Camminava nervosamente avanti indietro sui tacchi. Una passata di matita, un po’ di rossetto e il trucco del giorno precedente come base. 
Viola non era per nulla una ragazza trasgressiva, era imperfetta e pasticciona, ma aveva dei principi che difficilmente potevano essere messi in discussione. 
L’amicizia era al primo posto nella sua vita, dato che l’amore vero non l’aveva ancora provato: troppe delusioni e troppe ferite, doveva smettere di accontentarsi delle briciole!
Viola quella sera si sentiva triste, delusa e demoralizzata. 
Dopo l’ennesima scottatura tornare a credere nell’amore sembrava davvero impossibile. Aveva bisogno di distrarsi, di sentirsi apprezzata e di fuggire da quel senso di inettitudine che ogni tanto la travolgeva.
Aveva varcato la soglia della sua casa in Avenue de Parmentier. Il tragitto in metropolitana poteva farlo ad occhi chiusi: Parmentier – Republique - Bastille, tre cambi la separavano dalla sua inseparabile compagna di avventure: più che amiche lei e Marion si definivano sorelle.
Le due erano tutt’altro che simili, erano come il giorno e la notte: Marion era la classica donna tutta d’un pezzo, sembrava molto rigida all’esterno, in realtà custodiva un animo fragile e premuroso, ma a pochi era concesso vederlo; Viola sapeva cogliere ogni sfumatura del suo carattere, per questo portava pazienza ogni volta che la sua amica esagerava con il rigore e si chiudeva in sé stessa.
Quella sera Marion aveva accolto Viola con un calice di Merlot: riteneva che una buona bevuta potesse azzerare qualsiasi tipo di sofferenza. Viola non aveva voglia di bere, ma aveva un bisogno incredibile di piangere e di sfogarsi. 
“Sai, ci credevo questa volta. Rainald sembrava veramente diverso dagli altri. Sembrava che a lui importasse, che ci tenesse a me, invece sono stata solo una stupida geisha per lui!”disse tra le lacrime Viola.
Marion, molto diretta e fredda optò per un diversivo, riempì il bicchiere dell’amica e le disse:
“Probabilmente te lo sentivi già da prima, altrimenti negli ultimi tempi non saresti stata così agitata... Parlando d’altro, hai ricevuto l’invito per il vernissage della mostra di Pierre? È così stressato ultimamente, non ne combina una di giusta e temo si sia dimenticato di inviare alcuni inviti.”
“Sì, non ti preoccupare, ho ricevuto tutto” disse Viola mentre stava ancora tirando su con il naso.
“Dunque rieccomi, ancora single a Parigi, praticamente l’equivalente di un valido motivo per suicidarsi.”
Marion la guardava e sorrideva, ma dentro di sé era turbata, sapeva benissimo che stava nascondendo qualcosa alla sua migliore amica, e non si trattava di una sciocchezza. Da circa un mese era uscita più e più volte con Rainald, proprio quel Rainald di cui la sua sorellina si era perdutamente innamorata. La scintilla tra i due era scoccata fin da subito, ma Marion, con la sua rigidità nell’affrontare la vita, faticava ad ammetterlo.
 E poi c’era Pierre, il suo fidanzato, quel tenero uomo che da ben sei anni lei accudiva con amore, passando sopra a tutti i suoi difetti. Ma quello che aveva sentito per Rainald era diverso, intenso e travolgente. Si erano incontrati per puro caso in un piccolo bistrot dove Marion andava ogni giorno a pranzo. Quel giorno Rainald scelse di unirsi a lei per un caffè; dopo due ore di chiacchiere i due si erano resi conto di avere più cose in comune di quanto pensassero ed iniziarono a pranzare insieme più volte alla settimana. 
Entrambi mentivano con loro stessi dicendosi che era solo un amicizia, ma sapevano bene che il legame che sentivano era molto più forte e, infatti, ben presto sfociò in una vera e propria liaison amorosa.
Marion aveva provato a reprimere il sentimento, l’amicizia profonda con Viola le pareva un valido motivo per rinunciare. 
Ma sappiamo bene tutti quanto certe situazioni siano inevitabili e quanto veniamo attratti ad esse con un impeto fortissimo.
Marion voleva bene a Viola, per questo, quella sera, non appena l’amica le aveva chiesto di vedersi aveva acconsentito immediatamente, senza minima esitazione. O forse senza minima riflessione, dato che si era completamente dimenticata di disdire l’appuntamento con Rainald. 
