Una buona [...]

5
8
58

Corona Di Volontà

18 January 2026

Nel giaciglio d’ombre delle lacrime, la mia pena vegliava insonne, e il corpo emaciato sbucava, tremula candela bianca, sul punto di spegnersi al fato. Ma dal caldo fuoco del cuore, più duro d’una rocca antica, s’innalzò favilla di brama in speme, che vinse la tenebra al soffio [...]

Tempo di lettura: 30 secondi

4
4
69

Il motociclista

17 January 2026

Mentre guidava quella bellissima e potente auto, Mick fu attraversato all’improvviso dalla fantasia di un incidente mortale: un pensiero secco, inevitabile. Attorno a lui la regione si chiudeva in rilievi e boschi che si innalzavano da ogni lato, come se custodissero il senso ultimo del suo passaggio. [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

  • Rubrus: .. perchè, secondo me, il protagonista era l'ultima portata. Mi [...]

  • CarloAnti: Ciao Rubrus temo che hai omesso parte del testo e che è necessafio per [...]

4
5
71

Bastano 5 minuti

17 January 2026

Parigi, novembre 2025. ”Quanto è frenetica, la vita.” Questo il primo pensiero di Martina, mentre alza gli occhi al cielo. Ventenne, nata e cresciuta a Torino, con la testa sempre altrove, sempre via, da un anno vive a Parigi dove studia Lingue in una prestigiosa università. A Parigi ogni giorno [...]

Tempo di lettura: 3 minuti

7
5
32

Come difendersi da un collasso dimensionale

Della sorprendente capacità di sopravvivenza posseduta dalle idre e dai vermi piatti

16 January 2026

Nel suo celebre libro, Flatlandia, E.A. Abbott discute un ipotetico mondo bidimensionale. L’osservazione cruciale è che, in un tale universo, nessun organismo vivente potrebbe possedere un tubo digerente passante. Questo, infatti, lo dividerebbe inevitabilmente in due parti. Il lettore osserverà [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

4
8
44

Il flauto di Pan

16 January 2026

Non so se sia così ancora oggi, ma quando frequentavo le elementari, agli esami di quinta, bisognava sostenere una prova di disegno. Il tema era libero, ma, non so perché, tutti disegnarono la solita casetta con qualche albero attorno e il solito sole in alto. Disegnai anch’io una casetta con sole [...]

Tempo di lettura: 3 minuti

  • Dax: Piacevole lettura. io non so fare un "O" con il.bicchiere, quindi [...]

  • Paolo Ferazzoli PRFF: I like
    benvenuto Giorgio e complimenti per il bellissimmo esordio.
    Un [...]

4
6
45

Il rovescio della medaglia del mio: "Il valore del donare"

L'ingratitudine

15 January 2026

È con grande emozione che mi ritrovo a riflettere sulla recente pubblicazione del mio racconto "Il valore del donare: Le radici di una vita di generosità". È stato un viaggio pieno di soddisfazioni, e voglio esprimere la mia sincera gratitudine a tutti coloro che hanno dedicato del tempo a leggerlo, [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

  • Dax: Che dire..?L'ingratitudine,ovvero la certezza che tutto ci sia dovuto è [...]

  • Ondine: Ciao Gennarino e a tutti, nel rientrare ti ho letto per primo, ed e bello perchè [...]

6
10
85

Dentro un quadro

Viaggio tra i colori

15 January 2026

Lì nel soggiorno della vecchia casa c’era appeso un grande quadro. Al mattino la luce entrava da una finestra e lo colpiva di sbieco ravvivandone i colori. Azzurro, verde, arancione… Tutti come per magia si illuminavano diventando brillanti e le figure presenti ballavano tenendosi per mano tra [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

  • Rubrus: Piaciuto. Devo dire per un po' ho pensato che il gatto fosse finito dentro [...]

  • Dax: Carino... colorato.Like

5
7
49

Gli specchi

14 January 2026

Una fredda domenica di dicembre passeggiavo tra gli edifici chiusi e vuoti del Politecnico di Milano. Mi faceva impressione vedere il campus universitario quasi completamente deserto. Mentre mi guardavo intorno però i ricordi iniziarono a fluire e a prendere spazio, fino a riempire quello sfondo [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

  • Lo Scrittore: la fragilità emotiva dei giovani si scontra con l'austerità [...]

  • Riccardo: ecco, bravo, un nuovo capitolo.
    vedrai, sarà magnifico
    racconto [...]

6
7
50

Il triciclo

14 January 2026

"Buongiorno, ispettore, come va?" Chiese il barista dietro il bancone. "Buongiorno, Antonio… lo sai che ormai sono in pensione… non chiamarmi più ispettore." Lanciò uno sguardo che oscillava tra il sornione e il faceto. Da trent’anni circa, prima come ispettore e poi da pensionato, veniva in quel [...]

Tempo di lettura: 3 minuti

  • Lo Scrittore: un brusco risveglio da una routine collaudata, fortuna che c'è stato [...]

  • An Old Luca: Bello avere la verifica (contro i principi in voga attualmente) che un racconto [...]

2
8
125

L'ultimo incontro

13 January 2026

Il giornale radio comunicò che sulle montagne era in corso la prima nevicata dell'inverno. Parcheggiammo in Via Torino. Scendemmo dall'auto. Il pulviscolo luminoso dei lampioni impediva di vedere il cielo. L'aria era pungente. Entrammo nell'alcova. In ogni angolo della stanza dei candelabri indiani [...]

Tempo di lettura: 30 secondi

  • Simone Graziosi: Buongiorno a Tutti. Sul sito www.spreaker.com sono stati pubblicati dei podcast [...]

  • Walter Fest: Grazzie un sacco Simo' , certo che andremo a sentirti sur poddecast.

3
4
67

MISERIA E NOBREZA

13 January 2026

“Diz que deu, diz que da’, diz que Deus darà” Le voci un po’ gracchianti di Caetano e Chico, provenivano da una vecchia radio distrattamente collocata su uno dei tanti balconcini, in uno dei numerosi vicoli di quel gigantesco agglomerato urbano chiamato “Rocinha”. Un girone dantesco al contrario [...]

Tempo di lettura: 5 minuti

Torna su