Mr Hyde tirò l’ultima boccata di fumo, spense la sigaretta sotto il tacco, la raccolse, la buttò nel posacenere, poi iniziò a trasformarsi.

Si levò la parrucca, le sopracciglia, i denti storti e i batuffoli che gli deformavano le guance.

Non restava che togliersi il fondotinta verdastro e sarebbe tornato ad essere Zeno Miglietta.

La porta alle sue spalle si aprì ed entrò Aldo Carrara.

Dividevano il camerino, ma ad Aldo, per cambiarsi, occorreva molto meno tempo, quindi arrivava sempre dopo.

Posò il cilindro sulla consolle e si slacciò la redingote da Dr. Jekyll, ma poi si fermò e incrociò le braccia.

Zeno lo guardò fissando lo specchio. «Allora?» chiese. 

«È deciso».

Zeno posò la spugnetta e si voltò. Parte della faccia manteneva la tinta malsana di Hyde, l’altra aveva un colorito pallido. Alla luce intensa delle lampadine fissate allo specchio nessuna delle due sembrava naturale. «Mai che si faccia uno spettacolo fedele al testo» sbuffò.

Aldo impostò la voce nel tono vagamente annoiato e saccente che adoperava in scena e recitò: «L’ingiusto potrebbe seguire la propria strada, liberato dalle aspirazioni e dai rimorsi del suo gemello più retto; e il giusto potrebbe camminare saldo e sicuro sul suo sentiero ascendente, compiendo le buone azioni in cui trovava piacere, senza essere più esposto alla vergogna e alla penitenza a causa delle mani di questo male estraneo». Sciolse le braccia, si liberò della redingote e concluse: «È un testo sull’ipocrisia. Come buona parte delle opere di Stevenson, se è per questo».

Zeno si voltò di nuovo verso lo specchio riprendendo a struccarsi. «Sì, lo so, un classico è un testo che non ha mai finito di dire quello che dice e tutto il resto, ma...». 

«... è un aggiornamento, ha detto Matteo» lo interruppe l’altro, «anzi, per essere precisi, ha detto un “upgrade”. L’idea che la trasformazione di Jekyll sia un “gender swap” è più al passo coi tempi. “Una critica all’identità di genere imposta dall’ideologia patriarcale” sempre parole testuali». Fece spallucce. «Dopotutto il regista è lui. E anche quello che ci mette i soldi».

Zeno sbatté sul tavolo la mano con cui si stava struccando. «Uh, andiamo! Lo sappiamo tutti e due qual è la vera ragione. Possiamo dircelo, a proposito di ipocrisia».

Aldo frugò nelle tasche della redingote ed estrasse una sigaretta elettronica. Borbottò qualcosa come «Fortuna che nessuno se n’è accorto» e poi disse: «Certo che la conosco, la ragione: non abbiamo venduto abbastanza biglietti».

Zeno sospirò. «Va davvero così male?».

«Soprattutto, potrebbe andar peggio. Meglio intervenire prima. Venendo a vedere un Hyde donna il pubblico si sentirà più al passo coi tempi e si laverà la coscienza sentendosi più inclusivo? Lasciamoglielo credere, dico io. I critici, ammesso che qualcuno si faccia vivo, lo noteranno? E con ciò? Oppure vuoi che chiudiamo baracca e burattini?». 

Zeno riprese a struccarsi. La spugnetta si era impolverata e riuscì solo a trasformarsi in un mascherone. La buttò via e ne prese un’altra. «Ma no, ma no… e poi il senso vero del romanzo rimane. Un classico e bla bla bla… Solo che...» sogghignò «mi ci vedi, vestito da donna?».

Aldo posò gli occhi sulla sigaretta elettronica distogliendoli da Zeno. «Non tu».

L’altro rimase con la nuova spugna sollevata a mezz’aria. «Vuoi dire che...».

Aldo scosse la testa. «No. Nemmeno io. Serena. Vi invertirete i ruoli. Tu farai Utterson, Lanyon e Sir Danvers Carew. Lei gli altri ruoli minori».

Zeno contorse la faccia in una smorfia che lo fece assomigliare allo Hyde che aveva interpretato poco prima. «Suppongo che essere andata a letto col produttore c’entri qualcosa».

«Questo sì che è patriarcale».

«Vuoi forse negare...».

Aldo fece di nuovo la voce da Dr. Jekyll. «Sono un gentiluomo. Non parlo di certe faccende».

«E la bambina? C’è la parte della bambina nella scena dell’omicidio di Carew».

«Nella nuova versione Sir Danvers Carew è gay. Io sono il suo gigolò».

«E così Serena, nei panni di Mr Hyde, o Mrs Hyde, o quel che è, potrà prendermi a bastonate».

«È il minimo che tu ti possa aspettare, dopo averle quasi spaccato un labbro, sei settimane fa». Aldo fece il segno delle virgolette «Helker Stelker. Lo scriverà sul muro dopo averti rotto il bastone sulla testa, come da copione. È una sua idea».

«È stato un maledetto incidente!» gridò Zeno buttando a terra la spugnetta pulita. «Sono cose che capitano recitando e non gliel’ho rotto. Non posso credere che per una scemenza del genere...». Improvvisamente la sua faccia cambiò colore e, tra la parte ancora truccata da Hyde e quella normale, quasi, non c’era differenza. «Aspetta…» puntò l’indice contro Aldo. «Tu sei andato a letto con lei. E magari con il produttore. O magari tutti e tre assieme?».

Aldo inarcò un sopracciglio e tornò ad essere il Dr. Henry Jekyll. «Come ho già detto, sono un gentiluomo. Non parlo di certe faccende».

Zeno si voltò verso lo specchio.

Alle sue spalle, Aldo prese la finanziera, il cilindro, la sigaretta elettronica e uscì dal camerino, chiudendo delicatamente la porta dietro di sé.

Zeno Miglietta fissò il proprio volto riflesso. «Jekyll è morto con l’aspetto di Hyde» disse piano. «Siamo tutti Hyde, sempre».

Prese il cerone verdastro e ricominciò a truccarsi. 

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