Prologo: 25 marzo

Dal diario del comandante

Ci siamo, oggi pomeriggio finalmente sarà il momento, Danilo detto Nilo e Dora hanno a disposizione la casa dei genitori di lui, i quali hanno deciso di passare un week-end sulla neve, l’ultima per quest’anno.

È il momento che i ragazzi aspettavano da due mesi, da quando lei ha capito che

A) lui è l’uomo della sua vita

B) non vuole raggiungere i diciott’anni con un pezzettino di carne superflua (se la sentissero parlare così i suoi, paladini di Comunione e Liberazione, le taglierebbero la lingua, come ai bei tempi della Santa Inquisizione)

Dora arriva in tarda mattinata a casa di Nilo vestita di molti strati di lino, cotone e jeans come se questi ultimi ostacoli potessero, nei suoi più intimi pensieri, ritardare il momento sacrificale.

Avevano deciso di aspettare con calma dopo pranzo, ma al primo bacio entrambi capiscono che quel momento non è più procrastinabile, iniziano a strapparsi i vestiti di dosso, toccando quei punti finora solo sognati…

… e qui intervengo io, ancora non avete capito chi sono? Il terzo incomodo, il mio compito è di allungarmi per facilitare il compito del mio socio di entrare nel corpo di lei.

Tutto tranquillo, eravamo già pronti prima che lei arrivasse, il pensiero del corpo di lei, acerbo ma già maturo, mi ha quasi fatto raggiungere molte volte il punto di non ritorno, avevamo dovuto pensare ad una partita di pallone persa tre a zero,  per uscire dal pericolo.

Finalmente posso sognare autonomamente attraverso il mio occhietto. Tolti gli slip la prima cosa che vedo è il viso di lei che guarda curiosamente la mia erezione, si allontana soddisfatta, si getta all’indietro sul letto e si toglie gli ultimi vestiti.

È goffa nello spogliarello, ma per questo ancora più sexy.

Che bella che è, anch’io vedo la passerotta per la prima volta senza il fermo immagine dei video su you tube.

In effetti anche Dora è ferma, si concede timidamente allo sguardo di noi due. Non riesce a guardare Nilo negli occhi, continua a studiarmi, come ipnotizzata.

Il momento è giunto, mi avvicino ed entriamo.

È tutto buio ma è come scivolare in Paradiso, un posto caldo ed invitante, supero gli ostacoli e…

CAVOLO, mi sono distratto, ho lanciato il carico troppo presto, non ero abituato ad essere stretto in modo così bello, vedo i miei spermatozoi prendere di mira un bellissimo ovulo, circondandolo senza pietà, una battaglia persa… o vinta in partenza.

 

24 dicembre, ore 19

Nove mesi dopo, in casa dei genitori di Nilo, Diego e Maura,  una coppia di quarantenni troppo giovani per aver fatto il ’68, diventati adulti con gli ideali derisi dai nuovi liberisti e cresciuti con la nostalgia del passato. Si erano ritrovati in una delle ultime sezioni del PCI, amore a prima vista con figlio annesso. Era stata dura, ma ora vivevano felici, nostalgici e desiderosi di mettere ancora in pratica il loro passato di lotta, purtroppo, non per colpa loro, mai espresso pienamente.

«Maura ti avverto, non rinuncio alla carne, per la mia famiglia è sempre stato un vanto, un esigenza, volete che festeggi? Datemi una bistecca!»

«Diego, smettila, dall’odore dell’incenso in avvicinamento, i consuoceri stanno arrivando, spero che Nilo abbia già avvertito Dora, comunque per loro ho cucinato pesce»

«Cosa cambia? Sono cattolici, non serve farli contenti, pretendono che anche noi facessimo le stesse cose che fanno loro»

«Speriamo che i ragazzi arrivino per primi, non sopporterei la tensione. Ricordati che ufficialmente Dora è al settimo mese, se sapessero che il bambinello sta arrivando ci sarebbero svenimenti, capirebbero che i ragazzi l’hanno fatto quando non erano ancora fidanzati»

«Vittoria si sciacquetterebbe con l’acqua santa e Giovanni si fustigherebbe come l’albino Silas del “Codice Da Vinci”! Quanta ipocrisia, che schifo!»

«Te lo dico per l’ultima volta, smettila!»

«Solo se fai un primo giro di bistecche per tutti, devono avere il diritto di rifiutare, ma non di cambiare la vita al prossimo!»

«Va bene»

 

24 dicembre, stessa ora, qualche chilometro di distanza

I nostri due ragazzi, imbottigliati nel traffico dell’ultima ora pensano con terrore all’incontro tra consuoceri, i quali per ora si sono visti solo al matrimonio in comune, osteggiato dai genitori di Dora, Vittoria e Giovanni, sessantenni ultrà di Militia Christi, che sono contrari a tutto lo stile di vita dei ragazzi e che cercano di mettere bocca su tutto, inutilmente.

«Lo sento, finirà male, perché gli abbiamo dato retta? Non può funzionare il diavolo e l’acquasanta!»

«L’importante è che non senti altro, il cucciolo è tranquillo?»

«Angosciato. Lo intuisco.»

«Digli di resistere, domani è un altro giorno»

«Perché non lo fai tu? Mi piaci tanto quando vai lì sotto e gli sussurri parole dolci»

«Smettila, è un mese che non lo facciamo, se proviamo a fare qualcosa, tu vomiti ed io con l’affare in tensione ci sollevo i pesi!»

«Te lo taglio l’affare, è colpa sua se ci troviamo in questa situazione»

«Amore, era troppo tempo che ti desideravo»

«Cinque secondi! Neanche il tempo di dire “stai attento!” che già avevi combinato il guaio»

«Ma ora è tutto risolto, avremo un cucciolo bellissimo e…»

«… e una vita difficile»

 

 

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