Lui appoggiò la valigia per terra e la busta di plastica sulla valigia.
Raddrizzò le spalle e si piazzò davanti a loro.
Rae e Maxime fecero un passo indietro e…[Incipit fantascienza]

continuarono a guardare quella strana creatura , così diversa da loro. Non avevano mai visto nulla del genere. Aveva solo due gambe ma aveva due occhi, sulla testa gli spuntava una peluria scura e gli mancava la coda. O, almeno, così sembrava, perché gran parte del corpo era coperta da una ridicola tuta di colore grigio che lasciava intuire la presenza di due gambe. Gli occhi erano seminascosti da uno strano aggeggio in plastica ma con degli ovali in vetro al centro, dietro a cui risaltavano due pupille scure. Emanava uno strano odore, mai sentito prima, simile a quello di alcuni fiori e con delle note di tabacco.
E poi la statura! Era alto almeno il doppio di loro e dire che, tra gli amici, Rae e Maxime, con i loro 90 centimetri , erano decisamente i più alti. “ Ma come si fa a camminare con due sole gambe? Noi ne abbiamo ventiquattro ci bastano a malapena” pensò Rae. “ Ma a cosa servono due occhi?” si chiese Maxime “Noi con il nostro unico occhio riusciamo a vedere tutto. E quel pelo sulla testa, poi….a che servirà mai ?”
Telepaticamente Rae trasmise a Maxime il suo pensiero: “ Per me questo è un alieno”. Con lo stesso metodo Maxime gli rispose: “ Deve trattarsi di una razza inferiore che non si mai evoluta ed è rimasta allo stato primordiale, in una galassia lontana dalla nostra, fuori dalla civiltà e dal progresso”
“Quindi esistono altre forme di vita nell’ universo! “ pensò Rae “ Peccato che si tratti di creature primitive ed elementari”.

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Lui appoggiò la valigia per terra e la busta di plastica sulla valigia.
Raddrizzò le spalle e si piazzò davanti a loro.
Rae e Maxime fecero un passo indietro e…[Incipit avventura]

assunsero un contegno quasi marziale. Di fronte al professor Mc Neil provavano sempre un senso di imbarazzo e di inadeguatezza . La sua esperienza , la sua fama indiscussa e quel piglio austero contribuivano a farle sentire delle pivelline. “Pronte, ragazze?” domandò Mc Neil. Rae stava per rispondere : “Signorsì!” ma si trattenne in tempo e si limitò ad annuire . Maxime sollevò il suo zaino e se lo mise in spalla. Rae fece altrettanto e prese pure una grossa tracolla che conteneva libri e appunti relativi alla spedizione per cui stavano partendo. La destinazione era il deserto dei Gobi, paradiso dei paleontologi , dove il professor Mc Neil aveva individuato una vastissima area in cui erano presenti decine di scheletri quasi intatti di dinosauri . E aveva scelto proprio loro due per accompagnarlo e fargli da assistenti. Evidentemente le considerava le più brillanti allieve del suo corso oppure, chissà…..magari la scelta era caduta su di loro perché i colleghi maschi erano già impegnati o non avevano accettato di partecipare ad una spedizione di cui non si conosceva la durata e da cui non avrebbero ricavato un centesimo.
Il professor Mc Neil era stato chiaro: “Non guadagnerete nulla ma farete un’ esperienza unica, che arricchirà immensamente il vostro curriculum. Potrete anche pubblicare qualcosa e, se sarete brave, i soldi arriveranno da lì”. Aveva omesso di dire che la spedizione era stata lautamente finanziata dall’ American Museum of Natural History di New York e che lui si sarebbe intascato un compenso di oltre 200.000 dollari. Maxime non era minimamente interessata ai soldi e alla carriera accademica. A lei bastavano l’ eccitazione che le nuove scoperte le avrebbero procurato. La paleontologia era la sua vita e non avrebbe fatto nulla altro al mondo. Per Rae le cose stavano diversamente: aveva scelto quella facoltà non per reale interesse ma solo perché era la passione di Maxime. Erano amiche dai tempi delle elementari e Rae non riusciva a concepire la sua vita senza Maxime.

