La prima anima andò incontro alle donne; la sua forma non era umana ma era quella di un grosso cane bianco: scodinzolava, annusava, muoveva la testa come un uomo che cerca di escludere qualcuno o qualcosa, fino a quando con il muso sfiorò la gonna di una bambina di poco più di dieci anni. Si mise seduto davanti a lei; aspettava quel gesto che li avrebbe legati e messi in comunione tra di loro. La madre della bimba toccò la spalla della figlia, invitandola ad accarezzare la testa del grosso cane, e lei, nonostante il primo timore, allungò la manina bianca e paffuta per posarla sulla testa del cane.

Fu la prima e, dopo di lei, molte altre anime perse si fecero avanti; ognuna di esse trovava chi l'avrebbe accompagnata. Ogni anima aveva un aspetto differente: cani, gatti, porcospini, volpi, cinghiali, lepri, pecore, asini tra i tanti animali che camminano sulla terra. Alcuni strisciavano, come serpenti e bisce, ma poco più in alto delle teste delle donne anche molti volatili compivano archi e acrobazie per farsi notare e riconoscere.  Quello era, ogni volta, il momento di maggior confusione dell'intero viaggio. Si faceva in fretta a creare le coppie donne-animali ma, come sempre, le donne non erano abbastanza  molte anime rimasero senza accompagnatore.

La più vecchia tra tutte iniziò il suo cammino e  tutte le altre le andarono dietro. Le anime stavano al fianco della loro guida  che fosse vecchia, giovane o bambina. Il rosario tornò tra le dita di ognuna di esse e la litania ricominciò con la stessa facilità di un momento prima. E mentre il sole si faceva più caldo, la seconda pietra iniziò a vedersi da lontano. Le anime erano silenziose intorno alla seconda pietra; queste avevano sembianze umane ma i loro visi erano sfigurati dal dolore che provavano. La loro pena non era finita nonostante avessero già affrontato il lungo calvario nell'essere animali, braccati e scuoiati infinite volte nella loro punizione. 

Tante di queste anime, si unirono ad una coppia composta da donna e animale. Come prima, il cammino ricominciò subito e così pure il canto e il ritmo dei grani dei rosari.

Dalla seconda alla terza pietra il percorso si faceva più difficile: fossi, avvallamenti... il sentiero prima ben tracciato ora diventava più difficile. Solo le più anziane sapevano dove avanzare.

Il caldo toglieva pian piano le forze, le bocche iniziarono ad asciugarsi ma non era permesso fermarsi per bere un sorso. L' acqua  rimaneva fresca dentro le giare.  Quella sarebbe stata concessa loro solo una volta arrivate. 

Il tempo passava e il sole, ormai sopra le loro teste, non dava tregua. Le bambine più piccole iniziavano a dar segno dei primi cedimenti. Ma nessuna di loro si lamentava: avevano aspettato quel giorno perché significava entrare finalmente nel grande cerchio delle donne del paese. L'incedere del gruppo aumentò alla vista della terza pietra; questa era molto più piccola rispetto alle precedenti e anche il suo colore era finalmente molto più chiaro.

Intorno ad essa stavano tante anime: qualcuna di loro abbozzò un sorriso, altre fecero un segno con la mano per salutare la colonna di donne e animali che si avvicinava.

«Eccovi, siamo felici del vostro arrivo», furono le parole che molte di loro pronunciarono. E ancora una volta, come era già successo, molte di esse trovarono la loro ancora di salvataggio. Ad ogni pietra qualcuno restava bloccato e non trovava il gruppo a cui aggregarsi. Così per avere l'anima salva, doveva aspettare; per quanto tempo, non era dato sapere.

La differenza tra le anime era evidente: le bestie avevano peccati molto pesanti che gravavano sulla loro anima; i secondi portavano, seppur con l'aspetto umano, i loro corpi deformati; i terzi, invece, mantenevano l'aspetto che avevano da vivi ed erano in grado di parlare. Le donne tuttavia non prestavano attenzione a ciò che veniva detto loro e non rispondevano a nessuna delle domande che le anime ponevano.

Solo la più anziana, a un certo punto, apostrofò il loro vociare, invitandoli a stare zitti e chiarendo che non avrebbero portato notizie né dai morti ai vivi, né dai vivi ai morti. La strada fu ripresa e il rosario ricominciò. Questa volta ci volle almeno un'ora di cammino per arrivare a destinazione. La piccola cappella si ergeva semplice e bellissima su di un colle, circondata da una distesa d'erba alta cosparsa di minuscoli fiorellini bianchi. Nella valle non cresceva nient'altro: solo erba e quei fiori bianchi. Nessuno stava a guardia della cappella: non c'era un sacerdote, né un sacrestano; solo le donne che, ogni sabato del mese di maggio, si occupavano di accompagnare le anime in quel posto.

Aprirono le porte e in ordine composto si disposero ai lati dell'ingresso, in fila, creando un corridoio. Nessuna di loro oltrepassò il pesante portone: lo facevano solo le anime, che fossero bestie, deformi o ancora come erano state in vita. Dopo che l'ultima ebbe varcato la soglia, le ante vennero chiuse dietro di loro.

Le donne, esauste ma finalmente libere dal loro impegno, stesero profumate lenzuola bianche sull'erba verde e sui fiori bianchi. Aprirono le loro bisacce, bevvero avidamente l'acqua fresca delle giare e mangiarono con sazietà. Chiacchierarono, risero, cantarono allegre strofe e, quando ognuna di loro fu abbastanza riposata, ripresero la strada per tornare nelle loro case, dai mariti, dai padri e dai figli che avevano lasciato. Per i sei giorni successivi sarebbero state solo donne, madri, mogli, figlie e nonne. Fino al sabato successivo.

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