Si tolse il piatto e lo scudo dai piedi. Erano ammaccati, ma ancora utilizzabili. Li ripose nello zaino. La lancia giaceva a pochi passi da lui, spezzata in due.

Si puntellò sulle braccia e si alzò in piedi. Lo stomaco brontolò.

— Sarà meglio mangiare. Sacco vuoto non sta in piedi.

Mangiarono in silenzio. Trom osservò l’ambiente: una stanza circolare, intervallata da colonne lisce in granito con capitelli lavorati. Quattro gallerie si aprivano in direzioni opposte.

Si grattò la barba e accarezzò Fiammotto, che gli leccò le dita, insistendo sull’anulare.

Trom rimise l’anello e puntò la mano verso le quattro direzioni. In corrispondenza della galleria alle sue spalle, l’anello si illuminò. Sorrise. Afferrò l’ascia.

— Vengo a prenderti, bastardo.

Fiammotto rimase al suo fianco.

Il corridoio era scavato nella roccia. Colonne a intervalli di dieci passi sorreggevano la volta. L’aria era umida ma non fredda. Dai cristalli incastonati nel soffitto proveniva una tenue luminosità.

Il passaggio svoltò a destra e, dopo cinque colonne, a sinistra.

Fiammotto si bloccò. Il pelo si rizzò.

Trom avanzò di un passo e si fermò. Strinse l’ascia con maggiore forza e si addossò alla parete.

Una luce bianca accecante colpì il punto in cui si trovava un istante prima e fece sfrigolare la roccia. L’aria odorò di ozono.

— Bastardo!

Trom si gettò contro l’altra parete ed evitò un  secondo lampo.

Strinse l’ascia nera; una luce violetta l’avvolse. La scagliò nella direzione dell’ultimo fulmine.

L’arma colpì la parete e illuminò di viola una figura rannicchiata. Tornò nelle sue mani.

— La prossima volta ti stacco la testa dal tuo lurido collo.

— Sei un gran figlio di nana meretrice. — Una voce stridula giunse dal fondo della caverna. — Non so come mi hai raggiunto, ma non vivrai abbastanza per compiacerti. Lord Owen si pentirà di averti assoldato.

L’ombra alzò le mani e due lampi colpirono Trom, che volò lungo il corridoio. La schiena toccò terra con un clangore metallico.

Un fumo bianco si levava dal pettorale ammaccato. Un rivolo di sangue gli usciva dalla bocca. Gli occhi erano socchiusi.

Un uomo alto, con capelli lunghi e neri come l’inchiostro, si avvicinò. Indossava una giacca nera con rune rosse; il volto e il dorso delle mani erano tatuati con simboli arcani. Con un calcio allontanò l’ascia dalla mano del nano.

— Mi hai impensierito, sterco di nano ubriaco, ma il tesoro della tomba del Drago sarà mio. Salutami i tuoi antenati.

Una luce apparve nella sua mano, ma un urlo lo interruppe.

Fiammotto era balzato sul suo collo e graffiava con furia. L’uomo lo afferrò per la collottola e lo scagliò contro la parete.

— Maledetto gatto. Ti farò fare la fine della tua compagna. — La mano gli si illuminò. — Anche quella stronza mi aveva graffiato.

Scagliò un fulmine. —Odio i gatti. Dovrebbero morire tutti!

Trom spalancò gli occhi e si rizzò a sedere. — Nooo! Bastardo!

L’uomo ringhiò, si voltò e lanciò l’incantesimo. —Crepa anche tu.

Trom aprì le mani e l’anello intercettò la magia, assorbendola.

Il mago rimase immobile e si guardò le mani.

— Ma che…?

Trom si girò, prese l’ascia e la lanciò con forza. L’arma lo colpì al petto e lo scagliò a terra. L’uomo rimase a braccia aperte, con l’ascia che gli spuntava dal corpo come una lapide in un cimitero.

Trom si avvicinò e lo colpì con un calcio alla gamba. Poi si voltò verso il punto in cui il gatto era stato scagliato. Un cumulo di polvere e cenere fumante testimoniava l’impatto.

S’inginocchiò e affondò le mani nella cenere. Scosse la testa. Un brivido gli percorse la schiena.

— Povero amico mio. Un vero compagno di battaglia. — Sospirò e una lacrima gli solcò il viso, disperdendosi nella barba. — Anche tu cercavi vendetta.

Afferrò le ceneri e le portò al viso.

— Verrai onorato e ricordato. Ti porterò con me.

— Miaoo.

Trom si voltò. Fiammotto era davanti a lui, sporco, e si leccava le zampe.

— Sei vivo!

La bocca si spalancò e gli occhi si aprirono. Lasciò cadere la polvere e lo prese in braccio, coprendolo di baci.

Il gatto si divincolò e, una volta a terra, riprese la sua toilette.

Trom sorrise e recuperò l’ascia. Perquisì il mago, recuperò la bussola magica, la pergamena sottratta e un sacchetto con i gioielli. Gli tagliò una mano e la avvolse in un lembo di stoffa strappato dalla tunica del morto.

— Questa l’avevo promessa al duca.

Si voltò e tornò verso l’uscita. Fiammotto miagolò.

— No, socio, non m’interessa il tesoro. — S’incamminò con passo pesante. — Per ora.

Il gatto frustò l’aria con la coda e si mise al passo del nano.

 

Fine?

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