Nello scompartimento dell’area comune, creando nervosismo agli altri passeggeri, due ragazzini si stavano rincorrendo. Facevano parte di una allegra e chiassosa scolaresca in gita. Si trovavano sul trenino folcloristico chiamato Alpi e Nubi, che attraversa per circa trecento chilometri le montagne della Provenza, dando così il brivido di viaggiare ad alta quota, appunto tra le nubi, su uno strapiombo di quasi tremila metri. Il treno è ormai moderno, ma riprende nell’arredamento e nei costumi dell’equipaggio, lo stile di quelli a vapore che trasportavano i minatori circa centocinquanta anni prima. Oggi frotte di turisti pagano un biglietto diverse centinaia di euro per vivere l’esperienza unica di tre giorni e due notti. Stando a quello che il dottor Suarez aveva letto, le stazioni, su tutta la rete, erano state ristrutturate e davano lavoro a molti abitanti di quei paesi che, dopo la chiusura della miniera, erano caduti nella povertà più assoluta ed in alcuni casi erano stati abbandonati. Per questo il governo aveva riscosso grande successo. L’articolo andava avanti e spiegava che grazie ad un’intelligente strategia pubblicitaria, con poca spesa di rifacimento e manutenzione, era riuscito a mettere in piedi una vera industria del denaro. Così, famiglie intere, sposini in viaggio di nozze, studenti e viaggiatori comuni, provavano l’emozione di un tuffo nel passato. La linea era attiva dalla primavera all’autunno, visto che durante l’inverno, la neve bloccava grandi tratti di ferrovia.
All’interno il dottor Martin Suarez, speleologo spagnolo, viaggiava con i suoi colleghi, sulle tracce di alcune spedizioni che in passato avevano percorso quella stessa rotta senza però aver mai registrato nessuna segnalazione. Era proprio curiosa la coincidenza delle precedenti spedizioni. Nessuna aveva divulgato la minima informazione.  Non permettendo quindi, agli studiosi contemporanei, di conoscere la conformazione ed il clima di quei territori.

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