Micia adesso se ne stava sulla porta, aspettando una carezza.

Nell’orto comparivano i primi frutti. I fiori, davanti casa, erano uno splendore e a primavera inoltrata la voglia d’estate si faceva palpabile.

Maria non aveva mai collegato le voci sul treno misterioso all’appuntamento enigmatico.

Il paese era in fermento, l’ultimo giorno di aprile si festeggiava il patrono. Tutti partecipavano: chi cucinava, chi montava gli stand. Insomma, una grande festa per tutto il paese.

Maria e Catia si occupavano della cassa e del bar. La giornata era soleggiata e i bambini giocavano all'aperto. Era un piacere osservare tanta allegria.

A fine giornata le due amiche si salutarono, avevano servito davvero tanta gente e la stanchezza si faceva sentire.

La mattina dopo Micia giocava con una pallina di carta. Maria, incuriosita, spianò la pallina e lesse: era l'invito al misterioso appuntamento.

“Con tutta la gente che verrà non avrò certamente la possibilità di muovermi!” pensò. Era incuriosita ma non avrebbe tradito la parola data per il suo contributo alla festa.

Micia ci rimase male, miagolava.

Anche quella giornata ci fu parecchia gente alla festa, ma tra una chiacchiera e una risata, le due amiche, arrivarono a sera, stanche ma serene.

Catia si fermò ancora un po’ con gli altri, mentre Maria decise di tornare a casa. Aveva mal di testa e voleva riposare in vista del giorno dopo.

Micia la seguì fino a casa e, invece di sparire come tutte le sere, rimase sullo zerbino.

La cosa non passò inosservata, ma era troppo stanca per farsi domande.

Il giorno dopo si svegliò presto e il dolore alla testa era meno forte, ma ancora presente.

La piazza non era lontana, una scorciatoia tra i campi permetteva di arrivarci in cinque minuti e la gattina era ben contenta di correrle dietro nell’erba.

Quando Maria arrivò saluto Catia, si cambiò e cominciò a preparare caffè e servire dolci.

Micia quel giorno era strana: irrequieta, dispettosa.

“Forse troppa gente le dà fastidio” pensò Maria.

Ad un certo punto si tolse il grembiule e corse via.

Aveva deciso, doveva andare alla stazione, anche se significava tradire la parola data. Non sapeva perché, ma sentiva che doveva andarci.

Il capotreno, con il suo sguardo cupo, la stava aspettando, le accennò un leggero sorriso.

O era un sogghigno?

Sembrava sapesse che sarebbe arrivata e le porse la mano guantata per aiutarla.

Erano le diciassette esatte.

Maria salì. C’era un solo posto libero, la seduta era fredda e le provocò un brivido lungo la schiena, che svanì quando guardò i visi delle persone intorno a lei.

Non conosceva nessuno tranne un signore in fondo, accanto al finestrino.

Era suo marito Giovanni.

Era uguale a come lo aveva lasciato.

L’emozione le fece fare un sobbalzo, in un attimo rivide i momenti felici vissuti insieme, quel viaggio che avrebbero dovuto fare e per il quale avevano comprato il biglietto.

Provò ad alzarsi e raggiungerlo, ma non ci riuscì perché una mano gelida, nonostante il guanto, si posò sulla sua spalla.

“Stiamo per partire. Deve restare seduta.”

Maria non riusciva a togliere gli occhi da Giovanni.

Lui le sorrise e, con sguardo stupito, disse:

“Hai trovato il biglietto e ti sei ricordata, ma hai avuto fretta di raggiungermi... non è il momento giusto, non adesso. Scendi finché sei in tempo!”

Ma come? Perché doveva scendere proprio ora che lo aveva ritrovato?

Si guardò intorno.

Micia l’aveva seguita e stava distraendo il capotreno, piazzandosi davanti alle porte e impedendogli di chiuderle.

“Va, svelta!” le urlò Giovanni.

Maria si alzò senza capire, ma gli diede retta, scese di corsa e Micia la seguì.

Il capotreno, infuriato, cercò di fermarla, ma ormai era già oltre le porte.

Erano le 17:05.

