Per scrollarmi di dosso questo dubbio proseguii da solo lungo il nuovo corridoio : non v’ erano piu mummie appese ma casse aperte incastonate in nicchie murarie come in un alveare .

 

Dalle cuffie da notte  sul capo e le lunghe sottane  m’accorsi che ero entrato in un mondo di morte femminile : come fossero ancora nel loro letto a dormire con la bianca bugia di ferro porta candela sul comó e l’orinale di porcellana nel comodino di sotto, riposavano immobili il sonno dei secoli.

 

Altri bambini ogni tanto s intravedevano  negli antichi  port enfant.

 

Le madri  dunque stavano vicini ai figli , pensai , rallegrandomi d’avere ancora un pensiero , mentre gli uomini ,pur se padri ,se ne stavano raggruppati da soli per vanità a secondo del loro ruolo sociale .

 

Quando l’occhio si posó sul quadrante del mio orologio vidi che le lancette s’erano sbloccate e rapidamente si muovevano  facendo un triplo giro completo in avanti

 

Ora l’orologio segnava le tre.

 

Eravamo tornati nel tempo ordinario.

 

Ero passato in una bolla temporale ?

 

Una scritta sul muro uscita mi segnalò che ero giunto al punto di partenza .

 

Nei pressi della scala , in alto , gruppi familiari disposti in piedi su alte mensole, delimitate da sottili ringhiere simili a balconate , parevano salutare recitando il testo d’un scritta in latino lì impressa che recitava cosi :

 

Parole di Qoèlet, figlio di Davide, re a Gerusalemme

 

Vanità delle vanità, dice Qoèlet, vanità delle vanità: tutto è vanità.

 

Quale guadagno viene all’uomo per tutta la fatica con cui si affanna sotto il sole?

 

Una generazione se ne va e un’altra arriva, ma la terra resta sempre la stessa.

 

Il sole sorge, il sole tramonta e si affretta a tornare là dove rinasce.

 

Il vento va verso sud e piega verso nord. Gira e va e sui suoi giri ritorna il vento.

 

Tutti i fiumi scorrono verso il mare, eppure il mare non è mai pieno: al luogo dove i fiumi scorrono, continuano a scorrere.

 

Tutte le parole si esauriscono e nessuno è in grado di esprimersi a fondo.

 

Non si sazia l’occhio di guardare né l’orecchio è mai sazio di udire.

 

Quel che è stato sarà e quel che si è fatto si rifarà; non c’è niente di nuovo sotto il sole.

 

C’è forse qualcosa di cui si possa dire: «Ecco, questa è una novità»?

 

Proprio questa è già avvenuta nei secoli che ci hanno preceduto.

 

Nessun ricordo resta degli antichi, ma neppure di coloro che saranno si conserverà memoria presso quelli che verranno in seguito.

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