In un altro sogno ero nel giardino della villa e Luca era lì, ancora una volta. Il suo sguardo mi diceva di stare attenta. Vedevo poi Marco comportarsi come se stesse pianificando qualcosa di terribile. Luca lo bloccava per proteggermi, era più reale di qualsiasi cosa intorno a me. Al risveglio il cuore batteva veloce. 

Guardavo Marco dormiva accanto a me, e ho avuto una conferma dell’uomo che avevo sposato. Tutto ciò che credevo sicuro, ora sembrava fragile, precario, perfino pericoloso.

Il cancello, le guardie, le alti siepi… ero barricata e in pericolo con lui o almeno con quella sua parte che non ancora ignoravo. E più cercavo di raccogliere indizi, più mi rendevo conto di non sapere nulla: del suo passato, dei suoi affari, dei suoi veri pensieri…

Talvolta di notte immaginavo Luca accanto a me pronto a proteggermi. Ogni rumore, ogni ombra, era il segnale che stava per accadere qualcosa. 

Infine ci fu l'ultimo incubo, la premessa della fine. 

Luca, con gesti mirati, mi guidava verso una parete dello studio. Indicandomi un cassetto della scrivania, compresi che dovevo cercare lì.

Mi svegliai di soprassalto e corsi nello studio. Avevo trovato un mazzo di chiavi e una di queste aprì il cassetto dove trovai un album. Rimasi senza fiato: conteneva ritagli di giornale del 1994 riguardanti un serial killer ricercato per l’omicidio di diverse donne, tutte vedove. Pare vivesse in Francia e nascondesse in cantina i corpi delle sue vittime.

Sfogliandolo il terrore mi paralizzò: l’uomo nelle immagini era identico a Marco. 

Era lui il serial killer, era lui Barbablù!

Il diario continuava con annotazioni meticolose, descrizioni dei crimini. A seguire una mappa dettagliata della villa in cui abitavamo e capii che era pronto a fare lo stesso con me. Caddi in ginocchio, tremante, con il diario tra le mani. 

Dovevo fare qualcosa ma non sapevo cosa. Pensai di chiamare la polizia ma cosa avrei detto, che avevo scoperto che il serial killer era mio marito? Sarebbero arrivati o mi avrebbero richiamato per sincerarsi di aver capito bene? E se Marco avesse sentito che fine avrei fatto?

Non potevo più aspettare, dovevo agire subito. La data della mia morte era segnata su quel taccuino ed era programmata per il giorno dopo. 

Presi il telefono e chiamai. Potevo dire di aver visto gente sospetta intorno alla casa, così forse sarebbero venuti in fretta.

Marco entrò nella stanza.

“Con chi stai parlando, con qualche tuo amante?”
La sua voce era ferma e minacciosa.

“No per niente" 

"Forza, torna a dormire.”
“Va bene arrivo.”

Marco mi strappò via il cellulare. 

“Così mi fai dubitare della tua fedeltà.”

Dovevo prendere tempo e accettai di seguirlo.
“Comunque se vuoi puoi fare la tua telefonata.”

Mi porse il telefono ma lo riprese subito.

“Credi davvero che sia così semplice? Mi nascondi qualcosa vero? Dimmi la verità, non ti farò niente.”

“No che dici. Sono solo stanca caro”

Mi fissò ancora più incredulo.
Allora mi venne un’idea.

“Vuoi un tè?”

“Sì grazie, vedi che riesci a essere una brava mogliettina?”

In cucina c’era un altro telefono, un fisso. Mentre preparavo il vassoio chiamai la polizia.
Poi gli portai il tutto.

“Sai, non ti ho detto la verità.”

“Cioè?”

“Non sono stata sempre una segretaria, ho anche aiutato un'amica nella sua erboristeria. Incredibile come alcune piante possano guarirti o ucciderti e, in entrambi i casi, non lascino nessuna traccia. Col passare del tempo ho imparato a riconoscerle e ne ho sempre un buon numero in dispensa. Una di queste l'aggiunsi al caffè del mio primo marito, ricordo che si accasciò quasi subito.”

“E perché me lo dici proprio adesso?”

“Ho scoperto il tuo album, so chi sei e cosa volevi fare. Ho dovuto agire per prima.”

Marco guardò la sua tazza ormai vuota.

“Maledetta… mi hai avvelenato!”

La tazza si schiantò a terra e lui sprofondò nella poltrona.


“Signora può dirmi cos'è successo?” Chiese l’ispettore accompagnato da due agenti.

“Mio marito… Ha cominciato a respirare male, poi diceva di avere un dolore al petto… Ho chiamato l'ambulanza, ma non c'è stato nulla da fare. Vi ho contattato perché ho scoperto che era un mostro, dubito ne piangerò la scomparsa.”

 

 

 

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