Gatto era il gatto di una padrona con poca fantasia. Viveva in una casa grande e calda, erano solo lui e Marika, la ragazza che l’aveva adottato strappandolo alle cure materne. Non che se ne lamentasse, veniva servito e riverito; ma ogni tanto sognava i suoi fratellini, sognava la lingua della madre che gli ripuliva il muco dagli occhi, e desiderava tornare cucciolo. 
In casa il suo posto preferito era sul tappeto davanti al camino, “classico” direte voi, e beh, se è classico, un motivo ci sarà. A Gatto si poteva togliere quasi tutto, ma non il suo tappeto, specie se stava davanti il camino. E quella sera era proprio lì, da solo, al buio. La casa era silenziosa e nel camino rimanevano solo pochi tizzoni in via di estinguersi ma il tepore era ancora presente nell’aria, e Gatto si accoccolò ancora di più vicino alle pietre di marmo tiepide. Chiuse gli occhi nella classica posizione a “sfinge” e stava per riaddormentarsi quando udì le chiavi nella toppa. Marika era tornata a casa, scattò sulle zampe e la raggiunse in fretta per racimolare qualche eventuale pezzetto di cibo in avanzo; ma a metà strada si fermò bruscamente; frenò con tale veemenza che quasi uscì il fumo dalle zampe posteriori: un terribile puzzo aveva raggiunto le sue delicate e raffinate narici feline. Un puzzo che conosceva anche se al momento non riusciva a ben collocarlo nella banca dati della memoria. Al puzzo si affiancò un suono: il respirare veloce e ritmico di un’altra creatura vivente, spaventata. Venne distratto dalla voce acuta di Marika che per qualche motivo a lui oscuro ogni volta che gli parlava assumeva quel tono stridulo e fastidioso all’inverosimile:
-Cicciiiiii, micioneeeee mio bello oggi non mi vieni a salutare, eh? Lo hai sentito subito!!!- E gli tirò davanti al naso un cagnaccio brutto, chiazzato, senza peli, con la faccia deforme e le narici col ballo di S. Vito. Era mostruoso. Gatto era convinto di non aver mai visto una creatura così brutta e puzzolente in tutta la sua vita. Marika riprese a stridire:
-Questo è Cane! Sarà il tuo compagno di giochi, ed un nuovo membro della famiglia! Coraggio avvicinati, annusatevi!- Lo teneva al guinzaglio per fortuna sennò era già un cane morto, ma lo tirava verso di lui con fare minaccioso. Non ci pensava minimamente ad avvicinarsi a quel mostro e anche lui sembrava avere le medesime intenzioni. Cominciò a tirare all’indietro per allontanarsi da Gatto ma lui non gli diede la soddisfazione di fare l’altezzoso, così con un balzo da professionista salì sulla credenza e lì rimase, a guardarli, con aria superiore, costretti ad osservarlo dal basso. Marika parlò con tono normale stavolta, significava che era contrariata:
-E va bene codardo, scappa pure, ma dovrete convivere! Andrete d’accordo!- Quindi lo portò via e mentre passavano sotto la credenza Gatto soffiò ferocemente in direzione di Cane il quale ricambiò il saluto con due sonori latrati. Quando Marika lo sciolse lasciandolo solo nella stanza degli ospiti Gatto lo raggiunse cercando di darsi un tono, gonfiando coda e dorso; si avvicinò a Cane e lo apostrofò con fastidio:
-Senti bello, mettiamo le cose in chiaro: tu non piaci a me ed io non piaccio a te, ma a quanto pare Marika si annoia ed ha bisogno di un nuovo giocattolo. Mi sta bene, la casa è grande, dividiamola in due parti uguali e vediamo di non darci fastidio!-
-D’accordo!- Annuì Cane con quel suo vocione profondo e roco, poi continuò:
-Io mi prendo il tappeto davanti il camino!- Gatto strabuzzò gli occhi e mise fuori le unghie facendo in modo che a Cane non sfuggisse il movimento:
-Non credo proprio mio caro Cane. Io sono qui da molto prima di te, quasi tutti i posti più comodi e confortevoli che vedi in questa casa li ho marchiati con urina e tutto quanto d'altro ti viene in mente. Sentirai il mio odore ed incrocerai il mio pelo praticamente dappertutto. Ti consiglio quindi di farti andar bene i posti che IO ti assegnerò ed andremo d’amore e d’accordo, altrimenti sarà la guerra!- Cane lo guardò in cagnesco:
-Effettivamente questa casa puzza. Sapevo che la mia padrona aveva un gatto, gliene avevo sentito l’odore addosso, speravo però fosse un po’ meno rompipalle….- Gatto non ci vide più dalla rabbia, saltò sul dorso di Cane e gli infilò gli artigli nella carne con ferocia. Cane iniziò ad abbaiare e a ruotare su se stesso cercando di afferrarlo a morsi o di farlo cadere ma la presa di Gatto era ben salda e si bloccarono solo quando Marika entrò trafelata nella stanza e lanciò un grido da stordirli entrambi:
-Questa pazza mi romperà i timpani….-
-Gattoooooo che cosa faiiii, scendi subito!- Lo prese dietro il collo e lo staccò dal dorso di Cane il quale emise un vigliacchissimo guaito di dolore. Marika lo portò via mentre i due ancora se ne dicevano di cotte e di crude; appena lo mise sul pavimento schizzò via andandosi a rifugiare sul letto della camera, e lì rimase per il resto della giornata.