Così quando, alle 9.07 di quel sabato 6 aprile, il campanello iniziò a suonare, Marion si sentì crollare il mondo addosso. 
Rimase impotente e bloccata sul divano mentre Viola si diresse verso la porta, pensando di trovare il fattorino con la cena take away. E invece eccolo lì, Rainald, l’ennesimo candidato ad essere l’amore della sua vita. Fermo davanti a lei, nella mano destra un mazzo di rose rosse, nella mano sinistra un vinile di Sinatra, proprio il disco che ascoltavano mentre facevano l’amore. 
Un barlume di speranza quasi le fece credere che fosse lì per lei, ma poi guardò con attenzione il volto di Marion.
 L’amica di sempre, impaurita disse “Viola... io... non... io... non so... scusa...”
 BANG!
Una botta forte al cuore, un colpo forte allo stomaco, Viola avvertì immediatamente il dolore, era un
sentimento che conosceva bene, ma non aveva mai sentito una rabbia così forte, un senso di disgusto così profondo: fuggire era l’unica soluzione.
Pensava di essere scampata alla morte quella sera, ma Viola si sbagliava di grosso, perché ad attenderla c’era una sorpresa più amara. 
Andò nel suo posto preferito a Parigi, la straordinaria Place des Vosges, a pochi minuti da casa. Questo luogo era stato per lei la sede delle riflessioni più profonde: si sedeva su una panchina, si accendeva una delle sue American Spirit e lasciava che i pensieri la cullassero. 
Proprio in questo posto aveva conosciuto Marion. Quel ricordo faceva male, male profondamente, così male che non era bastata la bottiglia di vodka che aveva rubato a Marion prima di andare via. Quella sera Viola voleva smetter di pensare, sentirsi un’altra o, perlomeno, spegnere totalmente il cervello. 
Così si avviò verso la zona Oberkampf, dove sapeva di trovare musica alta e alcolici a non finire, gli ingredienti per far tacere quello che le ronzava nella testa. E così fu un susseguirsi di Tequila, Margarita e Mojito, per poi passare al Rum liscio senza ghiaccio.
Tutto era appannato e confuso ma Viola vide chiaramente quella figura maschile che la seguiva mentre, con fatica, cercava di tornare a casa. Lo sapeva bene che era Rainald. Era tipico di lui
tornare sui suoi passi, ma questa volta lei non gliel’avrebbe data vita. 
Tic-Tac-Tic-Tac, le scarpe coi tacchi le facevano male ai piedi, lei era sfinita e ubriaca ma non si sarebbe fermata per nulla al mondo.
 “Vai al diavolo, mi fai schifo!” iniziò ad urlare alla figura dietro di lei.
Il suo inseguitore cominciò a correre sempre più forte, sussurrando un “ti amo.. sei mia!”.
Viola allora infuriata iniziò ad piangere urlando e, senza mai voltarsi, disse “ORA?? ORA MI DICI TI AMO?! Io ti detesto Rainald, e detesto ancora più me stessa perché ti ho amato e sento di amarti ancora!”
“Tu sei solo mia! Non sarai mai più di Rainald!” 
BANG!, uno sparo raggiunse dritto nel petto Viola, che si era voltata dallo stupore.
Il corpo candido giaceva sullo sporco marciapiedi parigino. 
Accanto a lei il corpo morto del suo assassino, che le afferrava teneramente la mano. Il nome del delinquente si scoprì qualche giorno dopo, dato che l’uomo non aveva documenti con sé e non aveva parenti in Francia. 
Si trattava di Guido, il vicino di casa italiano che aveva una fissazione per la giovane Viola. La sua casa era tappezzata di foto della ragazza, scatti furtivi mentre lei passeggiava con Rainald, immagini di Viola che usciva a buttare le immondizie, di Viola che usciva con i capelli bagnati per andare di corsa al lavoro…
Si seppe quindi che Viola, così distratta, aveva attirato le attenzioni di un vero e proprio psicopatico.
Quello che invece non si scoprì mai è che lei, dal cuore buono e gentile, sarebbe riuscita a superare
tutte le difficoltà e avrebbe perdonato la sua migliore amica. 
Ma questo, come ho già detto, restò un segreto e Marion porterà per sempre il rimorso di un tradimento così crudele.

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