Mammoth Cave, Kentucky, 2025.

Le torce accese per dare luce a quell'anfratto periferico della grotta erano puntate sull'anziano chino sulla roccia e intento a decifrare una sequenza di disegni simili a fumetti.

Il professor Hood si sfilò i Ray Ban da vista, si accarezzò il pizzetto della barba che copriva un viso rotondo e minuto poi si alzò in piedi, risoluto.

"Carissimi, abbiamo una storia da raccontare!"

 

Bowling Green, Kentucky, 1825.

"Sai Arnold mi sono rotto le palle di ritrarre paesaggi, paesaggi e ancora paesaggi. Eddai, dì la verità. Non preferiresti anche tu ritrarre le tette di Patricia invece che questi tristi cespugli bagnati dall'Hudson?"

"Certo che sì. Ma dubito che questa bottega fedele alla Hudson River School approverebbe. E poi perché dovrei ritrarre mia moglie e non una gallinella come quelle che palpeggi al saloon mentre dilapidi la tua paga? Ora porta le tue chiappe dove ti pare e lasciami terminare questa tela. Scusa ma con questo lavoro ci mangio, a te fa' così schifo Sammy?"

"Oh Arnold, siamo artisti. Il sogno è la nostra dimensione. Abbiamo talento. Perché rimanere in questo lurido buco sfruttati per pochi cents quando là fuori c'è il mondo, l'America Arnold."

"Fottiti Sammy. Ho due figli che mangiano come due grizzly e una moglie che si veste come una dea. Un cavallo che vive a scrocco e una casa con un tetto da sistemare. Caccio il bisonte, più per fame che per diletto. Quando cacherò dollari d'argento invece della solita merda forse ti ascolterò.

"Oh minuscolo ominide prigioniero del tozzo di pane mendicato all'esimio maestro Kensett, titolare di questa bottega. Che ti mangi stasera Arnold? Le solite cipolle o i fagioli spadellati con un cavolo puzzolente come contorno?"

"Non tutti annegano nello champagne come te, Sammy."

Arnold calò le pupille sulle brache dell'altro rattoppate in più punti, poi sulla tomaia scolorita delle scarpe.

Sammy percepì quell'occhiataccia come la puntura di una vespa. Rispose piccato.

"Se il tuo destino è vivere in questo cazzo di posto stattene pure qui. Io me ne vado a Claryville. Imbratterò le mie tele e le firmerò con il mio distintissimo nome, Sammy Simpson. Chissà! Forse un giorno ci rivedremo!"

"Cazzo Sammy, mi devi quarantacinque dollari!"

Sammy ignorò l'imprecazione. Raggiunse la strada e scomparve trascinato da un ronzino verso chissà quale meta.

 

Mammoth Cave, Kentucky, 2025.

Clarissa Walker attivò immediatamente il registratore portatile eccitata dalle parole del professor Wood. The Daily News avrebbe riportato fedelmente ogni sillaba dello scienziato che sorseggiava una Pepsi appena estratta da uno zaino blu.

"Professore, può dirci a che età risale l'incisione? Frank Carusino, Kentucky New Era, grazie."

Sebastian Hood posò la lattina e indicò la prima tessera della sequenza pittorica.

"Nessuna incisione Frank, solo pitture risalenti alla prima metà dell'800. Niente a che vedere con i graffiti del paleolitico e neolitico. Questa è semplicemente... la confessione di un assassino."

 

Brownsville, Kentucky 1830

Il battello che risaliva il Green River attraccò al molo di Brownsville Boat Ramp alle nove in punto. Un pittore esponeva i suoi quadri lungo il sentiero che collegava lo sterrato alle imbarcazioni. Ellen si teneva il cappello per evitare al vento di trascinarlo verso il fiume.

"È lei l'artista?"

"Sono io, Sammy Simpson. Le piace il rosso?"