 

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Lui appoggiò la valigia per terra e la busta di plastica sulla valigia.
Raddrizzò le spalle e si piazzò davanti a loro.
Rae e Maxime fecero un passo indietro e…[Incipit umoristico]

Rae urtò il tavolino che stava dietro di lei, perse l’ equilibrio e cadde rovinosamente a terra.
“Ottimo numero, ragazza!” urlò Drake “Ma quando hai imparato a farlo?”. Maxime non sapeva se ridere o piangere e scelse di sospirare in modo teatrale. Rae si alzò da terra dolorante e guardò entrambi con espressione feroce. “Muoviamoci, invece di perdere tempo. Hai portato tutto quello che ci serve?” domandò poi rivolta a Drake. “Certo, nella valigia ci sono i costumi e nel sacchetto le maschere” le rispose l’ uomo, avvicinandosi alla busta di plastica e tirando fuori da questa tre maschere che riproducevano i visi dei presidenti americani Reagan, Bush e Obama. “La maschera di Obama? Ma sei impazzato??? Chi di noi è nero? E poi Obama mi piace ed è ancora presidente….ma poi……che ti è saltato in testa ? Non sarebbero andati meglio dei passamontagna o delle calze di nylon? Dobbiamo svaligiare una banca e non recitare in …..come si chiamava quel film…? “ gridò concitata Maxime. “Point break, film grandioso…..vi ricordate …un Patrick Swayze da urlo….” Intervenne Drake. “No, no, molto meglio Keanu Reeves” replicò Maxime “Basta, smettetela, non siamo qui a parlare di film…dobbiamo rapinare una banca. Vi comportate come se stessimo andando a fare un pic nic”. Gli altri due si zittirono e abbassarono lo sguardo. Rae riusciva sempre a metterli in soggezione. E poi l’ idea del colpo in banca era stata sua. Era lei che aveva recuperato l’ auto, facendosela prestare da un cugino con la scusa che doveva andare fuori città. Era lei che si era appostata tutti i giorni nei pressi della banca per studiare le mosse degli impiegati e delle guardie giurate. Era lei che aveva avuto l’ idea dei travestimenti……Beh, Drake aveva pensato che le maschere dei presidenti fossero un’ idea figa. E poi Rae non aveva ancora visto i vestiti. Drake era riuscito a convincere Poppy, la drag queen del Peep Bar a prestargli i suoi costumi da scena. Abiti spettacolari con paillettes e piume di struzzo, scarpe conla zeppa dai colori fluorescenti, giacchè di lamè dorate. 

 

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Lui appoggiò la valigia per terra e la busta di plastica sulla valigia.
Raddrizzò le spalle e si piazzò davanti a loro.
Rae e Maxime fecero un passo indietro e…[Incipit thriller]

rimasero in silenzio guardando quell’uomo con la barba incolta e il vestito sgualcito che le fissava con un misto di curiosità e stupore mentre si asciugava il sudore con un grande fazzoletto bianco.
Rae pensava che non avrebbe dovuto aprire la porta. La mamma si raccomandava sempre di non far entrare in casa degli sconosciuti. Quella sera, al suo ritorno dal lavoro, l’ avrebbe sgridata. Del resto era lei la più grande e non avrebbe potuto dire alla mamma che era stata Maxime ad insistere perché andasse a vedere chi era che suonava il campanello e bussava con insistenza all’uscio. E ora quella stupida di sua sorella era lì, aggrappata alla sua gamba, con un dito in bocca e gli occhi spalancati sullo sconosciuto, senza alcun timore di ciò che sarebbe potuto accadere.
“Tu devi essere Rae….” disse l’ uomo sorridendole e avvicinando la mano al suo viso come se volesse accarezzarla. Rae si scostò bruscamente e la mano dell’uomo rimase sospesa a mezz’aria. Le parve di intuire che ci fosse rimasto male. Dopo pochi secondi lui chiese: “ Tua madre è in casa?” Il tono era cambiato, sembrava che avesse fretta. Maxime adesso le stringeva la gamba più forte.
“Non posso dirgli che la mamma è al lavoro. Non deve sapere che siamo sole in casa ..." e, mentre pensava a come uscire da quella difficile situazione, Rae si mise automaticamente davanti alla sorella come se volesse proteggerla. Avvertiva una sensazione di pericolo ma mai avrebbe immaginato di udire le parole che l’ uomo pronunciò poco dopo. “ Sono tuo padre, piccola”.
“Signore, lei sta dicendo una bugia….Nostro padre è morto in un incidente stradale”. Fu Maxime a parlare prima di lei. L’ uomo si comportò come se non avesse sentito nulla e non spostò lo sguardo, continuando a fissare insistentemente Rae.
 

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