Lontano, ero andata lontano. 

Questo pensavate. 

Invece mi ero nascosta  tra le esili canne ai margini del fiume. Dietro casa.  

Eppure pensavate fossi andata via, lontano, fuggita oltre le colline, a sud, come spesso apostrofavo, girando per casa, con le mani puntate sui fianchi. Mentre voialtri, presi dall'egoismo che vi sovrastava, nemmeno facevate caso al mio vociare, al mio malessere. Da anni… un modo come un altro, il mio,  per dirvi che esistevo, che ero stanca, che volevo spazio, che volevo respirare tutta l'aria del mondo. E poi, come succede, ero sempre lì, al mio posto, accanto a voi. Presente, inarrestabile dispensatrice di ogni vostra richiesta. Ma soprattutto pronta ad amare ogni vostro sgarbo. Perché si, vi amavo, sopra ogni altro pensiero. 

Vi amavo.

Fino a quel giorno, in cui lasciai prendere, dal male di tutti, dal male tiranno, infido e silenzioso. E voi? Assenti, come sempre. Negando persino l'aspetto che ora vestiva  mio corpo. Negando il mio sguardo vuoto su di voi, vuoto di energia e di vita. Negando il bisogno che avevo di un abbraccio.

Ma le tempeste molto spesso arrivano laddove la terra è più forte e le radici più profonde. Ho resistito, ho combattuto, ho vinto. Due anni in trincea, due anni di resistenza, due anni di prigionia… e poi la libertà. 

Ora sono qui, tra queste canne, leggere, altissime, resistenti e mosse dal vento di questa primavera giunta infine a riscaldare e a placare il rigido inverno dei mesi scorsi. Ora sono qui, osservo il fremito delle fronde, il  mormorio dell'acqua che accarezza prepotente i ciottoli. Ora sono qui.

Lontano.  Da voi. Forse da tutto.

Libera.

 

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