Passarono alcuni giorni separati. Marika portava fuori Cane tre volte al giorno ed in quei pochi minuti Gatto si riappropriava della casa rimarcando tutto quello che incontrava cercando di togliere il tanfo del Cane che ormai appestava tutte le sue cose. Pensò di fare lo sciopero della fame ma durò poco, per un paio di volte urinò fuori dalla lettiera a mo' di minaccia e segnale per quella guastafeste della sua coinquilina, ma non servì a niente, Cane restava e con lui i suoi latrati assordanti, il suo puzzo, e la sua indisponenza. Decise che doveva affrontarlo di nuovo, il quarto giorno, quando ritrovò il suo pupazzetto preferito tutto mordicchiato e pieno di saliva di Cane.
-Questo è troppo!- Gatto era furioso, prese il pupazzetto con un solo canino cercando di toccarlo il meno possibile, raggiunse la cuccia di Cane e glielo lanciò davanti il muso. Cane dormiva; aprì un solo occhio, guardò il pupazzo, poi guardò lui e lo richiuse senza fare una piega. Gatto divenne rosso di rabbia, soffiò, e Cane fu costretto a sollevarsi e ad aprire entrambi gli occhi se non voleva ritrovarselo di nuovo sul dorso:
-Senti un po’ Cagnaccio, sto sopportando la tua presenza più di quanto il mio istinto mi dice di fare e va bene, lo faccio per il focolare; sono disposto a fare dei sacrifici ma non sopporterò mai e poi mai che tu utilizzi le mie cose personali chiaro? E per cose personali intendo: ciotola del cibo e dell’acqua, lettiera, letto di Marika, palline, e pupazzi- Disse l’ultima parola indicando col muso il fantoccio di pezza lì davanti. Cane lo guardò di nuovo, quindi  rispose pacato:
-Mi dispiace per il pupazzo, non sapevo fosse tuo, non ho resistito all’impulso, l’ho visto, e mi è venuto di giocarci. Tieni lontane le tue cose da me se non vuoi che le tocchi, per il resto, nulla di ciò che hai elencato ha per me il minimo interesse. A me piace passeggiare con Marika e dormire ai suoi piedi quando legge. Ho la mia ciotola, la mia cuccia, non sono un prigioniero in casa come te e mi ritengo migliore di te. Ho la fiducia della nostra padrona, invece non credo che tu le piaccia.-
-Padrona?? Ma padrona di chi scusa? Tu la consideri una padrona?- Gatto cominciò a ridere rotolandosi sul pavimento sotto lo sguardo serio e inespressivo di Cane,
-Padrona…muhauahauhuahauhauahuahuaahu. Senti mostriciattolo forse tu sei il suo servo, il suo schiavo, io non ho padroni. Lei mi serve me  e non viceversa. Lei mi nutre, mi pulisce, cambia la mia lettiera una volta al giorno, mi spazzola togliendomi il pelo in eccesso, mi compra i tiragraffi all’ultima moda, ma soprattutto mi permette di dormire nel suo letto. Sai, non ho mai visto dormire te nel suo letto! E sai perché? Perché fai schifo! Quando esci di casa e piove torni in casa che sembri ricoperto di letame tanto puzzi. Le tue zampe sono sempre piene di fango, non sei in grado nemmeno di lavarti da solo, per Dio!!!