Un fischio e il treno si mosse.

Maria rimase lì a guardarlo scivolare sui binari lasciando un enorme sbuffo di vapore nero, incrociò un’ultima volta gli occhi di Giovanni, che la guardava con lo sguardo soddisfatto di chi avesse appena salvato ciò che aveva di più caro.

Poi, d’improvviso, i rumori della stazione si affievolirono.

Il treno svanì e si fece tutto buio.

“Maria! Maria!”

Si sentiva chiamare. Si rese conto di essere in un letto, con Catia che le toccava la guancia.

“Cosa è successo?” chiese Maria.

“Ti abbiamo trovata stesa dietro il banco, priva di conoscenza, l'ambulanza ti ha portata in ospedale, hai avuto un arresto cardiaco, ma sono riusciti a farti tornare con noi grazie al defibrillatore. Per fortuna ne avevano installato uno in piazza.

Devi ringraziare Micia se sei qui: ha fatto di tutto per attirare la mia attenzione.”

“Ma che ore sono?”

“Sono le sei, l’arresto è successo alle cinque. È durato cinque minuti, ma sono sembrati un’eternità.”

Maria cercò di sedersi, ma le girava tutto, Micia era sulla finestra e la guardava.

Le parve di ricordare un treno che partiva.

Non raccontò mai a nessuno, neanche a Catia, cosa aveva vissuto in quei cinque minuti, non voleva spaventare il paese riguardo a quel treno misterioso e, soprattutto, voleva tenere per sé l’immagine del suo amato.

Adesso doveva riguardarsi, l'anno successivo avrebbe fatto la cliente.

Micia adesso dormiva ai piedi del letto e aveva una ciotola di cibo tutta per lei, anche se amava sempre stare sullo zerbino.

Si era ampiamente meritata la promozione.

Maria la considerava un dono inaspettato e la casa era un po’ meno vuota.

Ogni tanto, in lontananza, sentiva il rumore di un treno, si fermava un attimo, accarezzava Micia e sorrideva.

Sapeva che il momento per quel viaggio non era ancora arrivato.

 

 

 

 

Tutti i racconti

0
0
3

IL TRENO DELLE CINQUE (2/2)

09 October 2026

Micia adesso se ne stava sulla porta, aspettando una carezza. Nell’orto comparivano i primi frutti. I fiori, davanti casa, erano uno splendore e a primavera inoltrata la voglia d’estate si faceva palpabile. Maria non aveva mai collegato le voci sul treno misterioso all’appuntamento enigmatico. [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

0
0
3

Con le tasche colme di biglie

09 October 2026

Scappo da chi, sfida dopo sfida, ho privato pur dell’ultima sfera, nel pomeriggio più lungo e infuocato. Lui, un '58 due spanne più alto, umiliato davanti agli amici, già mi insegue, gridandomi dietro "Tanto ti prendo, se non oggi sarà domani". "No, oggi non mi acchiappi!" A casa, ansante e sudato, [...]

Tempo di lettura: 30 secondi

5
9
56

IL TRENO DELLE CINQUE (1/2)

08 October 2026

“Sciò, sciò.” Ogni mattina la solita storia. Quella gattina si piazzava alla porta di casa e non c’era maniera di mandarla via. Non si sapeva di chi fosse. Sembrava ben nutrita, non aveva l’aspetto di un randagio. Non riuscendo a infilarsi in casa si acciambellava sullo zerbino fino a sera quando [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

6
18
48

La misura del tempo

altri tempi

08 October 2026

Il cimitero del mio paese si trova sul lato destro della via nazionale che scende verso Isernia e sul lato sinistro salendo da Isernia verso il mio paese. Sembra una riflessione lapalissiana, ma, con il senno del poi, non è affatto banale. È chiaro che il cimitero è uno solo, ma quel che è da considerare [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

  • Luca C: Per Rubrus e Lumi
    "e poi si guarda il cellulare mentre si guida, al [...]

  • Goccia: Luca C.: Bello emozionarsi del presente avendo un retaggio di emozioni antiche. [...]