Ellen si avvicinò alla tela che aveva catturato la sua attenzione. Osservò rapita le ombre che sembravano danzare dietro a un velo cremisi, invisibili a un occhio disattento ma rivelatrici per chi, come lei, voleva indagare, capire.

"Ma questo è sangue!"

"Ebbene sì. Il sangue di 1500 ragazzi trafitti dalle baionette e dai cannoni nella battaglia di New Orleans,1815."

Ellen sfiorò la tela per accarezzare i giovani soldati ritratti, dal torace squarciato e dal volto attraversato da una pallottola assassina.

La cortina rossastra che sembrava nascondere ogni figura pareva dipanarsi per denunciare l'atrocità della battaglia, lo scempio dei corpi e il terrore esploso in un urlo selvaggio, per molti l'ultimo prima di un eterno silenzio.

"... Due settimane prima era stato firmato l'armistizio ma la notizia tardò ad arrivare, e così..."

Ellen pagò al pittore i 15 dollari richiesti per l'opera battezzata 'Rosso inutile' e che prese la via del fiume, verso Elizabethtown.

 

Mammoth Cave, Kentucky, 2025.

"Non serve una conoscenza particolare. Se uniamo i punti mancanti a quelli evidenti, con un briciolo di fantasia possiamo immaginare il soggetto A stringere il collo del soggetto B con una cintura o una corda. La tessera seguente è più chiara. Il signor A, l'assassino, un fuggiasco o un senzatetto, accende un fuoco proprio in questo luogo. La somiglianza tra queste linee e il profilo della grotta è evidente. Compare persino quel masso piatto forse usato per appoggiare utensili e vettovaglie."

Spostarono tutti lo sguardo verso il punto indicato da Hood che ficcò una mano nello zaino per armarsi di una paletta di plastica. Con gesti delicati smosse una patina umida di muschio e terriccio, poi calò gli occhi su un oggetto confuso con la polvere, un bottone di osso.

 

Brownsville, Kentucky, inverno 1834.

Ellen Stewart era tornata più volte a Brownsville dove viveva la sorella Virginia. Aveva anche commissionato a Sammy alcuni quadri molto apprezzati dai conoscenti e anche da un mercante d'arte proprietario di una galleria permanente a Rockfield.

E quel mercante, confuso tra i viaggiatori che salivano e scendevano dal battello, guardava con attenzione le tele che Sammy esponeva da anni, nello stesso luogo e per i soliti 15 dollari. Il mercante aveva il bavero alzato sino alle orecchie e calzava un cappello abbassato sugli occhi. Fingeva di leggere una pagina dal Robinson Crusoe che gli nascondeva naso e bocca. Aveva buon udito e ascoltava Sammy che rispondeva a chi, curioso, chiedeva particolari. Come Alvaro Duncan, che acquistava e vendeva schiavi alla fiera del bestiame di Brownsville.

Duncan fissava borioso una tela buia, all'apparenza priva di alcun soggetto.

"Ma è un dipinto nero. Non c'è nient'altro, solo pece spalmata sulla tela..."

"Ne è proprio sicuro signore?"

Duncan avvicinò il naso aquilino al quadro e lo ritrasse subito dopo.

"Oddio, ma è spaventoso."

Sammy sorrise beffardo prima di replicare.

"Spaventoso? Sono solo miserabili negri dalle caviglie troppo delicate per sopportare due piccoli ceppi. Sporchi, ignoranti, violenti. Che c'è di spaventoso? Sono una razza inferiore da trattare con la frusta."

L'evidente provocazione imbarazzò non poco il dominus che con aria schifata e superba riprese deciso il passo.

"Non ti piace il mio quadro? Si chiama 'Nero', 'Nero di Notte'. Preferivi il ritratto di tua sorella intenta a giocare con il cerchio e i bastoncini di legno? Scommetto che ti sarebbe piaciuto."

Il mercante d'arte ancora nascosto dal suo Robinson Crusoe non si perse una parola di quel che la bocca del pittore aveva pronunciato. Aveva buona memoria.

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