Apro gli occhi.

Sono le 7.15.

Accendo la luce.

Dai, ancora 5 minuti e mi alzo.

Chiudo gli occhi.

Disinnesco il maledetto postponi.

Silvy, ma non sei in ritardo?

Panico.

Spalanco le palpebre: 7.39.

Bene, già partiamo male.

In tempi record mi ritrovo agghindata.

Come ogni lunedí prendo la macchina.

5 km: 30 minuti. Ovvio.

- Non ho tempo,parcheggio qui- e cominció in quel momento la prima ansia della giornata: 10 a 1 che al ritorno mi ritrovo una bella multina.

Mi scaravento come un'onda anomala verso la fermata della metro.

Arrivo sana e salva in ufficio, in perfetto orario.

Il mio cervello mi comunica che non ha nessuna intenzione di mettersi in moto.

Primo cliente: Vai tu Silvia. Come sbagliare completamente la compilazione di un assegno.

-Silvia!Pronto?!?Ti svegli? -Evidentemente no.

Un problema non indifferente mi attanaglia per ore: venerdí, dopo settimane di latitanza, sono andata in posta.

-Ah guarda che bello, non c'é nessuno -

CHIUSA PER SCIOPERO.

Posta nr 2 - ah guarda che b..-

CHIUSA PER SCIOPERO.

E fu cosí che le mie buste affrancate 0,70 € ed io, tornammo affrante alla base di partenza.

- Ci proveró con calma lunedí.-

Ore 15.10: Ragazze..io vado. Buon viaggio a me. Non aspettatemi per cena.

Cammina e cammina, ecco da lontano la posta di Via Doria. Sempre bella gente.

Da fuori sembra uno zoo.

Dentro é pure peggio.

Appena varco la soglia delle porte automatiche, solo quando vogliono loro a quanto pare, vengo investita da una temperatura amazzonica, omaggiata da un olezzo speziato, che nemmeno al sūq di Damasco.

Respiro profondo.

Premo la P.

Buono, ho SOLO 20 persone davanti.

I primi minuti passano veloci.

10 per l'esatezza.

Nessun avanzamento in corso.

Fantastico.

Switch off.

Modalità standby.

La guerra delle lettere ha presto il sopravvento: quelli con la C hanno quasi perso la cognizione del tempo e dello spazio, sento di gente appostata da ore.

Un signore marocchino perde le staffe, comincia ad urlare cose senza un filo logico contro non si sa chi, e pretende di parlare con un responsabile per la troppa attesa.

Nessuno lo caga.

Nel frattempo un bambino nazgul in braccio alla madre in burqa, lancia degli urli da ultrasuoni talmente forti, da far aggiudicare alla ninja afghana un posto gratis, saltando la fila, senza passare dal via.

Mi tolgo dal lato della macchinetta dei numerini, per evitare di essere scambiata per la centesima volta per un'impiegata postale, precisamente addetta allo smistamento, e mi apposto contro il muro in attesa del mio turno.

Anziani che sbiascicano frasi anarchiche contro il sistema, cercando invano il consenso unanime dei presenti, vecchiette che ripetono ogni singolo numero sul tabellone, altre che fanno a gara su chi abbia la malattia piú imbarazzante e gente che suona al campanello di quella che evidentemente non é la porta di ingresso, in quanto coperta da un cartellone pubblicitario.

Ferma da 50 minuti, perdo quasi conoscenza.

Giunge l'ora e mezza di attesa, vedo scattare il mio numero e, mentre mi avvicino, arriva lo splendido con 4 numeri prima del mio, che si era deciso a tornare a caso, dopo aver preso il biglietto e aver circumnavigato la città.

Senza un posso.

Senza un mi scusi.

Senza guardarmi in faccia.

Nessun commento da parte mia, solo insulti interiorizzati.

Altri 10 minuti.

É il mio turno.

Dio sia lodato.

"Buonasera, una domanda io ho questo pacco di buste affrancate 0,70€. Avrei bisogno di adeguarle alla nuova tariffa (con il sottotitolo del caso: maledettissimi *beeeeeeeep* potevate pure a) annunciarlo per tempo b) farla partire dal 1º gennaio, non dal 1º dicembre c) dovete morire), da 0,80€, dunque pensavo di acquistare dei francobolli da 0,10€ qui da voi, considerando che nel globo terracqueo non esiste un altro posto in cui sia possibile reperire tali cimeli".

Vado a chiedere.

"No, guardi, non li abbiamo di quel taglio. Ci sono SOLO DA 0,02€".

Panico.

Le conto.

37 buste.

Silenzio.

"Quindi non c'é altro modo per.."

"NO. Vado a prenderle i 185 francobolli e una colla".

Silenzio.

Gocciolina giú dalla fronte, perdita della salivazione, vena pulsante sul collo.

Silenzio.

Mi sposto sul lato.

Collage creativo volume 1.

Il mio orecchio percepisce delle frasi sconnesse sul lato sinistro.

Mi giro.

É uno dei due gemelli notati in precedenza, durante la snervante attesa.

Avevano catturato la mia attenzione: la bassa statura, l'ingente circonferenza corporea e la sconfinata bruttezza.

Non ero riuscita a comprendere a quale sesso e specie appartenessero.

Mi resi conto in quel momento che la dialettica e la qualità delle conversazioni forzate con l'impiegata siciliana disinteressata, fossero anche peggio del livello visivo.

Terminata la puntata di Art Attack, sfinita, riattraverso le porte random di vetro e mi catapulto fuori dall'inferno legalizzato.

Prendo il cellulare.

17.10: Ah beh, buono.

Torno in ufficio.

Mille cose accadute in mia assenza.

Recupero in corner il tempo sprecato.

18.00. Giornata quasi finita. Respiro di sollievo.

Vado dai nonni, se non altro cenetta già pronta.

18.40. L'ansia della multa viene soffocata dalla mancanza della stessa e dalla grazia ricevuta dal santo protettore degli sfigati delle poste.

Ore 18.45. Drin. Drin.

I nonni non rispondono al citofono, a quanto pare non sono in casa.

Non ho le chiavi.

339.... Tu...tu.. La nonna non risponde al cellulare.

Tu..tu.. Il nonno non risponde al cellulare.

Tu..tu..i nonni non rispondono al telefono di casa.

Il tutto, X6 volte.

Ok, vado al Centro commerciale. Ho un'ora prima dellinizio del corso, non ho tempo di tornare a casa per cenare e i miei nonni a) non so dove siano b) si sono evidentemente dimenticati del mio arrivo.

Cosa mangio?

E fu cosí che la mia giornata di *beeeeeep*, non ancora del tutto conclusa, terminó con un pacchetto di Pavesini e un'arancia, consumati in silenzio seduta in macchina nel parcheggio di Pagano.

 

 

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