-Io sono il suo migliore amico!- Gatto riprese a ridere,
-Sì sì, come no…Sicuramente è a questo che penserà quando appena arriverà l’estate ti abbandonerà sull’autostrada….- Si voltò per andarsene e lo salutò sculettando regalmente,
-Tieniti pure il pupazzo….Che mi fai pena!-
Non si parlarono più, ma fu un bene per entrambi. Marika quando usciva ancora li chiudeva in stanze diverse perché temeva che potessero farsi del male; era preoccupata perché in una settimana non si erano mai più avvicinati e cominciava a pensare che non avrebbero mai fatto amicizia. Il giorno lo passava principalmente con Cane, portandolo fuori e leggendo o guardando la televisione con lui; i pasti venivano serviti ad entrambi alla stessa ora; la sera la passava con Gatto sul letto e dormivano insieme; Gatto ogni tanto si avvicinava a lei facendo le fusa, cercando di riempirla del suo odore per evitare di vomitare durante la notte per il puzzo di Cane che lei si portava sempre addosso. Sembravano aver trovato una sorta di equilibrio tutto sommato. Poi un giorno accadde qualcosa: Marika non c’era, e Gatto stava litigando con se stesso allo specchio quando Cane cominciò ad abbaiare. Non era il solito latrato che rivolgeva agli sconosciuti che si avvicinavano alla porta; era di sofferenza, di dolore. Per un attimo Gatto rimase a godere di quelle grida di dolore; poi spinto dalla curiosità più che dall’urgenza che sembrava avere la cosa, uscì dalla finestra rientrando in quella della sala superando agevolmente l’ostacolo delle porte chiuse e si ritrovò Cane letteralmente incastrato nella sedia sdraio. Cominciò a ridere perché in effetti Cane tutto ammucchiato dentro una sedia a sdraio chiusa era uno spettacolo non indifferente,
-Ma come hai fatto a farla chiudere con te sopra?- Non riusciva quasi a parlare tanto rideva, Cane non gli rispose, gli lanciò un’occhiata astiosa e riprese a latrare cercando aiuti esterni,
-Non verrà nessuno, se anche ti sentono nessuno ha le chiavi di questa casa, a meno che qualcuno non si decida di chiamare i pompieri, ma sei solo un cane, non credo che si prenderanno il disturbo-
-Abbaierò tutta la notte se necessario, Marika tornerà prima o poi!-
-Ti fa male?-
-A parte la posizione scomoda, ho una zampa incastrata tra sedile e schienale e temo di essermela rotta-
-Ma che ti ha detto la testa? Eh? Di salire su una sedia così fragile, io ci salgo perché io sono leggero, tu chissà come volevi metterti, e hai fatto scattare la chiusura!-
-Invece di farmi la predica, sei in grado di aiutarmi o no?-
-E se non volessi?-
-Ricomincerò ad abbaiare….- Riprese fiato,
-Ok ok ok ok tregua, io mi metto sotto e sposterò il gancio che la tiene chiusa, appena lo muovo tu dovrai spingere con le tre zampe che ti son rimaste e cercare di aprire, tutto chiaro o devo scrivertelo?-
-Tutto chiaro, non sono uno stupido!-
-Ah, mi pareva, sei pronto?- Gatto rimosse il gancio di ferro e Cane diede una bella spinta finché con uno scatto secco la sedia si riaprì da sola automaticamente. Entrambi gli animali schizzarono lontano ma Cane subito si riaccasciò a terra,
-Effettivamente la tua zampa sanguina, e sembra avere una forma strana.
-È rotta…e fa un male cane…-
-Beh, se faceva un male gatto sarebbe stato strano, noi non ci facciamo quasi mai così male per cose tanto futili- Cane gemette tentando di muoversi, non ci riuscì,
-Aspetta, ti avvicino la mia cuccetta, poggiati lì sulla schiena- Poi osservò la zampa che continuava a perdere sangue e Cane che si affannava per raggiungerla col muso,
-Dai qua, te la pulisco io mentre aspettiamo Marika- Cominciò a leccarla dal sangue e fu in quel momento che Marika rientrò in casa, i due neanche quasi si accorsero di lei e la scena che le si parò davanti aveva dell’inverosimile. La sedia sdraio rovesciata a terra, aperta, il suo cane con una zampa rotta sanguinante appoggiato sulla preziosissima cuccetta del gatto e quest’ultimo che nientemeno gliela stava leccando. Corse da loro,
-Cane! Cosa è successo, cos’avete combinato??- Sembrava spaventata, Cane uggiolò da codardo, Gatto si allontanò con eleganza. Lei lo prese in braccio con un grugnito e ancora con le chiavi della macchina in mano riprese la porta di casa. Mentre uscivano Cane si voltò ad osservare il suo compagno:
-Grazie amico, a buon rendere….- Gatto si stava ripulendo la lingua sulla sua zampa affusolata, alzò lo sguardo  su di loro:
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