7
12
94

Briciole

07 October 2026

Lei quasi appoggiò i gomiti sul tavolo, poi si ritrasse di scatto. «Non si appoggiano i gomiti sul tavolo!». Come un tuono, arrivarono nella sua mente le parole che sua madre le ripeteva ogni domenica a pranzo. Lui la vide smarrita, cercò di intuire quale fantasma l'avesse appena attraversata, [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

  • Dax: carino.Like

  • Luca C: Quasi come loro, i dissuasori noi siamo capaci a distruggerli, e a posarci [...]

3
2
92

IL RITORNO DEL DINOSAURO

SANGUE E DENTI ROTTI NEL MIO DRINK

07 October 2026

Hi, qui è la Centrale Paranoica, quella di oggi potremmo chiamarla “ANCORA SANGUE E DENTI ROTTI NEL MIO DRINK”, vi piace il tema? Oggi torniamo a parlare di Frank Mooostro, ve lo ricordate lo stunt-man franato sputa sangue e kerosene? E la sua memoria da recuperare e l’incantevole Sissy ninfetta [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

5
14
61

Il linguaggio delle pentole

06 October 2026

Alzatasi all’alba, Maria ha sfacchinato tutta la mattina per preparare un’enorme teglia di lasagne, con la sfoglia tirata ancora a mano. Eccole lì, profumate e invitanti, pronte a sfamare le quindici persone che compongono la sua numerosa famiglia, generi e nipotini compresi. Ha sempre avuto una [...]

Tempo di lettura: 2 minuti

  • MaricaR: Grazie Riccardo, col il tuo commento mi hai fatto ricordare tante altre cose [...]

  • Goccia: Vuote le pentole, vuoto l'animo di Maria. Quando l'intenso passato [...]

5
8
48

Bruno

06 October 2026

Sono le due di notte, Bruno è sul balcone di casa in cerca di fresco. Davanti ha un piccolo spazio con una manciata di alberi mezzi bruciati, quelli del posto lo chiamano parco. Alla sua sinistra una sequenza di palazzine popolari. Bruno è un settantenne ex operaio telefonico, pensionato da poco, [...]

Tempo di lettura: 5 minuti

4
6
131

L'infermiera (2/2)

05 October 2026

I due agenti mi guardarono con chiaro risentimento, ma probabilmente avevano intuito quale terribile paura avessi provato, così evitarono di farmi la tipica ramanzina che meritavo per averli disturbati inutilmente. D'altronde, pensavo, le tasse le pago anch’io e ho il diritto di chiedere il servizio [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

  • Dax: bella...Un finale veloce ma tenero.Like

  • zeroassoluto: Un po' spiazzante... le aspettative di una fine cruenta causata da vendetta [...]

4
6
69

Il buio

05 October 2026

La finestra sul mondo Da qui Da sola Osservo Gente che corre Gente che parla Gente che ride Io resto immobile Attenta Silenziosa Solamente gli occhi si muovono Il resto del mio corpo è fermo Inerme Il vento soffia forte Che voglia urlare? Le chiome degli alberi si piegano al suo volere Resistergli [...]

Tempo di lettura: 30 secondi

3
5
96

Diario di una Mangiuomini – 11 Agosto 20XX

04 October 2026

Ah... Caro Diario. Ti sto scrivendo sempre meno... Ma ce l’ho fatta, sai? Sono successe un bel po’ di cose... ora ho un dojo tutto mio. Sono la quinta in classifica e mi sono ufficialmente ritirata dalle battaglie. Judy dice che per il momento è meglio così: unendo le forze impediamo ad altri [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

4
9
63

L'infermiera (1/2)

04 October 2026

Ormai ne ero assolutamente convinta: qualcuno da diversi giorni mi stava pedinando. Qualcuno molto furbo, capace di celarsi nell’ombra quando rientravo dal turno di notte, o tra la folla durante le passeggiate pomeridiane nelle strade cittadine. Ne avvertivo distintamente la presenza, anche se [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

  • Andrea Castellini: Per Giampaolo: certo che si capisce ma è insolito, anche "un esercito [...]

  • Giampaolo: Andrea, è probabile che tu abbia ragione, ma se è così [...]

Torna su